martedì 11 luglio 2017

Autobianchi Bianchina, l’auto di Fantozzi era nata chic

lastampa.it
simonluca pini (nexta)

Era l’alternativa raffinata alla Fiat 500. Ma poi il personaggio interpretato da Paolo Villaggio cambiò la sua immagine



Conosciuta dal grande pubblico come l’auto di Fantozzi, l’Autobianchi Bianchina ha accompagnato per dal 1975 al 1999 le avventure dello sfortunato ragioniere. Se per il celebre personaggio interpretato da Paolo Villaggio, recentemente scomparso, la Bianchina era l’ennesima conferma del suo status di “sfigato”, all’inizio della produzione avvenuta nel 1957 il modello Autobianchi fu in grado di superare il successo della 500 diventandone l’alternativa chic.

Dalla Bianchi all’Autobianchi
La storia dell’Autobianchi nasce grazie all’intraprendenza di Ferruccio Quintavalle, carismatico personaggio a capo della storica azienda di biciclette Bianchi. Nel dopoguerra l’azienda di due ruote è troppo grande per limitare la produzione alle biciclette e ha bisogno di crescere. Per questo motivo Quintavalle, nel 1955, decide di coinvolgere il Commendatore Giuseppe Bianchi, Alberto Pirelli (figlio del fondatore dell’omonima azienda) e un giovane Gianni Agnelli (insieme nella foto qui sotto). L’11 gennaio 1955 nasce il marchio automobilistico Autobianchi con stabilimento di produzione a Desio.



Bianchina, un successo immediato
 Dallo stabilimento nell’hinterland milanese, nel settembre dello stesso anno, esce l’esemplare battezzato internamente Progetto 110B. Esposta al Museo della scienza e della Tecnica di Milano, la Bianchina stupisce il pubblico per il design originale a partire dalle pinne posteriori e dalle tante cromature (molto amate all’epoca). Citycar compatta con motore posteriore e grande tetto apribile in tela, rispetto alla 500 con cui condivide telaio e motore si differenzia per l’abitabilità migliorata e soprattutto per un livello qualitativo superiore. Nonostante il prezzo superiore, 565.000 lire per la Bianchina contro le 490.000 della 500, nei primi mesi di vendita il modello Autobianchi superò quello a marchio Fiat. Oltre all’aspetto chic e alla qualità delle finiture, il punto di forza della “Trasformabile” era la rateizzazione in 30 rate proposta da Sava.



Cabriolet e Panoramica
Il successo del modello di debutto porta l’Autobianchi ad allargare la gamma, presentando nel 1959 la Cabriolet (nella foto qui sopra) e la Panoramica. La prima era una cabrio a tutti gli effetti, le portiere erano incernierate all’anteriore e non al posteriore e il motore arrivava a 499 centimetri cubi e 21 cavalli contro i 479,5 cm³ e 17 CV del primo modello prodotto. La Panoramica invece era derivata dalla Fiat 500 Giardiniera, con motore a sogliola da 22 cavalli e grande spazio posteriore. Nello stesso anno la Trasformabile (sotto, aveva uno schema di apertura del tetto simile a quello dell’attuale Fiat 500C) arrivò con il motore da 499 cm³ e 18 cavalli e in versione Special con livrea bicolore e 21 CV di potenza massima.



L’auto di Fantozzi arriva nel 1962
Gli ottimi risultati commerciali della Bianchina continuano e nel 1962 la versione Berlina 4 posti sostituisce la Trasformabile. Il motore e il telaio sono gli stessi ma la carrozzeria dice addio al tetto in tela e la linea non è delle più convincenti. A causa del lunotto posteriore praticamente verticale, inserito in una struttura a “pagodina”, venne soprannominata “Televisore”. Protagonista di un leggero restyling nel 1965, la Berlina fu prodotta fino al 1969 quando l’Intera produzione della Bianchina cessò dopo 12 anni di storia e oltre 300.000 esemplari prodotti. Nel 1975 la Bianchina iniziò la sua carriera nei film di Fantozzi, realizzati fino al 1999, diventando l’auto icona del ragioniere più sfortunato d’Italia.