mercoledì 14 giugno 2017

Copyright online, la Corte europea contro The Pirate Bay

lastampa.it
innocenzo genna

I contenuti pubblicati dagli utenti devono essere autorizzati dai titolari dei diritti



Le grandi piattaforme di condivisione social quali Youtube ma anche website o forum online potrebbero avere grossi problemi in futuro qualora i loro utenti e lettori carichino sui loro server dei contenuti (in particolari video o file musicali) protetti da copyright. Tali operatori potrebbero infatti essere perseguiti dai titolari dei contenuti (produttori di film, majors, etichette discografiche) in base all’assunto che la piattaforma stessa abbia commesso un’infrazione del copyright. Si aprirebbe una lunga stagione di contenziosi e negoziazioni che investirebbe non solo le tradizionali piattaforme di video-sharing (Youtube è già impegnatissima su questo fronte in Italia con Mediaset) ma potenzialmente qualsiasi operatore online che ospiti contenuti di terzi per la condivisione: Facebook, giornali online, forum ecc.

Oggi infatti la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha statuito (sentenza nella causa C610/15 Stichting Brein/Ziggo BV, XS4ALL Internet BV) che la messa a disposizione su Internet di contenuti caricati da utenti costituisce una forma di “comunicazione al pubblico”, cioè un’attività che dovrebbero essere autorizzata o licenziata dagli aventi diritto, altrimenti si tratterebbe di un’infrazione. Allo stato attuale della normativa, le piattaforme social, così come gli altri intermediari online, sono normalmente protetti da queste situazioni, che sono imputate direttamente agli utenti che diffondono materiale non protetto (salvo poi il potere degli aventi diritto di chiederne alla piattaforma la rimozione). Ma la sentenza di oggi va un passo oltre, perché sembra suggerire una responsabilità diretta degli intermediari, non più indiretta come avveniva ora.

Occorre specificare che la Corte europea ha emesso la sentenza in un caso molto specifico, e cioè contro il sito The Pirate Bay, che della pirateria online ha da sempre fatto una battaglia politica ma anche un business. Per questo la Corte ha ravvisato una serie di circostanze che fonderebbero la responsabilità dei sui amministratori (ladri per uni, eroi per altri), in particolare: lo scopo del profitto; la consapevolezza, se non addirittura la volontarietà, delle infrazioni del copyright; l’indicizzazione e gestione dei vari files. Bisognerà quindi vedere se queste circostanze specifiche saranno sufficienti per riscrivere i rapporti (anche di forza) tra piattaforme online e industria tradizionale dei contenuti.

Tuttavia, il mondo Internet è già in fibrillazione e nei prossimi giorni fioriranno le analisi giuridiche sull’argomento. Sulla decisione della Corte di Giustizia abbiamo ricevuto anche un commento di Enzo Mazza, presidente della Federazione dell’industria musicale italiana:

«La decisione della Corte di Giustizia è molto importante in quanto chiarisce molti elementi che portano le piattaforme online ad essere responsabili per il caricamento di contenuti da parte degli utenti. La decisione è anche significativa per quanto riguarda la problematica del value gap e del ruolo di piattafome di video sharing come Youtube. Le posizioni dei giudici di Lussemburgo seguono in modo lineare il ragionamento già seguito a suo tempo dalla Cassazione italiana nel caso attivato da Fimi contro Pirate Bay . Ora questa decisione sarà fondamentale anche nel dibattito al Parlamento EU sulla proposta di direttiva copyright».