lunedì 5 giugno 2017

I missili della Corea del Nord

ilgiornale.it
Alberto Bellotto

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Il 29 maggio la Corea del Nord ha deciso di effettuare un nuovo test missilistico. Il lancio è avvenuto nella zona di Wonsan, nella provincia di Kangwŏn-do nell’aria orientale del Paese. Quest’ultimo esperimento si inserisce all’interno di una forte tensione in tutta la penisola coreana. Secondo Roh Jae-cheon portavoce dell’esercito di Seul il lancio ha riguardato un semplice missile Scud, un vettore di corto-medio raggio, che ha volato per circa 450km prima di inabissarsi nella acque del Mar del Giappone.

La Nord Corea ha un ampio arsenale di missili a corto raggio tutti di derivazione sovietica. Ma l’ultimo lancio è arrivato sette giorni dopo un altro test. In quel caso si trattò di un missile di medio-lungo raggio un Pukkuksong-2. Pyongyang sta continuando a effettuare questi lanci per diversi motivi. Uno di questi è quello di implementare gli ICBM, ovvero missili balistici intercontinentali con l’obiettivo di porre sotto tiro anche gli Stati Uniti continentali.

Un altro obiettivo è quello di «aumentare la pressione sul governo di Seul perché cambi la sua politica nei confronti del Nord» ha spiegato ancora Roh Jae-cheon. Da quando il nuovo presidente sudcoreano Moon Jae-in si è insediato ci sono stati ben tre test senza contare qualche momento di tensione lungo la linea del 38 parallelo con un drone di Pyongyang abbattuto da una raffica di mitra dei militari del Sud. Il neo presidente Moon ha detto più volte che le sanzioni contro il Nord non sono uno strumento efficace per giungere a un clima di distensione. Complessivamente i test effettuati da Pyongyang dall’inizio dell’anno sono stati unidici e hanno interessato vari tipo di vettore.

Picco di test sotto il regime di Kim Jong-un

Le attività missilistiche sotto il regime di Kim Jong-un hanno avuto un picco esponenziale. Nel giro di cinque anni sono stati effettuati oltre 80 test, alcuni un completo fallimento con l’esplosione del vettore a pochi secondi dal lancio, altri invece sono stati considerati un successo. Quelli che sono riusciti a superare la fase di lancio sono finiti nel Mar del Giappone, in certi casi anche all’interno della zona economica giapponese.

L’incremento dei test può essere spiegato non solo come una provocazione ai vicini del Sud e agli americani, ma anche con uno stato avanzato dello sviluppo degli ICBM. Al di là dei video mostrati dalla tv di Stato nord coreana è difficile comprendere con esattezza se i test riguardino il missile in sé oppure componenti di esso, come ha spiegato a Reuters Kim Dong-yub un esperto dell’università di Kyungnam: «Dietro all’ultimo test ci sono diverse ipotesi. Potrebbe essere un test per valutare un tipo di motore, o una prova per verificare il funzionamento del motore principale del primo stadio di un missile ICBM».

Per arginare questa minaccia crescente la comunità internazionale, soprattutto Corea del Sud e Stati Uniti, è corsa al riparo. Da un lato Washington ha mosso le sue portaerei verso la penisola coreana, inizialmente solo la Uss Carl Vinson poi la Uss Ronald Reagan (che aveva finito la manutenzione biennale in un porto del Giappone) e infine al Uss Nimitz. Dall’altro lato gli americani hanno spinto per l’istallazione del sistema antimissile Thaad (Terminal High Altitude Area Defense). Posizionato nel nord nel Paese in tutta fretta all’inizio di maggio per evitare eventuali blocchi da parte del nuovo presidente, che in più di un’occasione si è detto scettico.

La Cina, che in questa vicenda è rimasta spesso a guardare, se non per sporadiche dichiarazioni che chiamavano alla calma e all’azione diplomatiche. Pechino si è sempre mostrata ostile al Thaad, considerato come uno mezzo per spiare le attività missilistiche della Repubblica popolare. Il sistema è stato presentato come strumento di difesa dai missili di Pyongyang ma da quando è stato istallato non ha mai sparato uno solo colpo. Sia perché i vettori erano indirizzati verso est e non verso sud e sia perché potrebbe non funzionare.

Radiografia dell’arsenale di Kim

Per prima cosa il Thaad è in grado di abbattere i missili solo nella fase terminale del loro lancio quindi i vettori di media e lunga percorrenza sarebbero esclusi, come nel caso del Hwasong lanciato a metà del mese. Ma un missile come il Hwasong potrebbe essere un problema anche se Pyongyang decidesse di puntarlo su Seul. Il Thaad infatti non è mai stato testato con missili lanciati a forte curvatura. Sparati cioè con un angolo di lancio molto elevato, come accaduto nel test del 14 maggio. L’Hwasong è stato infatti lanciato a un’altitudine di 2 mila metri dimostrando che la testata è in grado di resistere alle forti temperature generate da una caduta dall’orbita terrestre media. Allo stato attuale non si sa se il Thaad riesca a individuare e distruggere un vettore lanciato in questo modo.

Diversi centri di analisi come il Csis, center for strategic e international studies, hanno cercato di fotografare l’arsenale nelle mani di Kim. Sulla carta Pyongyang avrebbe nove diversi vettori a sua disposizione, ma solo quattro sarebbero pienamente operativi. Due di questi, gli Hwasong-5 e 6 avrebbero una gittata massima di 500km, mentre gli altri due potrebbero superare i mille. Nessuno di questi però sarebbe in grado di minacciare il territorio americano, nemmeno l’isola di Guam. Altri sono invece in fase di test, il Pukkuksong-2, il Taepodong-1 e il Hwasong-12. Restano invece in fase di sviluppo quelli più pericolosi, i Kn-08 e 14 e il Taepodong-2 che sulla carta potrebbe essere quello in grado di raggiungere la costa occidentale degli Usa.

L’atomo di Kim: Pyongyang verso la bomba H?

La storia nucleare nordcoreana inizia già negli anni ’50. Nel corso dei decenni Pyongyang ha sviluppato una capacità notevole nel ciclo di gestione del nucleare, tenendo condo dell’embargo e delle difficoltà di approvvigionamento. Il Paese dispone sia di plutonio che di uranio arricchito. Al centro del programma c’è il reattore nucleare di Yongbyon e il relativo l’impianto di ritrattamento.
Per il momento nessuno dei test montava testate con materiale nucleare. I rapporti dell’intelligence non sono stati in grado di verificare con precisione né se la Corea del Nord sia in grado di sparare un missile capace di arrivare a colpire obiettivi americani né se disponga già di warhead, testate, con materiale nucleare. Quello che è certo è che con l’avvento di Kim Jong-un è aumentata anche l’attività nucleare.

Verso la fine del regime del padre, nel periodo che va dal 2006 al 2009 vennero effettuati due test atomici nella regione nord orientale del Paese. Il primo con una potenza di solo 0.48 kilotoni e il secondo di 7. Tra il 2013 e 2016 invece i test sono stati tre tutti con una potenza crescente fino a quello del settembre 2016 che sprigionò una forza di 17.8 kilotoni e un sisma di magnitudo 5.3. Allo stato attuale non sono stati compiuti altri test ma diversi rapporti parlano di impianti per l’arricchimento dell’uranio. Nel gennaio del 2016 Pyongyang ha dichiarato di essere aver testato una bomba all’idrogeno miniaturizzata. Si è trattato di un passo avanti notevole rispetto ai precedenti test che coinvolgevano bombe atomiche convenzionali. Ma le dichiarazioni del regime sono state considerate dagli esperti americani come eccessive. È più logico pensare che gli ultimi esperimenti abbiano riguardato un vecchio dispositivo atomico potenziato e non una vera e propria bomba H.