martedì 6 giugno 2017

La cultura ebraica in pillole contro i pregiudizi

lastampa.it
benedetta grasso

Ministero dell’istruzione e Ucei presentano ebraismoinpillole.it: “L’antisemitismo si combatte anche così”

In un fumetto umoristico, mentre Mosè guarda le tavole della Legge orgoglioso dopo averle ricevute sul Monte Sinai, un uomo alza la mano perplesso e chiede: «Ma… c’è una sezione per i commenti?». E’ una vignetta che riassume perfettamente due contesti diversi: lo spirito del popolo ebraico, impossibile da definire, nato per discutere tutto da sempre, e una frecciatina al mondo folle attuale del web, ai commenti di video, articoli, post, catene infinite di percezioni soggettive ostentate; non si cerca più un’autorità in materia, ma bisogna sempre avere un’opinione.

Uno dei grandi vantaggi della rete, però, è l’aver trasformato il cervello dei giovani in un desktop con tante finestre aperte, rendendo intuitivo ragionare per percorsi di associazioni e contesti interattivi, lineari e allo stesso tempo incorporati l’uno nell’altro. Quando uno studente scrive una tesina per la maturità oggi - se non si limita a un misero copia e incolla - si trova davanti un’infinita di portali che si aprono e chiudono (come nel cartone Monsters & Co): questo può portare a collegamenti più profondi tra materie un tempo separate da rigide divisioni accademiche.

Per capire i collegamenti nascosti del mondo attuale non è mai stato più importante conoscere le sfumature culturali e moderne di alcuni popoli. Prima di commentare una notizia su Israele, bisognerebbe afferrare le basi storiche, per esempio. Tra le prime domande a tema ebraico che escono su Google ci sono: Come si chiama una chiesa ebraica? Come si chiama un il cappellino ebraico? Come si chiama un funerale ebraico? Curiosità che trovano risposte soprattutto in siti in altre lingue, in un mare, senza un “sussidiario” a fare da salvagente. 

Per questo oggi (6 giugno) al Ministero dell’istruzione viene presentato Ebraismo in Pillole, un sito creato dall’Associazione di cultura ebraica Hans Jonas, e sostenuto dall’Unione delle comunità ebraiche italiane e dalla Fondazione Pincus per l’educazione nella Diaspora di Gerusalemme. Tobia Zevi, il presidente dell’Associazione Hans Jonas, attivo in politica da anni - una delle menti che stanno dietro il sito - spiega: «Il Ministero dell’Istruzione ha accettato di inserire questo portale nel programma di attività previste dal protocollo d’intesa tra lo stesso Miur e l’Ucei in materia di lotta all’antisemitismo.

Per questo si sta ragionando, insieme al ministero, sui possibili sviluppi dell’iniziativa: una giornata di presentazione con studenti e insegnanti in autunno; una possibile traduzione del sito in lingua inglese in occasione dell’anno italiano di presidenza dell’Aira, il consorzio di paesi che collabora per la lotta ad antisemitismo e discriminazioni; uno sviluppo del sito nel 2018, in occasione dell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali».

Mentre in America la cultura ebraica è parte dei libri, film, i bambini vengono invitati a feste ebraiche dal compagno di banco, in Italia un ebreo, come altre minoranze, è spesso frainteso. Basta pensare a un tema ampio come il rapporto tra ebraismo e cattolicesimo e alle frasi da bar «Ma un rabbino e un prete sono la stessa cosa?». O a un adolescente che va alla sua prima manifestazione e poi lo colpisce scoprire in un libro di Storia le radici del Sionismo, così vicine a quelle del socialismo. 

Ebraismo in Pillole è un sito allegro, concepito per percorsi interattivi: Dio nell’ebraismo, Calendario ebraico, Ebraismo e Società civile, la Diaspora, i rapporti ebrei-cristiani, la libertà e i suoi limiti, l’antisemitismo, il Sionismo, lo stato d’Israele. Ogni argomento ha poi diversi capitoli e percorsi didattici. Ad approvare e scrivere i testi ci sono Daniele Toscano, Micol Temin e Saul Meghnagi, esperti in giornalismo, comunicazione, temi educativi, ispirati anche dalle lettere che David Ben Gurion mandò a cinquanta intellettuali, i “Saggi di Israele”, che risposero tutti alla domanda “Cos’è un ebreo?”.

Per moltissimi italiani un ebreo è spesso uno straniero o un punto di domanda. «Tante volte, nel corso degli anni, mi sono state rivolte domande sull’ebraismo, sugli ebrei, sulla storia ebraica - dice Tobia -, e spesso mi è capitato di rispondere frettolosamente, come capita quando devi ritornare sullo stesso argomento a ripetizione. Qualcuno mi ha pure insultato, nella vita, ma questa è un’altra storia.
Comunque è per questa esperienza personale che tengo molto a questo portale, una sorta di risposta che dovevo alle tante amiche e amici incontrati lungo la strada, che mi hanno avvicinato con una curiosità che non sempre ho saputo soddisfare. Il pregiudizio antisemita si combatte con la conoscenza e con la cultura, non ci sono scorciatoie, però la cultura non deve per forza essere noiosa!”

Anche Simone Somekh, ebreo italiano a New York, si è trovato in situazioni simili questo l’ha portato a fare un elenco di tutte le frasi, pregiudizi, domande che vengono dette a chi è ebreo in questo video auto-prodotto che sta ricevendo un’accoglienza positiva su Facebook: «Non si direbbe, sembri normale…», oppure: «Quindi non sei italiano». E anche: “In casa che lingua parlate?” Una delle frasi più interessanti è «Buona Giornata della memoria» che fa intuire che l’equazione fra ebraismo e Olocausto, nella percezione collettiva, sebbene necessaria, non fa passare in modo naturale le miriadi di sfumature di una cultura. 

1 italiano su 5 ha pregiudizi sugli ebrei, sia a destra che a sinistra. Il relativismo è sinonimo di libertà ma è proprio un proverbio ebraico a dire che se Dio vivesse sulla terra le persone gli tirerebbero sassi alle finestre. Per diventare adulti nell’ebraismo bisogna fare un rito di formazione: per chi fa la maturità, si affaccia al mondo o ha ancora domande, queste pillole possono essere il primo passo verso «un rito di informazione».