giovedì 20 luglio 2017

Guglielmo Marconi, l’uomo che diede voce all’aria

lastampa.it
bruno ruffilli

Moriva ottant’anni fa a Roma l’inventore della radio. Fu un precursore dello scienziato moderno, attento alla ricerca ma anche ai suoi possibili usi pratici


Guglielmo Marconi

Il 20 luglio del 1937 alle 18 le stazioni radio di tutto il mondo interruppero contemporaneamente le trasmissioni per due minuti. Guglielmo Marconi era morto. Il giorno dopo, a Roma, mezzo milione di persone partecipò ai suoi funerali, con tutti gli onori di stato: c’era anche il Capo del Governo Benito Mussolini.

Marconi era l’inventore della radio, oppure no, come decise una sentenza americana del 1943. Come sempre con le grandi invenzioni, in realtà,al risultato finale contribuirono diversi studi e molti esperimenti: quelli di Maxwell, Edison, Hertz, Popov, Tesla e Braun, che nel 1909 ricevette il premio Nobel per la fisica insieme con Marconi. 

C’è una data che viene considerata la nascita ufficiale della radio in Italia, ed è l’8 dicembre 1895. Quel giorno, dopo vari tentativi, l’apparecchio che Marconi - allora ventunenne - aveva costruito riuscì a trasmettere e ricevere segnali a distanza, superando la collina dietro Villa Griffone, poco fuori Bologna, dove viveva con la famiglia. 

Cent’anni dopo, la radio (e la televisione, che pure Marconi contribuì a far nascere) dominavano il mondo. Oggi non sono più i soli mezzi di comunicazione di massa, c’è Internet. Da analogica che era, la trasmissione di dati è diventata digitale, ma il percorso è simile: nato come una rete di cavi ottici ed elettrici, oggi il web è sempre più libero dalla schiavitù dei fili, grazie a satelliti, cellulari sempre più veloci, connessioni wi-fi. 

Marconi fu uno scienziato moderno, nel senso che le sue ricerche non erano astratte o teoriche ma finalizzate a realizzazioni pratiche. Anche la radio non fu solo un dono all’umanità: contribuì non poco a incrementare la sua già florida situazione economica. Va detto che per tutta la vita continuò a inventare e sperimentare, prefigurando in questo un tratto tipico delle imprese della Silicon Valley, che investono in ricerca una percentuale notevole del fatturato. Marconi riuscì per primo in un’impresa fino ad allora unica: guadagnò con l’aria, con quello che solo qualche tempo prima sarebbe stato chiamato un sortilegio. 

Invece era scienza, e come la penicillina, come l’elettricità, segnò per l’umanità un grande balzo in avanti. Il telegrafo senza fili ha salvato molte vite (e per questo i superstiti del Titanic gli dedicarono una targa d’oro), la radio ha reso quelle di miliardi di persone più ricche e più felici, ha favorito lo scambio tra culture, ha spianato la strada a nuove forme di democrazia. Un percorso che non è ancora finito, ma continua anche con altri mezzi. È grazie anche e soprattutto a Guglielmo Marconi se oggi il vento porta con sé parole, suoni, voci: il compito che ci lascia è di rimanere sempre in ascolto, curiosi e aperti a tutte le novità.