mercoledì 26 luglio 2017

Ci vorrà un permesso per vivere nei campi rom

lastampa.it
andrea rossi

Tassa di 600 euro l’anno e obbligo di mandare a scuola i minorenni



Il piano è articolato. Si basa su scadenze e regole che - è bene dirlo subito - non sarà per niente facile far rispettare. Eppure proprio su questi paletti Chiara Appendino e la sua giunta - che l’hanno presentato ieri sera in circoscrizione 6 - si giocano una fetta non irrilevante di credibilità, soprattutto con quei residenti che sul cambiamento targato Cinquestelle hanno scommesso, credendo che alcuni problemi irrisolti da anni sarebbero stati affrontati.

Nel prossimo anno il Comune proverà a risolvere - o quanto meno tamponare - l’emergenza rom, mettendo in regola le baraccopoli in cui vivono circa 1.500 persone, la metà irregolari. Lo farà attraverso un regolamento che come cardine ha un provvedimento inedito: chi vive nei campi dovrà essere autorizzato. Il permesso avrà validità di un anno e potrà essere rinnovato. Potrà anche essere revocato: in quel caso, entro tre giorni, la persona dovrà abbandonare il campo.

REGOLE DA RISPETTARE
Il tentativo è abnorme: riportare nei confini della legalità quel che si muove ai margini, spesso molto al di fuori. Eppure la scelta della sindaca e degli assessori che hanno lavorato al progetto - Unia, Finardi, Schellino - è questa. L’autorizzazione a stare nei campi potrà essere concessa solo a chi è in regola sul territorio, che sia italiano, comunitario o extra comunitario. I nomadi non dovranno avere provvedimenti di allontanamento da altre aree sosta della città, morosità, condanne per specifici reati. Dovranno pagare 600 euro l’anno e mandare i figli minorenni a scuola. Non potranno ospitare persone non autorizzate, accendere roghi, introdurre veicoli senza documenti di circolazione, realizzare opere abusive, allacciarsi abusivamente a luce e acqua. 

In parallelo la Città attiverà percorsi di inclusione. Lo farà tentando il confronto: ogni campo avrà tre rappresentanti. Individuarli sarà un’impresa. Ma questo è il progetto. Che prevede anche, nella primavera del prossimo anno, di spostare le famiglie Korakanè in via Germagnano da strada dell’Aeroporto dove si trovano ora in condizioni disumane, tra faide etniche e religiose. Nel frattempo, tra agosto e ottobre, partiranno la pulizia dei due insediamenti e gli abbattimenti. 

ORGANICI DA RINFORZARE
Nel piani di Appendino questi paletti servono a tracciare una linea di confine tra chi vuole essere partecipe di un percorso di inclusione e chi invece non intende rispettare le regole. Nella sua ottica le baraccopoli sono una situazione che da troppo tempo si trascina e non è più sostenibile, né per chi ci abita né per i residenti nelle zone circostanti. 

La vera sfida sarà fare in modo che queste regole non restino lettera morta. Perché non accada servirà un impegno straordinario da parte delle forze dell’ordine, a cominciare dai vigili. Non sarà agevole assicurare il rispetto delle nuove norme. Servirà rafforzare la sorveglianza, effettuare sopralluoghi costanti per controllare documenti, persone, eventuali ospiti, veicoli. Si dovrà intensificare il contrasto a chi brucia rifiuti. Tutto ciò richiede uomini e mezzi, e questa è la sfida che hanno davanti a sé la sindaca e il neo assessore alla Sicurezza Finardi. Negli ultimi tempi il Nucleo nomadi dei vigili ha vissuto una pesante emorragia: è passato da 45 a 28 addetti e potrebbe ulteriormente assottigliarsi visto che pendono altre domande di trasferimento. Una fuga che il comando non riesce ad arginare, non potendo trasferire d’imperio agenti in un nucleo di cui si fa parte su base volontaria.