mercoledì 14 giugno 2017

Perché la benzina in autostrada costa sempre più cara

lastampa.it
fabio poletti

Cara benzina mi costi, ma quanto mi costi? Il calcolo lo hanno fatto il sindacato dei gestori Figisc e la Confcommercio. Il prezzo medio di un litro di benzina alla pompa nella settimana tra il 5 e l’11 giugno è stato di 1 euro e 512 centesimi. Con un certo entusiasmo l’Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico fa sapere che lunedì scorso - 2 giorni fa quindi è il dato più aggiornato che c’è - il prezzo medio sarebbe sceso a 1 euro e 510 centesimi. Con un sostanzioso risparmio per noi consumatori di ben 0,002 centesimi. In calo anche se si fa fatica a definirlo vertiginoso è pure il prezzo del gasolio. Settimana scorsa era di 1 euro e 361 centesimi al litro. Che lunedì era in media di 1 euro e 353 centesimi.

Che ad alzare vertiginosamente i prezzi siano tasse e accise si sa. È bene ricordare qualche numero. L’Iva al litro sulla benzina è di 273 centesimi. Le accisa arrivano a 737 centesimi. Che fanno per lo Stato un introito, questo sì vertiginoso, di 1,010 euro per ogni litro. Se non bastasse il caro prezzi c’è l’ulteriore rincaro se la benzina si acquista in autostrada. Secondo Leonardo.itMoney la benzina in autostrada costa il 30 se non il 45% in più rispetto alla normale rete. Secondo Altroconsumo che ha fatto una ricerca molto dettagliata nel 2016 sulle autostrade nell’area di Milano la benzina costa il 9% in più, di Bologna il 6%, di Firenze l’11%, di Roma il 7% e addirittura il 12% a Napoli. Gestori e società autostradali si rimpallano la responsabilità su costo della benzina, addebitandolo alle royalties che queste ultime incassano per ogni litro venduto.

Marco Bulfon responsabile prezzi carburante di Altroconsumo ha pure un’altra idea: «Da noi c’è la benzina più cara d’Europa anche se l’Italia è uno dei massimi produttori al mondo di carburante. Questo avrebbe dovuto garantire prezzi più concorrenziali. Ma va a finire che il nostro carburante venduto in Francia là costa meno. Da noi c’è un gigantesco problema di distribuzione e di organizzazione». Per non parlare dei costi fissi. Delle royalties alle società autostradali e tutto il resto.

L’esperto risponde: «Fino a che lo Stato utilizza la benzina come salvadanaio siamo di fronte a una ingestibile follia. Da noi poi ci sono il doppio delle stazioni di servizio che in Europa». In Italia sono 24 mila solo sulla rete autostradale. Che vendono meno di 1 miliardo e 800 milioni di litri di carburante. Un dato sempre più in decrescita visto che l’oro nero è oramai caro come l’oro vero. E dal 2008 al 2013 la vendita sulla rete autostradale è crollata in media del 45%. Complice la crisi e non solo quella.

I BENZINAI: “COLPA DELLE ROYALTIES, A NOI RESTANO I CENTESIMI”

Stefano Cantarelli, presidente della rete autostradale della Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti, perché fate pagare di più la benzina dopo il casello?
«Intanto il costo di esercizio è più alto. Anche se è stato ridotto all’osso deve essere garantito personale 24 ore al giorno e non solo un servizio automatico alla pompa».

Basta per il salasso?
«Il dato che incide molto sono le royalties che chiedono le società autostradali per assegnare alle compagnie petrolifere o ai gestori la singola area di servizio. Negli anni si è arrivati ad un costo che si aggira tra i 12 e i 13 centesimi al litro. Soldi che finiscono direttamente ai gestori».

In passato erano meno?
«Fino al 2002, quando si è privatizzata la rete autostradale, le royalties arrivavano al massimo a 1 centesimo e mezzo al litro. Il problema che l’aggiudicazione è su base d’asta. Pur di accaparrarsi l’area di servizio anche le compagnie petrolifere offrono di più. Secondo un dato in nostro possesso le società autostradali incassano tra i 150 e i 160 milioni di euro l’anno».

Che Iva e accise siano tra le più alte in Europa lo sappiamo...
«Sì, ma ricordiamo anche che al benzinaio, fatto un prezzo medio della benzina di 1,4 euro al litro, rimangono in tasca appena 5 centesimi».

C’è qualche anomalia su cui si potrebbe intervenire?
«Bisognerebbe ristrutturare l’intera rete. Andrebbero chiusi il 30% degli impianti. Quelli che ci sono oramai sono decisamente troppi».

Si vende meno benzina?
«La crisi ha picchiato duro anche in questo campo. Nel 2002 in autostrada si vendevano 4 miliardi di litri l’anno di carburante. Nel 2016 siamo a meno di 1,8 miliardi. Contro i 26/27 miliardi dell’intera rete ordinaria. Siamo sotto addirittura al 1979 quando la rete autostradale era grande la metà e si vendevano 2,5 miliardi di litri». 

LE SOCIETA’ : “LE RESPONSABILI SONO LE COMPAGNIE PETROLIFERE”

Luca Ungaro, lei è vicepresidente esecutivo di Autostrade per l’Italia e responsabile delle aree di servizio: i gestori degli impianti dicono che sia colpa vostra se la benzina in autostrada costa di più e costa troppo...
«Noi facciamo le gare per le assegnazioni delle aree di servizio direttamente con le compagnie petrolifere. Sono loro poi, eventualmente, che le danno ai gestori».

Il presidente di Figisc dice che voi intascate 12-13 centesimi per ogni litro di benzina venduto sulla vostra rete.
«Il nostro dato è diverso. Nell’ultimo biennio 2015-2016 abbiamo rinnovato i contratti con il 75% delle aree. Oggi le royalties valgono il 4% del prezzo al litro».

Sono le compagnie che offrono di più durante le vostre aste per accaparrarsi la singola area di servizio?
«Le compagnie offrono royalties che sono in linea con gli altri punti vendita. Devono ovviamente trovare un equilibrio tra offerta e quanto puoi guadagneranno. Non avrebbe senso offrire troppo».

Però rimane troppo distante il prezzo tra benzina offerta in autostrada e quella venduta nelle altre aree di servizio. Perchè?
«I differenziali alla pompa si stanno abbassando. Il Codacons farà comunicazioni sui prezzi nelle aree di servizio allineate con la rete stradale normale».

Non sono troppe le aree di servizio?
«Sono 24 mila. Andrebbero ridotte a 15 mila. Nel 2015 c’è già stato un ridimensionamento. Sull’intera rete autostradale sono state chiuse 30 aree di servizio e 15 sulle nostre reti. Ma le aree di servizio sono una ricchezza per l’utente. È vero che ce ne sono di più che in altri Paesi europei, ma questo garantisce una migliore assistenza. In media c’è un’area di servizio tra un casello e l’altro».