sabato 8 luglio 2017

Chi arriva in Italia deve rispettare le donne

corriere.it
risponde Aldo Cazzullo

Caro Aldo,
ho letto che in Svezia e in Norvegia ci saranno orari in cui accederanno soltanto le donne in piscina. Questo provvedimento è per favorire l’integrazione con i musulmani. Trovo comprensibile e doverosamente rispettabile che ci siano delle persone che intendano vivere secondo le leggi e le tradizioni del proprio Paese d’origine e della propria religione. È però altrettanto vero che le democrazie europee hanno il diritto e il dovere di tutelare le proprie Costituzioni. E i propri valori: per esempio la laicità dello Stato e la parità uomo-donna. Quale modello di integrazione auspica lei per l’ Italia?
Alessandro Pesce Torino



Caro Alessandro,
Abbiamo impiegato secoli per arrivare a mettere bambini e bambine, ragazze e ragazzi insieme nelle stesse classi (e ovviamente nelle stesse piscine). La mia personale opinione è che chi viene in Europa non può pretendere di cambiare le nostre regole, i nostri valori e anche le nostre abitudini. E in cima ai nostri valori c’è il rispetto per la libertà e la dignità della donna. Che non è piovuto dal cielo, ma è il frutto di battaglie e di sacrifici antichi. A maggior ragione in un Paese come il nostro, dove il maschilismo è un retaggio duro a morire, spesso trasmesso dalle madri ai figli maschi.

Ovviamente la questione è molto più ampia e più seria degli orari di una piscina (anche se capisco il significato simbolico della storia che l’ha colpita, caro Alessandro). Pensi a cos’è accaduto a Colonia nella notte tra il 31 dicembre 2015 e il primo gennaio 2016. Una cosa talmente grave che all’inizio neppure la polizia tedesca la comprese: «Capodanno tranquillo» recitava il primo comunicato. Poi centinaia di donne trovarono il coraggio di denunciare le aggressioni che avevano subito, a opera di bande organizzate di immigrati. Sei mesi dopo un’inchiesta federale concluse che le donne molestate, a Colonia e in altre città della Germania, erano state 1.200.

Ricordarlo non è islamofobia o xenofobia; è cronaca, ormai è storia. Questo ovviamente non significa colpevolizzare interi popoli, ma ribadire ogni giorno che chi arriva in Italia, in Europa, deve rispettare le donne. A cominciare dalle proprie mogli e dalle proprie figlie. Affidarle a uno scafista, ad esempio, non è il modo migliore di farlo.