sabato 8 luglio 2017

Hai una domanda? Su Quora c’è la risposta (anche in italiano)

lastampa.it
andrea signorelli

Attiva in inglese dal 2009, la piattaforma di domande e risposte collettiva arriva anche nel nostro Paese



Già presente in versione beta da circa due mesi, da oggi è ufficialmente online la versione in italiano di Quora, la piattaforma di domande e risposte fondata nel 2009 da Adam D’Angelo e Charlie Cheever. L’espansione della società con base a Mountain View – e che può contare, nel mondo, su 200 milioni di visitatori unici mensili – ha raggiunto il nostro paese dopo il varo della versione spagnola e francese; mentre tra pochi mesi sarà il turno della Germania.

Ancora poco noto in Italia, Quora è un servizio che a prima vista potrebbe ricordare Yahoo Answer, ma che ha un obiettivo molto più ambizioso: «Vogliamo condividere e accrescere la conoscenza nel mondo, fornendo esclusivamente contenuti di qualità creati da persone che hanno grande competenza nella loro materia», spiega a La Stampa il CEO D’Angelo, 32 anni. «Trovare sul web contenuti davvero utili e completi non è così facile; inoltre, capire se ci si può fidare delle informazioni reperite diventa sempre più complicato. Questo vale anche per il web in inglese, ma è vero a maggior ragione quando si fanno ricerche in lingue meno diffuse».

La missione di Quora, quindi, è quella di fornire i migliori contenuti possibili a chi è in cerca di risposte: «Il nostro focus è tutto sulle credenziali degli autori e la loro credibilità. Su Quora è obbligatorio usare il proprio nome, si può verificare quale sia l’esperienza delle persone che forniscono risposte e dare i voti ai vari contenuti», prosegue D’Angelo. «Da parte nostra, ci impegniamo a valorizzare le risposte di qualità, rendendole più visibili. In questo modo, a differenza di quanto avviene su altre piattaforme, scoraggiamo chi tende a dare moltissimi pareri, ma brevi e non significativi».



A fornire risposte alle domande degli utenti è un esercito di volontari (ma c’è assoluto riserbo sul numero di utenti registrati) che decide di dare fondo alle proprie competenze per approfondire questioni complesse, che spaziano dalla scienza alla tecnologia, dalla letteratura alla filosofia, dall’imprenditoria alla salute; nel tentativo di coprire, letteralmente, tutto lo scibile umano. Ma perché gli utenti decidono di sacrificare una parte consistente del proprio tempo per fornire contenuti accurati?

«Solitamente, i nostri contributor arrivano su Quora cercando qualche risposta o per porre una domanda; dopodiché, iniziano a seguire gli argomenti di loro interesse trasformandosi gradualmente in utenti attivi», prosegue ancora D’Angelo. «C’è chi ama, semplicemente, condividere la propria competenza con altri e c’è chi vede questa come una strada per accrescere la propria reputazione in un determinato settore. Alcuni utenti di Quora molto attivi hanno anche trovato lavoro grazie alle risposte fornite».

Nel corso degli anni, peraltro, hanno dato il loro contributo a Quora figure di spicco come Hillary Clinton, il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, il primo ministro canadese Justin Trudeau e anche l’ex ministro greco Yanis Varoufakis. Sarà interessante vedere se anche politici o personaggi di spicco nel mondo culturale e imprenditoriale italiano decideranno di cimentarsi in un compito del genere.
Gli introiti, invece, sono garantiti dalla pubblicità: le aziende hanno infatti la possibilità di inserire gli annunci all’interno dei topic per loro più interessanti: «Per esempio, se è in corso una discussione sulle migliori piattaforme nel campo delle risorse umane, un’azienda che produce servizi per questo settore può inserire il suo annuncio.

In questo modo, siamo sicuri che anche le inserzioni siano utili per gli utenti», spiega D’Angelo. Per il momento, però, la versione italiano sarà senza pubblicità: «Vogliamo concentrarci solo sul consolidamento di un prodotto di qualità e sulla costruzione di una comunità attiva; di conseguenza, ancora per un bel po’ di tempo, non introdurremo la pubblicità nella versione in italiano».