sabato 17 giugno 2017

A cosa serve la rete cellulare 5G?

lastampa.it
andrea signorelli

Si fa un gran parlare delle potenzialità della nuova tecnologia di trasmissione dati mobile, ma i tempi sono ancora lunghi

Da qualche mese a questa parte, il 5G – ovvero la nuova generazione di trasmissione dati mobile – è diventato uno degli argomenti più discussi nel mondo della tecnologia, generando enormi aspettative e trovando un posto alla tavola dove siedono intelligenza artificiale, blockchain, IoT e le altri principali innovazioni comparse negli ultimi anni. Il gran parlare che si fa del successore del 4G/LTE potrebbe far pensare che il suo avvento sia imminente, eppure la situazione è molto diversa: il lancio effettivo del 5G non avverrà prima del 2020, mentre per le applicazioni in grado di sfruttarne davvero le capacità dovremo attendere ancora più a lungo.

Un’attesa che sarà probabilmente ripagata, viste le notevoli caratteristiche tecniche promesse: la velocità passerà dai (teorici) 100 megabits al secondo del 4G per raggiungere i 10 gigabits, mentre la latenza (il tempo d’attesa affinché avvenga la connessione) scenderà a un millisecondo (dai circa 20 attuali). A tutto ciò, si aggiunge la capacità di connettere contemporaneamente oltre un milione di dispositivi per chilometro quadrato.

Ma come verrà sfruttata tutta questa potenza? «A differenza delle generazioni precedenti, l’aspetto decisivo non sarà la connessione tra le persone o tra gli oggetti e le persone», ha spiegato Rahim Tafazolli, direttore del 5G Innovation Centre della University of Surrey, in occasione del Huawei Innovation Day che si è tenuto a Londra. «La vera trasformazione del 5G riguarderà prima di tutto la capacità di connettere i dispositivi tra di loro».

La nuova generazione di trasmissione dati avrà quindi un ruolo fondamentale nell’implementazione della internet of things, mettendo in comunicazione gli oltre venti miliardi di oggetti intelligenti che, secondo le stime di Gartner, popoleranno le nostre città nel giro di un paio d’anni: «Il 5G sarà quindi un’infrastruttura in grado di servire l’industria in ogni suo aspetto, grazie all’efficienza elevatissima e alla capacità di supportare un enorme numero di dispositivi contemporaneamente», prosegue Tafazolli.

Gli esempi concreti non mancano: dalla chirurgia a distanza (che sfrutterà la bassa latenza per rendere affidabile il controllo in remoto di robot in grado di eseguire anche le operazioni più delicate), alla realtà virtuale mobile (resa possibile dalla grande velocità di trasmissione), fino alle auto autonome, che rappresentano probabilmente l’applicazione più importante del 5G.

«Affinché le auto autonome possano davvero circolare su strada senza provocare incidenti, è necessario che la comunicazione da veicolo e veicolo avvenga in tempi rapidissimi», ha spiegato Egon Schulz del consorzio 5G Infrastructure Association. «Solo il 5G offre i requisiti necessari in termini di latenza, affidabilità e capacità di gestire contemporaneamente un enorme numero di automobili».

Prima che tutto questo diventi realtà, però, ci sono ancora parecchi ostacoli da superare: l’implementazione del 5G necessita infatti l’installazione di un numero molto elevato di celle, richiedendo quindi grandi investimenti; inoltre manca ancora un protocollo standard per definire esattamente che cosa sia e quali caratteristiche debba rispettare la nuova generazione di trasmissione dati (al momento l’International Telecommunication Union ha emesso solo delle linee guida non ufficiali). Non solo: prima che le applicazioni decisive del 5G, come le auto autonome, diventino realtà trascorreranno ancora parecchi anni.

Considerando anche come il 4G non abbia ancora esaurito le sue potenzialità, non è un po’ troppo presto per concentrarsi sulla nuova generazione? «La storia di queste tecnologie ci ha dimostrato come l’avvento di una nuova generazione non sostituisca la precedente», ha spiegato Tafazzoli. «Secondo le nostre stime, il 4G verrà sviluppato ancora per i prossimi dieci anni, mentre le prospettive per il 5G arrivano almeno fino al 2040».