giovedì 8 giugno 2017

I serbi di Bosnia cancellano Srebrenica dai libri di storia

corriere.it

di Luca Zanini

Il presidente della Republika Srpska , Milorad Dodik, mette al bando i libri di testo editi dalla Federazione Bosniaca: «Non entreranno nelle scuole resoconti che sostengono che i serbi hanno commesso il genocidio. Non è vero e non sarà studiato»



Vogliono cancellare il genocidio dalla memoria. Negarlo. Evitare che le nuove generazioni ne siano informate e fare così in modo che l’eco del massacro compiuto a Srebrenica nel 1995, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, si perda nel passato. Quell’11 luglio di 22 anni fa, oltre 8 mila musulmani bosniaci (anziani, giovani, bambini) furono uccisi dalle truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladic, il Boia dei Balcani, e dagli uomini delle forze paramilitari Scorpions, nella zona protetta di Srebrenica, che si trovava in quel periodo sotto la tutela dei caschi blu olandesi inviati dalle Nazioni Unite (lo ha ricordato recentemente il presidente turco Erdogan per denigrare l’Olanda). Secondo il sito indipendente Balkan Insight, «Milorad Dodik, presidente della Republika Srpska ha dichiarato che non saranno mai ammessi nelle scuole locali libri di storia che raccontino il genocidio di Srebrenica e l’assedio di Sarajevo».
Pulizia etnica negata
Nell’Estate del ‘95, i corpi di quei civili innocenti uccisi a colpi di mitraglia vennero poi nascosti in fosse comuni scavate dalle milizie di Mladic. Ventidue anni dopo, la conta e l’identificazione delle vittime non sono ancora finite: 8.372 «bosgnacchi» (bosniaci di religione e/o di cultura musulmana) perirono per un preciso disegno di pulizia etnica. Ma gli studenti della Republika Srpska — l’enclave serba, dunque di religione cristiano ortodossa, della Bosnia, di cui ospita il 33% della popolazione — non impareranno mai che cos’è accaduto, perché Dodik afferma che «i libri di testo sono scritti dai croati di Bosnia e sostengono che i serbi hanno commesso il genocidio e i serbi hanno tenuto Sarajevo sotto assedio. Ma non è vero e non verrà studiato nelle scuole di Srpska». Eppure, anche se sulle fosse comuni ricoperte crescono erba e sterpaglie, il dolore delle famiglie delle vittime è intatto, come raccontava in occasione del ventennale della strage il webreportage del Corriere della Sera.
Un accordo per non citare la guerra
Ma i serbi di Bosnia non vogliono ricordare. E non vogliono che le future generazioni ricordino: dunque, ribadisce anche il ministro dell’Educazione di Srpska Dane Malesevic, finché quei brani su Srebrenica e Sarajevo non saranno cancellati, «i libri scolastici della Federazione Bosniaca saranno banditi». D’altronde, spiega, «esisteva un accordo firmato da tutti i ministeri dell’Istruzione in Bosnia, in base al quale i libri di testo non avrebbero dovuto includere temi legati alla guerra dei Balcani». In Bosnia-Erzegovina, gli studenti hanno il diritto di essere istruiti secondo il proprio «curriculum nazionale» (l’appartenenza etnica), scrive Balkan Insight , e «alcune scuole del Paese applicano la controversa politica delle “due scuole sotto lo stesso tetto”, separando gli alunni in diverse classi nello stesso edificio sulla base della loro etnia».