sabato 3 giugno 2017

Piccoli Einstein

lastampa.it
mattia feltri

I parlamentari di Angelino Alfano hanno svelato che a febbraio Matteo Renzi chiese loro di far cadere il governo Gentiloni in cambio di una legge elettorale che gli permettesse di rientrare in Parlamento, anche in mancanza di voti. Lo svelano perché il governo non l’hanno fatto cadere (ma va?), ne hanno ricavato una legge ostile, e i voti continuano a mancare. Il Pd ha smentito ma, dediti della malizia, viene da credere agli alfaniani. Così c’è una conferma: Renzi è una simpatica canaglia. O antipatica, ma non è il punto. Il punto è che l’astutissimo piano aveva un drammatico punto debole: si può chiedere ad Alfano di far cadere un governo di cui Alfano è ministro, sempre in meravigliosa mancanza di voti? Fai prima ad aspettare che Woodcock lo arresti. Per dire delle virtù strategiche di Renzi.

Ma, per tornare ad Alfano, non mancano solo i voti, mancano anche un paio di riflessioni. Prima: com’è stato rimanere in un governo così apprezzato dal maggior partito di governo? Seconda: com’è stato apprendere di godere di una tale stima da parte del leader al fianco del quale hai lavorato per tre anni? Cioè, com’è stato scoprire che Renzi ti reputa uno buono a fare il sicario per puro tornaconto? Com’è che ci si fa una fama del genere? Belle domande. Detto tutto questo, in serata è arrivato il colpo di tacco: i cinque stelle hanno chiesto chiarimenti al premier, Paolo Gentiloni. Cioè, hanno chiesto chiarimenti sul complotto alla vittima del complotto. E adesso, in paragone, non vi sentite tutti dei piccoli Einstein?