sabato 29 luglio 2017

A Milos rivogliono la Venere. “L’hanno portata al Louvre con una razzia”

lastampa.it
valentina frezzato

Sull’isola greca è presente solo una copia al Museo Archeologico. Il sindaco ha lanciato una raccolta firme



A Milos rivogliono la Venere. Quella vera, conservata al Louvre, perché una copia (il calco in bella mostra al Museo Archeologico) non basta più. Il sindaco Gerasimos Damoulakis ammette che inizialmente qualcuno sull’isola greca l’ha presa come una boutade, invece è un progetto serio: “La rivogliamo qui, è la nostra dea ed è stata portata via senza transazione economica. Ne abbiamo le prove. È una razzia di guerra”. Lo conferma seduto alla scrivania del suo ufficio, al primo piano del municipio; siamo a Plaka, sulla strada che sale dal porto, a qualche chilometro da dove la statua dell’Afrodite è stata trovata. 


Il sindaco di Milos Gerasimos Damoulakis

Era l’8 aprile del 1820 quando George Kentrotas, agricoltore, stava lavorando nel suo campo, ai piedi della porta est delle antiche mura della città di Melos. Ad un tratto, una statua di marmo di Paros, bianca. Due metri d’altezza. Una donna? No, una dea: Afrodite. La notizia del ritrovamento arriva in fretta al porto e un ufficiale francese raggiunge Kentrotas altrettanto di corsa, perché intuisce l’importanza della scoperta. Qui la storia si divide, binari paralleli: c’è chi sostiene che la statua sia stata pagata dai francesi, per portarla in regalo a re Luigi XVIII (idea dell’ambasciatore francese nell’Impero ottomano), e chi - come il sindaco - invece conferma di avere le prove di una razzia. “In quel tempo eravamo in guerra, sotto il dominio turco - continua Damoulakis -, la statua è stata presa da un ufficiale francese e caricata su una nave da guerra”, la goletta L’Estafette.
 

Il luogo dove fu ritrovata la statua nel 1820

Per questo la rivogliono: dal Louvre a Milos, dove nel frattempo hanno iniziato i lavori di ristrutturazione della vecchia scuola delle ragazze della capitale, in cima alla collina. Come pensa di fare? “Con la raccolta firme. Abbiamo iniziato a metà giugno. Ne servono un milione per potersi presentare al Parlamento Europeo e sottoporre la questione. Non intendiamo percorrere la strada che hanno scelto da Atene per i fregi del Partenone, cioè quella giudiziale”. Fuori dai tribunali, dentro le istituzioni: “Tutte le opere antiche hanno una casa, appartengono al loro luogo d’origine e sono emblemi della nostra civiltà. Per questo con la determina 40 del 2017 questo Comune ha intrapreso azione concreta per il rimpatrio della Venere”.

Esiste un comitato, “for the repatriation of Aphrodite of Milos Home” presieduto dal vicesindaco Zambeta Tourlou, esistono un sito internet dove è possibile firmare la petizione 
(www.takeaphroditehome.gr) e una campagna di comunicazione, “Take me home”, ben visibile in tutta l’isola. Manifesti con il volto triste della Venere si trovano all’aeroporto, locandine alle fermate dell’autobus, poster in municipio, flyer nell’ufficio del turismo di Adamas. La petizione ha già il sostegno dell’Unione dei Comuni della Grecia e una mano sulla spalla da parte del Governo, che nel frattempo si sta battendo (con Londra, perché i fregi del Partenone sono al British Museum) per fare in modo che altri “pezzi” di storia greca tornino a casa. 


Il sindaco di Milos Gerasimos Damoulakis e il vicesindaco Zambeta Tourlou

Non si può non ammettere che la Venere di Milo sia uno dei motivi per cui si va al Louvre, al pari della Gioconda e del Codice di Hammurabi. Anche Damoulakis c’è stato, due anni fa. E non ha pagato il biglietto: “Sono il sindaco di Milos e sono qui per vedere come sta la mia Afrodite” ha detto, presentandosi all’ingresso. Lo racconta divertito, ma torna serio quando spiega il motivo di quella visita: “Ero già stato da cittadino di Milos in quel museo, per vedere Afrodite. Mi sono sentito orgoglioso e triste. Nel 2014 ci sono andato per la prima volta da primo cittadino, per chiedere di vedere la statua della mia isola e nient’altro. Per controllarne le condizioni”. E come sta? Risponde Tourlou: “La sua è una bellezza triste.

Noi diciamo che non le mancano le braccia, ma la sua casa. È stata modellata da mani greche e dalle acque e dal vento dell’Egeo, resa bianchissima dalla luce delle Cicladi. È tempo, per gli abitanti di Milo, di riportarla a casa e prendersene di nuovo cura. Questo è il suo ambiente naturale”. L’obiettivo è riuscirci entro il 2020, quando cadrà il bicentenario del ritrovamento.