sabato 3 giugno 2017

Sorpresa, è nato ad Asti il maremmano più bello

lastampa.it
elisa schiffo

Un veterinario alleva da 30 anni i cavalli dei butteri


Riccardo Berzano, 58 anni, veterinario di Casabianca di Asti, alleva cavalli maremmani da record

Quattro podi alle mostre nazionali di Canino e Grosseto. E, cosa ancora più particolare, per due volte con lo stesso cavallo, prima da puledro e poi da stallone (Titano, 8 quintali per 1,83 al garrese, il primo della storia ad essere nato e allevato in Piemonte) che, qualche anno fa, ha messo in fila i due rivali di Albarese. A bagnare il naso ai colleghi toscani ormai c’è avvezzo: Riccardo Berzano, 58 anni, medico veterinario di frazione Casabianca di Asti, capitano del Palio dal ’96 al 2000, è allevatore e proprietario di cavalli maremmani da record da quasi tre decenni. «Sono nipote di allevatore e figlio di veterinario – racconta – bisogna essere un po’ pazzi come me per unire le due cose».

L’antenato Gran Rio
La sua passione per i cavalli di Maremma, l’unico cavallo da sella puramente italiano rimasto, espressione di quella terra un tempo amara solcata da mandrie e butteri al seguito, la cui origine viene fatta risalire all’epoca degli Etruschi, è nata quasi per caso. «Quando ero studente non avevo soldi, mi prendevo cura delle cavalle da Palio infortunate, sono arrivato ad avere sette fattrici e avevo bisogno di uno stallone. Sono venuto a sapere che vendevano Gran Rio, uno stallone maremmano che per vari motivi era finito in Liguria. Ormai vecchietto, di 17 anni, nel 1980 mi costò 5 milioni delle vecchie lire». E ancora: «Ero dubbioso, mi descrivevano i maremmani come soggetti difficili, rustici, dediti a mordere. Nomea che si portavano dietro per il tipo di vita allo stato brado, destinati ad essere utilizzati come animali da fatica negli allevamenti, a fare da guardiani di bestiame». 

In realtà Gran Rio era di una dolcezza infinita. «Gli mancava solo la parola, era un cavallo padronale e amico fedele. Sette quintali e mezzo di quadrupede che quando partivo da casa mi leccava le orecchie come un cagnolino e quando tornavo mi metteva la zampa sul ginocchio». Poi è arrivata la femmina, Somaglia ed è partita la dinastia di maremmani «astigiani». «Ora in tutto sono una quindicina. Di giorno vivono all’aperto, di notte li ritiro. Il mangime lo preparo io, a misura per ognuno. Miscelo orzo, avena, crusca, sali minerali, carote, vitamine». L’ultima nata ha tre mesi. Si chiama M. Giotto ed è figlia di M. Orsetta.

L’associazione
Una passione che lo porta a far parte dell’associazione «Venti di Maremma» che raggruppa tanti appassionati fuori dalla Maremma. «Abbiamo partecipato a Fiera cavalli Verona, alla manifestazione Cavalliamilano e poi Isola della Scala. L’ultima uscita è stata a maggio a Travagliato. Facciamo rivivere, a fianco delle associazioni toscane, in uno spettacolo gli usi dei butteri maremmani, lo spostamento delle mandrie da un recinto all’altro, i giochi di abilità – racconta il veterinario astigiano –. La mia particolare sella si chiama “del frate”, dal nome di un colonnello, e veniva usata dall’esercito di stanza a Grosseto».

Gli stalloni astigiani sono anche affidati alla cavallerizza esperta Stefania Rosso per la particolare monta da amazzone, con le gambe da un lato, come facevano le dame dell’Ottocento, con tanto di costume originale.