lunedì 5 giugno 2017

Come il 5G rivoluzionerà la sanità

lastampa.it
andrea signorelli

Dalla diffusione dei consulti online fino alle operazioni chirurgiche a distanza: ecco come la nuova tecnologia di trasmissione dati trasformerà prevenzione e cura



Manca ancora qualche anno prima che il 5G, la nuova generazione di trasmissione dati mobile, diventi realtà (le previsioni più ottimistiche parlano del 2020), ma le aspettative continuano ad aumentare. Dalle smart cities alle auto autonome, dall’industria 4.0 fino alla Internet of Things e il mondo della sanità: non sembra esserci un singolo ambito escluso dalla rivoluzione promessa da questa nuova tecnologia.

Gli aspetti che consentiranno al successore del 4G/LTE di trasformare tutti questi settori saranno soprattutto due: la velocità (che raggiungerà una media di almeno 1 Gb al secondo, contro gli attuali 100 megabits) e la latenza (vale a dire il tempo d’attesa perché avvenga la connessione), che potrebbe scendere fino a un solo millisecondo rendendo affidabile il controllo in remoto di macchine alle prese con i compiti più complessi e delicati; tra cui, per esempio, i robot comandati a distanza per eseguire operazioni chirurgiche.

La chirurgia a distanza, insomma, potrebbe diventare prassi, permettendo agli specialisti di intervenire su pazienti che non hanno modo di raggiungere i grandi poli ospedalieri o che, nei casi più urgenti, si trovano all’interno di ambulanze attrezzate. Stando al report From Healthcare to Homecare – realizzato dall’Ericsson Consumer Lab per fotografare il modo in cui le nuove tecnologie, e il 5G in particolare, innoveranno la sanità – sarà però necessario conquistare la fiducia dei pazienti: il 61% dei 4.500 utenti intervistati tra Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Giappone e Corea del Sud afferma infatti di non fidarsi della chirurgia robotica via internet.



Ma questo è solo l’aspetto più avveniristico di una trasformazione che cambierà il mondo della sanità a 360°: la diffusione dei consulti online ridurrà drasticamente i tempi d’attesa (un aspetto rilevante per il 61% dei pazienti affetti da malattie croniche), mentre l’accesso e la condivisione dei dati delle cartelle cliniche, anche grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, porterà a diagnosi sempre più rapide e precise. Il tema della privacy, invece, non sembra essere particolarmente sentito: il 62% degli intervistati si dice favorevole a condividere i propri dati medici pur di migliorare la qualità delle diagnosi. Tutto questo, inevitabilmente, renderà gli ospedali dei veri e propri data center, in cui sarà di fondamentale importanza dotarsi di algoritmi in grado di analizzare i big data relativi alle cartelle cliniche del numero più alto possibile di pazienti.



Un ruolo decisivo lo giocherà anche la sanità preventiva: grazie alla diffusione dei wearables, e alla già citata bassa latenza del 5G, diventerà prassi il monitoraggio costante del nostro stato di salute e l’invio in tempo reale dei dati relativi alla nostra condizione fisica, che consentirà di ricevere notifiche e consigli nel momento stesso in cui si dovessero rendere necessari. C’è però un aspetto da migliorare: nonostante il 62% degli utenti ritenga che i dispositivi indossabili permettano di avere la propria situazione medica maggiormente sotto controllo, il 55% degli addetti ai lavori interpellati dall’Ericsson Consumer Lab ritiene che i wearables non siano ancora sufficientemente affidabili.



L’attesa rivoluzione tecnologica della medicina porta con sé una conseguenza ritenuta spiacevole da oltre la metà degli intervistati: il venir meno del rapporto umano con i dottori: «C’è il rischio che si crei una distanza emotiva con il medico, trasformando il paziente in una nota all’interno del database». Sul lungo termine, però, questa trasformazione sarà inevitabile: «Il sistema sanitario è diventato vittima del proprio successo», si legge infatti nel report di Ericsson. «I progressi nelle cure hanno portato a un numero sempre più alto di pazienti affetti da malattie sempre più complesse. Per tenere il passo, è necessario ridurre i costi e migliorare l’efficienza»; che è proprio quanto le nuove tecnologie promettono di fare.