giovedì 13 luglio 2017

È morto il dissidente cinese e premio Nobel per la pace Liu Xiaobo

lastampa.it
francesco radicioni

Nel 2009 era stato condannato a 11 anni per sovversione. Da prigioniero era ricoverato per un cancro al fegato


REUTERS
Un’immagine di Liu Xiaobo. Il premio Nobel aveva 61 anni

Dopo una vita passata entrando e uscendo dalle carceri cinesi per le sue idee, Liu Xiaobo – intellettuale, attivista democratico e premio Nobel per la pace – è morto in un letto d’ospedale senza essere riuscito a ottenere la libertà. L’ultima volta che un premio Nobel per la pace moriva in catene era il 1938: il pacifista tedesco Carl von Ossietzky si spegneva per le conseguenze della tubercolosi e per gli abusi subiti nei campi di concentramento della Germania nazista mentre ancora nelle mani dalla Gestapo. 

Alla fine di maggio, i medici cinesi avevano diagnosticato a Liu Xiaobo un tumore terminale al fegato e Pechino aveva permesso al premio Nobel di uscire dal carcere per curarsi. La condizione legale dell’attivista è rimasta però fino all’ultimo quella di persona «privata della libertà». La sua stanza al 23° piano dell’ospedale di Shenyang, nel nord-est della Cina, è stata in queste settimane sotto attenta sorveglianza della polizia cinese e senza poter ricevere visite ad eccezione dei familiari più stretti. P echino ha respinto tutti gli appelli giunti da Stati Uniti e dall’Unione Europea affinché l’attivista democratico fosse rilasciato «su basi umanitarie». 

Il giorno di Natale del 2009, Liu Xiaobo era stato condannato a 11 anni di carcere con l’accusa di «incitamento alla sovversione dei poteri dello Stato». Il motivo? Essere stato tra i promotori di Charta ’08: un manifesto politico in cui centinaia di attivisti e accademici cinesi chiedevano a Pechino di garantire libertà, separazione dei poteri, democrazia e stato di diritto.