mercoledì 12 luglio 2017

In nome della Cyber-Sovranità, la Cina bloccherà ogni accesso al Web libero

lastampa.it
andrea nepori

Da febbraio 2018 le telco cinesi dovranno bloccare i servizi VPN usati dai cittadini e dagli stranieri per accedere a Internet superando la censura di Pechino



Il Grande Firewall cinese , la muraglia cibernetica con cui Pechino blocca l’accesso al Web globale ai cittadini cinesi e a chi visita il paese, ha una falla ben nota. Per accedere a siti e servizi internet vietati (Gmail, Facebook, e Twitter tra i tanti) si può usare un Virtual Private Network, o VPN. E’ un sistema relativamente semplice: la connessione passa attraverso una rete esterna e privata che la anonimizza e cifra i dati, superando in questo modo il blocco censorio del governo. 

Sull’uso dei VPN il Ministero per l’industria informatica cinese ha a lungo chiuso un occhio. Fino a quando, nel 2015, è arrivata la prima purga. Molti dei servizi VPN utilizzati nel paese hanno smesso di funzionare, bloccati da nuovi filtri sempre più potenti. Ora una nuova stretta: le telco cinesi dovranno collaborare con il governo per impedire che cittadini (e visitatori stranieri) adoperino i Virtual Private Network per sfuggire alle maglie del Grande Firewall.

China Unicom, China Mobile e China Telecom sono i tre grandi provider (tutti a direzione statale) che dovranno implementare la nuova direttiva entro il primo febbraio del 2018. E’ un giro di vite senza precedenti sulla libertà di informazione individuale: la quasi totalità degli utenti cinesi utilizza un contratto di uno dei tre operatori per accedere a Internet. Finora i VPN sopravvivevano in Cina in un’area grigia, al limite della legalità, ma i nuovi piani del governo centrale non lasciano troppi dubbi. La prima vittima del nuovo corso è GreenVPN: il servizio, molto diffuso nel paese, è stato costretto a interrompere tutte le operazioni dal primo luglio scorso. 

È probabile che il blocco non riguarderà le multinazionali che operano nel paese, le quali tuttavia dovranno registrare presso il ministero l’uso di Reti Private Virtuali nei propri uffici, rischiando così di facilitare controlli e intercettazioni delle informazioni e dei dati scambiati con le proprie sedi all’estero. 

L’inasprimento dei controlli non sorprende gli osservatori e si inserisce nel piano globale di controllo del Web cinese da parte del governo di Pechino, volto a schermare la rete della Repubblica Popolare dalle ingerenze esterne. E’ quella che il primo ministro cinese Xi Jinping ha definito a più riprese “Cyber sovranità”, una sorta di autarchia informativa e informatica di stampo totalitario che le grandi aziende straniere negli ultimi anni hanno spesso accettato in silenzio in cambio dell’accesso al ricco mercato cinese. 

Una nuova stretta sulla libertà dei media era attesa da tempo in vista del diciannovesimo Congresso del Partito Comunista previsto per l’autunno. Si attendono rimpasti di governo e un generale rafforzamento della posizione al vertice del premier in carica.