mercoledì 21 giugno 2017

Api, vespe, calabroni: come difendersi dalle punture degli insetti

lastampa.it
angela nanni

Che cosa mangiano, da cosa sono attratti e perchè a volte attaccano anche l’uomo i cosiddetti imenotteri



Gli imenotteri comprendono circa 1000 specie di insetti e fra di loro i più rilevanti da un punto di vista allergologico sono le api, le vespe (presenti soprattutto nel periodo della vendemmia) e i calabroni. Secondo le stime disponibili, nel corso dell’esistenza, almeno 9 italiani su 10 vengono punti da un ape, una vespa o un calabrone e fino all’8% sviluppa una reazione allergica, dal pomfo in sede di puntura, fino allo shock anafilattico e addirittura al decesso (non meno di 10 casi accertati ogni anno).

«Quando si viene punti e si è allergici al veleno degli imenotteri, i sintomi possono essere localizzati alla sede della puntura oppure estendersi al resto del corpo. Rossore e gonfiore circoscritti in una zona di circa 2-3 centimetri di diametro sono reazioni normali e regrediscono in poche ore, anche spontaneamente», chiarisce la professoressa Maria Beatrice Bilò, coordinatrice del Board scientifico della campagna d’informazione Punto nel Vivo e specialista in allergologia degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Punto nel vivo: una campagna d’informazione
«Punto nel vivo» è una campagna di informazione, patrocinata da Feder Asma e Allergie Onlus - Federazione Italiana Pazienti che punta a informare sulle reazioni allergiche che possono seguire alle punture di imenotteri. Aderiscono alla campagna oltre 80 centri allergologici italiani specializzati nella diagnosi e terapia dell’allergia al veleno di imenotteri, una capillare rete al servizio del paziente distribuita su tutto il territorio nazionale.

Reazioni allergiche: come riconoscerle
«Quando il rossore e il gonfiore sono di grandezza superiore ai 10 centimetri possiamo essere di fronte a una lieve reazione allergica, che viene definita “reazione locale estesa” che in genere tende a ripetersi nel corso di punture successive- chiarisce ancora la professoressa Bilò - I sintomi più gravi, che compaiono generalmente entro mezz’ora dalla puntura, sono invece rappresentati da orticaria, prurito diffuso, vomito, mancanza del respiro, stordimento, perdita di coscienza (shock anafilattico). Se la persona che è stata punta manifesta per la prima volta questi sintomi, deve immediatamente chiamare il 118. Se invece l’allergia è nota, bisogna ricorrere subito all’adrenalina predosata e disponibile in siringa auto-iniettabile, che agisce rapidamente, limitando i sintomi. Anche in questo caso è pero opportuno chiamare il 118».

Ape
Le api sono sicuramente, fra gli imenotteri, i più conosciuti. A pungere, di solito, sono le api operaie poiché hanno anche il compito di difendere l’alveare da eventuali nemici. Sono proprio queste api ad essere dotate di pungiglione, una struttura che in condizioni di non pericolo, è accolta in una tasca addominale interna dell’insetto e che viene letteralmente tirata fuori, solo in caso di pericolo.
L’ape nel momento della puntura tira fuori il suo pungiglione che si ancora, tramite dei veri e propri piccoli uncini, al corpo umano. L’ape compie un grande sforzo per staccarsi dal substrato e nel farlo si priva del pungiglione e anche degli ultimi segmenti addominali che contengono le ghiandole velenifere, che restano quindi adese al pungiglione stesso. Questo fa si che anche dopo la puntura l’ape continui a rilasciare lentamente il suo veleno nella vittima.

«Se è rimasto il pungiglione dell’ape, un puntino nero al centro della parte colpita, bisogna rimuoverlo, per ridurre gli effetti della puntura. Si può fare con una limetta o una carta di credito con cui sollevare piano il pungiglione», precisa ancora la professoressa Bilò. Al momento della puntura, inoltre, l’ape rilascia nell’aria una sostanza chimica chiamata isopentil acetato, un feromone che ha lo scopo di allertare altre api operaie del possibile pericolo. Ecco perché dopo la puntura è meglio allontanarsi dal luogo per evitare punture successive. Dopo la puntura l’ape muore, ma il suo sacrificio vale la salvezza dell’alveare.

Vespe
Le vespe non vivono solo in parchi e giardini, ma anche in spiaggia e montagna. Sono attirate dalle sostanze zuccherine e dall’immondizia. I vespai raggiungono il massimo della popolazione nei periodi autunnali e anche le vespe pungono solo per difesa. In primavera formano i loro nidi con pasta di legno rosicchiato, masticato e mescolato con la saliva. Spesso la volontà dell’uomo di rimuovere questi nidi, mette in allarme le vespe che per difendersi pungono. La rimozione dei vespai è gestita dalle ASL: in pratica è un servizio al pari della disinfestazione. A volte si specializzano in tale rimozione alcuni gruppi della Protezione Civile e si può invece richiedere l’intervento dei Vigili del fuoco nel caso in cui la presenza di tali nidi configuri una situazione di pericolo.
 
Calabroni
I calabroni si nutrono di insetti e linfa, per cui non sono affatto attratti dal cibo e pungono solo se provocati, altrimenti preferiscono volare via. Vivono di nei boschi, ma non disdegnano le zone di campagna e suburbane. Formano colonie annuali, nidificano in primavera e poi già in ottobre le loro “casette”, sono del tutto abbandonate. Preferiscono nidificare nelle cavità di alberi secolari, ma in mancanza si adattano agli spazi fra i muri, ai camini, ai granai o alle cassette nido per uccelli. Si può convivere pacificamente con i nidi di calabroni, l’importante è non attaccarli. Il calabrone tende a pungere più frequentemente la sera tardi e la sua puntura è molto dolorosa, riferita dalle persone come una “pugnalata”.

Immunoterapia: quale utilità
I pazienti che scoprono di essere allergici al veleno degli imenotteri non devono vivere nel terrore di essere punti come chiarisce ancora una volta la professoressa Bilò: «Tutti i pazienti che hanno manifestato reazioni gravi a seguito di una puntura di imenotteri possono beneficiare dell’immunoterapia specifica, impropriamente chiamata vaccino, che consente una protezione superiore al 90%. Questo significa ad esempio che un paziente allergico al veleno di Vespa che ha avuto uno shock anafilattico, facendo l’immunoterapia specifica, può essere ripunto senza problemi, con riduzione dello stress legato alla imprevedibilità dell’evento e netto miglioramento della qualità della vita».