martedì 11 luglio 2017

Eia Eia mavalà

lastampa.it

Ci aveva visto giusto George Orwell quando scrisse che c’era ben poco da scegliere fra comunismo e fascismo e proprio per questo, non nonostante questo, non si sottovaluterà la storia del bagnino di Chioggia. Un signore, Gianni Scarpa, nella cui spiaggia vigono sotto forma di parodia le leggi del Ventennio, e dove si tengono discorsi di elogio a Benito Mussolini, si promettono manganellate nei denti e si sottolineano i benefici dell’uso delle camere a gas. Non la si sottovaluterà sebbene sembri più ispirata da Mario Monicelli che da Joseph Goebbels. Su un cartello c’è scritto «zona inadeguata per bambini e buzzurri», e già questo spiega qualcosa: si dice «inadeguata a», non «inadeguata per».
Non è un dettaglio, vedrete.

E fa bene la politica a reagire con sdegno, anche quando lo sdegno sembra inerpicarsi a quote quasi caricaturali, e discute di norme che impediscano e puniscano lo smercio di busti del Duce e di bottiglie di vino etichettate Faccetta Nera. Il promotore della legge è Emanuele Fiano del Pd, figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, sul ricordo di una frase di Giacomo Matteotti: «Il fascismo non è un’idea, è un crimine». Matteotti aveva ragione, davanti a quel regime. Ma negli anni la Cassazione ha annacquato la legge Scelba sull’apologia di fascismo perché ha stabilito che il saluto romano e la nostalgia per i cerchi di fuoco di Achille Starace, se non producono effetti concreti, rimangono manifestazioni di pensiero, e uno stato di diritto non abolisce le opinioni, nemmeno quelle brutte e cattive.

Ma siccome di braccia tese e di inni al Führer in Europa se ne vedono e se ne sentono sempre di più, si intravede l’emergenza e si dispongono i soliti, eterni ampliamenti e inasprimenti delle pene. Un uomo avveduto come Fiano capirà che se la risposta è tutta qua, è una risposta puramente autoritaria. E succede nei giorni in cui il silenzio italiano accompagna una risoluzione dell’Unesco che dichiara Hebron patrimonio dell’umanità palestinese, e soltanto palestinese, malgrado a Hebron ci siano le tombe di Abramo, Isacco e Giacobbe, e che segue un’altra recente risoluzione secondo cui il Muro del Pianto sorge in un’area che niente ha a che vedere con la cultura ebraica.

Ed è l’Unesco, non un bagnino di Chioggia. La pulizia archeologica (definizione di Pierluigi Battista) è il muro di un’Europa inerte e imbelle che si riempie la bocca di ponti da costruire. Il dramma dell’uomo è di dimenticare la storia e di essere condannato a commettere sempre gli stessi errori, per ignoranza. Bisogna dire «inadeguata a», bisogna usare bene i congiuntivi, bisogna leggere e sapere, come sa perfettamente un caro amico romano che invitò a cena un ragazzo di estrema destra. Dopo mangiato si misero sul divano a vedere Schindler’s List, il capolavoro di Steven Spielberg sull’Olocausto.

In capo a dieci minuti il ragazzo sgranò gli occhi e si girò a bocca aperta verso il padrone di casa, lo rifece una seconda, una terza, una quarta volta, occhi e bocca sempre più spalancati. E infine con voce rotta disse: «Ma che, davero?». Sì, davero, con una v.