giovedì 22 giugno 2017

Caproni, Caprotti e caprette

lastampa.it

mattia feltri
Siccome, e per fortuna, conserviamo allegria, ieri è stata indirizzata agli studenti della maturità che ignoravano chi fosse il poeta Giorgio Caproni. L’allegria costa poco. E l’indignazione ancora meno. Così chi non era allegro per tanta ignoranza ne era indignato, e si sono prodotti articoli e brevi inchieste sulla dimenticata e somma arte di Caproni: in una di queste, un’agenzia di stampa (non ne faremo il nome per solidarietà) si è sentita di ricordare la centralità di un gigante del verso come Giorgio Caprotti. 

Proprio Caprotti, non Caproni. Caprotti è il defunto fondatore dell’Esselunga, e nel suo genere qualcosa di poetico ha fatto, ma comunque non è Caproni. Ora, prima che riparta l’ironia del web, dopo Caproni e Caprotti tocca parlare di un paio di caprette. 

La prima è Virginia Raggi che in conferenza stampa, a proposito dell’inchiesta a suo carico, ha detto di avere agito in buona fede. Raggi, già avvocato, dovrebbe sapere che la buona fede non è un concetto giuridico, sennò in buona fede sarebbe consentito buttare la suocera dalla finestra. E poiché è anche sindaco dovrebbe sapere che la buona fede è un’aggravante politica: l’ignoranza allarma, non tranquillizza. 

La seconda capretta è Matteo Renzi che in nome del garantismo ha augurato a Raggi di dimostrare la sua innocenza. Un ex e aspirante premier, specie quando esibisce garantismo, non può trascurare che nessuno è chiamato a dimostrare la sua innocenza, ma è alle procure che spetta dimostrare la colpevolezza. Dunque, chi era Caproni?