venerdì 7 luglio 2017

I migranti economici sono la maggioranza. È sbagliato continuare a trattarli da irregolari

lastampa.it
marco bresolin

Gentile Marco Bresolin, mi pare ingiusta la divisione degli immigrati in due categorie, ossia profughi che fuggono dalle guerre e immigrati economici. Se i primi fuggono da tutti gli orrori della guerra, i secondi fuggono dalla fame, dalla mancanza di risorse, dalla mancanza di acqua, dalla desertificazione. L’ingiustizia è ancora più evidente se si considera il fatto che la loro povertà è anche dovuta a un comportamento iniquo dei Paesi sviluppati nei loro confronti, da lunga data sino ai giorni nostri.

I Paesi europei continuano a depredare l’Africa di materie prime. A tutto questo si aggiungano fenomeni come il land grabbing, ossia il furto delle loro terre, scacciando chi le coltiva, da parte di multinazionali e anche da parte di compagnie cinesi, la vendita a loro di impianti e macchinari sofisticati (lusingando governanti corrotti) che rimangono per lo più inutilizzati per mancanza di infrastrutture con conseguente ulteriore aumento del loro debito, le speculazioni sui prezzi delle materie prime anche alimentari che aumentano secondo i giochi delle borse merci, il sostegno dato dai Paesi ricchi ai propri coltivatori di materie prime, come per il cotone, rovinando la produzione locale, i cambiamenti climatici causati da un inquinamento non certo attribuibile a loro e via discorrendo. 
Giorgio Bianchi



Caro Giorgio, è veramente difficile non essere d’accordo con lei. Nel dibattito attuale la divisione tra rifugiati e migranti economici è netta. I primi vengono accolti da tutti (o quasi) a braccia aperte, per gli altri invece ci sono solo porte in faccia. Certamente le differenze ci sono ed è giusto tenerne conto. Ma è impossibile continuare a far finta di niente e a considerare solo come «migrante irregolare» chi scappa da fame, desertificazione o semplicemente cerca un futuro migliore. 

Oggi rappresentano la stragrande maggioranza degli arrivi in Italia. Si tratta di flussi strutturali, a differenza di quelli dei rifugiati che hanno un carattere emergenziale e temporaneo, legato ai conflitti in alcune aree del mondo (ad esempio in Siria).

Chi scappa dalla miseria continuerà a farlo finché ci sarà miseria. Dunque bisogna sì migliorare le condizioni di vita da cui fuggono, ma servono anche politiche d’accoglienza e integrazione diverse. Continuare a trattarli da «irregolari» non risolve il problema. Perché i rimpatri sono impossibili senza gli accordi con i Paesi di partenza. E così restano sul territorio in clandestinità, con tutto ciò che ne consegue. Non sarebbe meglio iniziare a pensare - a livello europeo - a una qualche forma di «regolarizzazione» per gestire il fenomeno in un quadro di legalità?


Marco Bresolin, bergamasco, 35 anni, lavora a «La Stampa» dal 2011. Prima al Politico, poi agli Esteri. Ha seguito da inviato alcuni dei principali attentati terroristici degli ultimi anni in Europa. Dal 2016 è a Bruxelles per raccontare quello che succede nei palazzi dell’Ue.