lunedì 3 luglio 2017

Giù le mani dall’Inno di Mameli

lastampa.it
alberto mattioli

Forse per Il canto degli Italiani , alias Fratelli d’Italia , è davvero la volta buona. Inno «provvisorio» della Repubblica dal 12 ottobre 1946, potrebbe diventare definitivo se passerà il disegno di legge in discussione alla Commissione Affari costituzionali della Camera, prossima seduta giovedì. Quella di essere provvisorio da settant’anni non è la sola stranezza dell’Inno. È anche l’unico brano musicale del mondo ad essere attribuito non all’autore della musica, Michele Novaro, ma a quello del testo, Goffredo Mameli. Come dire che La traviata è di Francesco Maria Piave o Acqua azzurra, acqua chiara di Mogol.

La proposta è del Pd ma sono d’accordo tutti i partiti, compresa la Lega che si era sempre opposta. Unica voce dissenziente ed emendante, quella dell’onorevole Gian Luigi Gigli del Des-Cd, e così si scopre anche l’esistenza di Democrazia solidale-Centro democratico. Gigli, presidente del Movimento per la vita, è uno di quei cattolici che ancora non hanno digerito il Risorgimento. Però le sue obiezioni al Mameli-Novaro sono più estetiche che politiche. Lo accusa di essere brutto «sia per la musica che per il testo» e assai inferiore a quelli degli Stati preunitari. Qui forse non ha tutti i torti. L’Inno del Regno delle Due Sicilie era di Paisiello, quello del Lombardo-Veneto austriaco di Haydn e quello pontificio, allora come oggi, di Gounod. Gigli propone un concorso per scrivere e scegliere un Inno nuovo di zecca.

Per inciso, nessuno pensa mai di riesumare l’«altro» Inno di Mameli, Suona la tromba, parole sempre del prode Goffredo ma musica di un certo Giuseppe Verdi. Ora, è vero che l’Allegro marziale di Novaro, quattro quarti in si bemolle maggiore, non è esattamente un capolavoro. Né, sinceramente, lo sono i versi di Mameli, grondanti retorica e pieni di riferimenti storici incomprensibili ai più. Però anche le parole della Marsigliese sono pulp e la musica, molto probabilmente, un plagio (oltretutto, di un italiano, Giovanni Battista Viotti). Dell’Inno tedesco si canta solo la terza strofa di von Fallersleben, perché le altre evocano ricordi poco piacevoli. Quanto alla Marcia reale spagnola, c’è solo la musica perché non ci si è mai riusciti a mettere d’accordo sui versi.

Ma il punto è che un Inno nazionale non dev’essere «bello». Dev’essere orecchiabile, popolare, identitario, facile da ricordare e soprattutto radicato nella coscienza popolare. Tutte caratteristiche che il Novaro-Mameli ha. Quindi Gigli si rassegni, ben venga il riconoscimento ufficiale e dopo 71 anni facciamola finita, perché l’eterna discussione su Fratelli d’Italia è uno dei fardelli d’Italia. Cari parlamentari, stringetevi a coorte e votate ’sta legge.