lunedì 5 giugno 2017

La task force contro l’odio sul web funziona: in sei mesi più messaggi offensivi rimossi

lastampa.it
emanuele bonini

Risultati «incoraggianti» dall’alleanza tra Unione europea e principali social network per combattere l’intolleranza. Gli immigrati e i musulmani restano le categorie più colpite

Più monitoraggi, più velocità di risposta, e soprattutto più messaggi rimossi. L’alleanza tra Unione europea e principali social network contro l’intolleranza su internet funziona, almeno questo indicano i numeri. A un anno dal lancio della particolare iniziativa, è possibile vedere un incremento costante nella cancellazione di post e discorsi di istigazione alla violenza dal web. Una mano pesante che non ha risparmiato l’Italia, ai primi posti in Europa per tasso di censura di contenuti multimediale ritenuti inappropriati e offensivi, e con gli operatori della rete che solo nella Penisola hanno fatto un lavoro imponente portando il tasso di messaggi cancellati dal 3,6% di dicembre all’81,7%. E’ la Commissione europea a stilare un secondo bilancio semestrale di questa speciale task-force creata con Facebook, Twitter, Youtube e Microsoft. I risultati sono ritenuti «incoraggianti», ma l’esecutivo comunitario invita a fare di più.

In sei mesi più censure, e 212 denunce alla polizia
L’iniziativa contro i messaggi e i discorsi di odio su internet è stata avviata a giugno dello scorso anno, dopo che la Commissione ha finalizzato gli accordi con i quattro operatori web per un codice di condotta sul web. Un primo stato della situazione è stato compiuto a dicembre, e a distanza di sei mesi si è condotto un secondo resoconto. Da dicembre 2016 a maggio 2017 sono state ricevute 2.575 denunce di post ritenuti offensivi. Di questi 1.522 sono stati rimossi. Praticamente sei messaggi su dieci (59%) hanno violate il codice di condotta voluto dall’Ue e dai social media.

Tutti, nessuno escluso, ha usato la linea tenera. Al contrario, Facebook ha rimosso il 66,5% dei 1.273 contenuti pubblicati oggetto di contestazione (il tasso di cancellazione era del 28,3%, al termine della prima indagine di dicembre), YouTube ha censurato il 66% dei 658 casi rilevati (nel periodo giugno-dicembre 2016 le rimozioni furono del 48,5% ), e Twitter ha ripulito il 37,5% dei 664 «cinguettii» oggetto di contestazione (anche per Twitter le cancellazioni aumentano, rispetto al 19,1% registrato a dicembre).L’attività di pulizia del web ha portato anche a 212 denunce alla polizia, a testimoniare l’attenzione e la capacità di intervenire in modo sempre più efficace.

Islamici e migranti i più odiati
Gli immigrati (17,8% del totale dei post contestati) e i musulmani (17,7%) sono le categorie più colpite dall’incitamento all’odio su internet. Sono loro l’oggetto della maggior parte di conversazioni e commenti cattivi, probabilmente per effetto della crisi migratoria e degli attacchi terroristici. Certo è cambiato il sentimento intollerante dominante: fino a dicembre era l’antisemitismo il principale fenomeno degli internauti (23,7% dei messaggi pubblicati contestati), un dato attualmente sceso (8,7%). Va detto che rispetto all’indagine condotta a dicembre, la voce «xenofobia» che monitorava i messaggi nei confronti dei migranti non era prevista. Così come non era prevista la categoria dei messaggi di odio sulla base degli orientamenti sessuali, che comunque rappresenta il 12,7% dei discorsi denunciati su internet, la quarta categoria per discriminazione.

Aumenta il tempo di reazione
Nel complesso il risultato è «positivo», se si considera il tempo di reazione e di intervento. A distanza di sei mesi le squadre di tecnici e informativi sono diventate più veloci nel ripulire internet dai messaggi di incitamento all’odio. Nel 54,1% le compagnie oggetto del codice di condotta europea per l’uso responsabile del web si sono occupate dei casi segnalati nell’arco delle 24 ore successive alla denuncia. Sei mesi fa il dato si fermava al 40%. A questo si aggiunge un altro 20,7% di contestazioni gestite in due giorni. In sostanza, allo stato attuale, l’Ue è in grado di occuparsi del 74,8% dei post intolleranti nell’arco di quarantotto ore. 

Ue: sulla strada giusta
«Le compagnie stanno rimuovendo il doppio di discorsi di odio, e più velocemente rispetto a sei mesi fa», rileva Jourova, convinta del fatto che i numeri contenuti nel resoconto sia «un importante passo avanti nella giusta direzione» e la dimostrazione che l’Ue può produrre risultati concreti. Ma non basta. Facebook, Twitter, Youtube e Microsoft «devono fare di più». L’Ue intende vincere la battaglia contro l’odio.

Italia, Paese di cattivi utenti e bravi censori
L’Italia ha un problema con internet, il suo utilizzo e, probabilmente, con gli italiani. I social network sono il posto dove si concentra e si addensa l’odio della popolazione, che a giudicare dai dati non fa mistero della proprie pulsioni intolleranti. L’Italia è in termini percentuali il quinto Paese dell’Ue per tasso di messaggi rimossi dal web. Nella penisola è stato rimosso l’81,7% dei «pensieri» condivisi on-line negli ultimi sei mesi. Peggio hanno fatto solo ungheresi (94,5%), lettoni (90,5%), ciprioti (84,8%) e francesi (82%). Il dato italiano sorprende se messo a confronto con il primo rapporto della Commissione: il tasso di rimozione dei contenuti su web è schizzato dal 3,6% di dicembre all’81,7% attuale. Il dato positivo dell’Italia sta nel grande lavoro svolto dagli operatori incaricati di monitorare il traffico di messaggi on-line.