domenica 23 luglio 2017

Divorzio Santoro-Travaglio coppia di Fatto divisa da Grillo

ilgiornale.it
Marcello Zacché - Ven, 21/07/2017 - 20:43

Sciolto definitivamente il legame societario tra i due. La svolta 5 Stelle del quotidiano decisiva per la rottura



Lo scambio azionario che un anno fa aveva sancito il legame societario tra Michele Santoro e il Fatto Quotidiano si è sciolto ieri sera. Dopo una giornata di consigli d'amministrazione e carte notarili, il divorzio tra Zerostudio's, la società di produzione tv del giornalista oggi alla Rai e l'editrice del quotidiano diretto da Marco Travaglio è stato messo nero su bianco: Santoro e Travaglio proseguiranno ognuno per la propria strada.

L'operazione era nell'aria, anticipata dal blog di Gianni Dragoni, giornalista del Sole 24 Ore. E confermata al Giornale dall'ad del Editoriale il Fatto, Cinzia Monteverdi: «Abbiamo chiuso oggi». A che prezzo? «La permuta delle due partecipazioni incrociate è avvenuta senza esborso economico». In pratica il Fatto ha riacquistato da Santoro il 7% del proprio capitale e in cambio ha dato il 46,48% di Zerostudio's che deteneva. Quindi, sulla base dei dati del bilancio dove la quota di Zerostudio's è in carico a 1,48 milioni, la corrispondente valutazione del 7% del Fatto equivale a una valorizzazione dell'intero capitale dell'Editoriale di 21,2 milioni.

«Abbiamo verificato la correttezza e la trasparenza dei valori - continua Monteverdi - considerando corretta la stima effettuata qualche tempo fa da Banca Profilo, nell'ordine dei 20-21 milioni. Anzi, da allora il risultato è solo migliorato». In realtà lo scambio era avvenuto a valori diversi: una stima «interna» al Fatto aveva fissato in 12,5 milioni il valore di riferimento per scambi azionari tra «amici». Per cui Santoro aveva fatto un affare. Ma le cose - in ballo c'era soprattutto il progetto tv - non sono andate. «È venuta meno la condivisione della linea editoriale - dice Monteverdi - e si è verificata la necessità di sciogliere i legami azionari per evitare ogni futuro conflitto».

Ma perché Santoro e Travaglio, dopo anni di collaborazione in Anno Zero, non sono andati più d'accordo?
In realtà il progetto, annunciato nel maggio 2016, è naufragato quasi subito. E galeotto fu il referendum del 4 dicembre, affrontato dal Fatto sul fronte del no in piena sintonia con il movimento più schierato in questa direzione: i 5 Stelle. Così, in un'intervista al Foglio a fine novembre, Santoro parla dell'esigenza di maggiore «distinzione tra la descrizione della realtà e le posizioni politiche, comprese quelle vicine al Movimento 5 Stelle», aggiungendo, su Travaglio, che «c'è di sicuro una corrispondenza tra lui e il Movimento. Non so quanto organica, ma c'è». E ancora: «Non trovo strano che Travaglio abbia schierato il Fatto per il no. Ma trovo imbarazzante che tutto il giornale lo sia, fin dentro ai necrologi. Ed è imbarazzante possedere quote in un giornale senza sfumature, che non ha dubbi».

Il Fatto andrà comunque avanti sul progetto tv, facendoselo in casa: il lancio, che sarà un'Apptv e su Facebook, è in rampa di lancio per il 3 ottobre. E dal risultato dipenderanno anche le mosse future: ora l'Editoriale ha in pancia il 16% di azioni proprie. «Pensiamo - dice Monteverdi - che possano interessare a un futuro partner strategico». Magari proprio in ambito televisivo. Per poi riprendere il percorso verso la Borsa? «È la nostra idea. Lo vorremo pianificare nell'autunno del 2018». Nel frattempo i conti 2016 si sono chiusi con più ricavi (26,2 milioni, +4%), e utile quasi raddoppiato (440mila euro). Tanto che per ai soci spetterà un dividendo di 220 mila euro.