martedì 6 giugno 2017

Torna D’Alema, arriva Galliani. Chi entra e chi esce dal Parlamento

lastampa.it
andrea carugati

Bindi e Finocchiaro verso l’addio. I tormenti dei grillini

Le elezioni sembrano avvicinarsi. E nei palazzi della politica, tra un comma e l’altro della nuova legge elettorale, si fanno sempre più insistenti i rumors su chi rientrerà nel prossimo Parlamento e chi, invece, è arrivato a fine corsa. Tra gli entranti ci potrebbero essere sorprese che portano i nomi di Ciriaco De Mita e Paolo Cirino Pomicino. Insieme ad altri big della vecchia Dc, e grazie al ritorno del proporzionale, stanno tentando di rimettere in piedi un partito di centro che dovrebbe chiamarsi «Popolari e liberali». «Il cattolicesimo politico è nato in Italia con Sturzo, possibile che solo da noi debba sparire?», si chiede Pomicino. Che si definisce l’”Ultimo dei Mohicani” per essere uscito dal Parlamento nel 2008: l’ultimo appunto di quella generazione di democristiani.

E spiega: «Io e Ciriaco siamo piuttosto agée, e l’obiettivo dell’operazione non è certo la nostra candidatura, ma il recupero di una cultura politica». Nel nuovo centro, che dovrebbe comprendere anche Angelino Alfano (Stefano Parisi invece se n’è chiamato fuori), potrebbe tornare, sempre che la lista superi il 5%, anche Clemente Mastella, oggi sindaco di Benevento. Mentre è in forse la candidatura di Denis Verdini che avrebbe confidato ad alcuni amici (ma poi ha smentito) la volontà di restare fuori dalle Camere per dedicarsi ai suoi processi. 

Restando nell’orbita (presente o passata) di Berlusconi, è assai probabile l’arrivo in Senato di Adriano Galliani. L’ex ad del Milan, dopo il passaggio ai cinesi della squadra rossonera che ha guidato per 31 anni, ha confidato di essere in deficit di adrenalina ed è sempre più assiduo alle riunioni politiche ad Arcore. «Non mi sono annoiato neppure un minuto», ha raccontato agli amici come riferito ieri da Monica Colombo sul Corriere della sera. 

A sinistra si annuncia il clamoroso ritorno di Massimo D’Alema: dopo il ritiro a denti stretti nel 2013, quando Bersani lo sacrificò sull’altare della rottamazione, l’ex premier potrebbe candidarsi con Mdp, magari nel collegio di Gallipoli che per anni lo ha visto vincitore. Nel Pd quasi certe le uscite di Rosy Bindi e Anna Finocchiaro. Entrambe, la prima con più nettezza, dopo diversi lustri hanno fatto capire di sentirsi a fine corsa.

Con loro ci sono oltre 50 eletti del Pd, in Parlamento dal 2001 o prima, che hanno superato i 15 anni di mandato e dunque hanno bisogno di una deroga per potersi ricandidare: tra questi ci sono nomi del calibro di Paolo Gentiloni, Dario Franceschini, Beppe Fioroni, la ministra Roberta Pinotti, Marco Minniti, Vannino Chiti, Ermete Realacci, Giorgio Tonini, Ugo Sposetti. Per Gentiloni la deroga è assicurata, per gli altri si vedrà. Ma con una nuova legge elettorale alla prima prova, le sorprese potrebbero essere comunque dietro l’angolo.

Nel 1996, ad esempio, Giorgio Napolitano, capolista in Campania per i Ds nel proporzionale, non fu eletto perchè la coalizione vinse un numero di collegi uninominali più alto del previsto. Un meccanismo simile a quello di allora sta creando il panico nel M5S. In alcune regioni come Lazio e Campania, infatti, alcuni big non sono certi di riuscire a rientrare per l’affollamento di nomi eccellenti. Tra i più inquieti vengono segnalati Paola Taverna, Roberto Fico, Roberta Lombardi e Carla Ruocco. In Sicilia invece il movimento potrebbe vincere più collegi dei seggi a disposizione. Mentre in Lombardia, dove i consensi sono più bassi della media, è difficile trovare il sistema per essere eletti al 100%. 

Chi invece non trema è Umberto Bossi. In Parlamento ininterrottamente da trent’anni, il Senatur, anche se scartato da Salvini, può contare su un ripescaggio da parte di Berlusconi. L’ex Cavaliere sta pensando a un gemellaggio con una formazione di ex leghisti per drenare voti alla Lega nel Nord.