giovedì 8 giugno 2017

Boom di marescialle alla guida delle stazioni dei carabinieri

lastampa.it
grazia longo

Dal Trentino alla Sardegna, molte donne occupano posti chiave in quella che è la principale finestra dell’Arma sul territorio


Giuseppa Gambino

Scordatevi l’immagine della «marescialla d’Italia» con una giovane Gina Lollobrigida sicuramente splendida ma relegata al ruolo di spalla di De Sica o all’altrettanto arcinoto maresciallo Rocca del piccolo schermo. Oggi la divisa con i gradi è sempre più con la gonna, ma al ponte di comando. E sugli attenti sono costretti a mettersi gli uomini. C’è un boom di marescialle al vertice delle stazioni, primo avamposto dei carabinieri nella comunità. Un ruolo chiave in un posto chiave. Con la figura storica che da oltre due secoli - 203 anni il 5 giugno per l’esattezza - rappresenta la presenza dello Stato sul territorio, sempre più declinata al femminile.

In tutto sono 124 le marescialle comandanti su 5.500 Stazione (più altre 1.576 donne addette alle Stazioni, non comandanti, fra cui 318 marescialle). 

I numeri non sono da capogiro, ma comunque significativi di un’inversione di rotta, di un’evoluzione al femminile di un incarico finora predominio degli uomini. Dal Trentino alla Sardegna, molte donne occupano posti chiave in quella che è la principale finestra dell’Arma sul territorio. Se a Collarmele (L’Aquila), nella Regione più colpita dalle calamità degli ultimi anni, comanda il maresciallo ordinario Antonia Di Genova, 36 anni, single, ad Andorno Micca (Biella) ha da poco lasciato il maresciallo ordinario Giulia Lovadina. A Tavernole sul Mella (Brescia) troviamo il maresciallo ordinario Jessica Notari, sposata, 35 anni. 

Con o senza figli, non risparmiano tempo ed energie e svolgono turni impegnativi cercando di conciliare il lavoro e la vita privata come altri milioni di donne. Ma rappresentano comunque una piccola rivoluzione perché non è facile comandare il personale - militare e preval
entemente maschile - e ancora più difficile, soprattutto in certe realtà, è imporsi sulla realtà sociale.


Francesca Iovane con il marito e la figlia

Lo conferma Francesca Iovane, 34 anni, mamma di una bimba di 2 e moglie di un carabiniere, alla guida della stazione di Francica, piccolo centro agricolo calabrese in provincia di Vibo Valentia. «Mio marito è un appuntato, ma ovviamente non lavoriamo insieme - racconta - e in generale non ho avuto alcun problema a gestire i miei collaboratori. Sono tutti più anziani di me, ho appena firmato la pensione di un brigadiere con 35 anni di servizio, ma mi hanno hanno sempre accettata e sostenuta. Per loro sono il comandante e stop, indipendente dall’essere donna. Diverso invece il rapporto con la gente. Franci a è un piccolo paese, per alcuni versi ancora arrestato e in molti uomini all’inizio non si fidavano di me. “Preferisco parlare con il brigadiere o l’appuntato” mi dicevano incuranti dei miei gradi». 

E per conquistarsi la loro fiducia ancora una volta è stato importante il ruolo delle donne. «Grazie a loro sono stata gradualmente accettata anche dagli uomini del paese». Più complessa la questione ’Ndrangheta, «ma lo sarebbe stato comunque, anche se non fossi donna, anzi la mia condizione mi ha aiutato nella perquisizione e nell’arresto di donne legate alle cosche».

Combatte la criminalità organizzata anche Giuseppa Gambino, 27 anni, fidanzata, maresciallo ordinario a Piana degli Albanesi, in provincia di Palermo. «Ciò che conta sono la passione e la pazienza che impieghi nel lavoro, indipendentemente dall’essere donna - afferma - anche se in alcune circostanze la sensibilità e l’attenzione tipicamente femminili possono essere di grande aiuto. Come nei casi di stalking e di bullismo». 

Appassionata di nuoto e corsa, è inoltre una divoratrice di libri «non di gialli però che sono troppo distanti dal crimine vero, tanto da apparirmi fantascientifici». E, per concludere, la preghiera di «non essere chiamata maresciallo, ma maresciallo. Lo ritengo più neutro e per nulla svilente».