giovedì 22 giugno 2017

A Berlino la polizia testa in stazione un software per il riconoscimento automatico dei volti

lastampa.it
alessandro alviani

A Südkreuz una prova per sei mesi a partire da agosto



In un Paese tradizionalmente molto attento alla difesa della privacy e scettico sulla videosorveglianza bastano 25 euro per mettere da parte i propri dubbi sul Grande fratello elettronico? L’interrogativo sorge spontaneo osservando quanto sta avvenendo in questi giorni a Berlino. Da agosto la polizia federale vuole testare per sei mesi, alla stazione di Südkreuz, un software per il riconoscimento automatico dei volti, che punta a identificare dei criminali oppure dei cosiddetti “Gefährder”, soggetti pericolosi ritenuti potenzialmente in grado di compiere un attacco terroristico. A tal scopo gli agenti stanno cercando fino a 275 volontari. Il loro compito? Passare regolarmente (nel migliore dei casi ogni giorno) nella stazione di Südkreuz e attraversare una particolare area delimitata, ripresa dalle telecamere di sorveglianza. 

I partecipanti – meglio se pendolari e comunque rigorosamente maggiorenni - devono farsi fotografare dalla polizia, autorizzano le autorità a salvare i propri dati per un anno in un’apposita banca dati e si impegnano a portare con sé, fissandolo ad esempio al proprio mazzo di chiavi, un transponder grande quanto una carta di credito, che serve a testare l’efficacia del software di riconoscimento. Chi passa in almeno 25 giorni differenti nella speciale area videosorvegliata riceve, alla fine del test, un buono Amazon da 25 euro. I tre volontari più diligenti, quelli cioè che attraversano la stazione più spesso in almeno 30 giorni diversi, vinceranno un Apple Watch 2, un Fitbit Surge (un orologio per il fitness) o una videocamera GoPro Hero Session.

La ricerca dei volontari è partita lunedì e proseguirà fino a venerdì 23 giugno. Come sta andando? Nel corso della prima mattinata si sono fatte avanti già una quarantina di persone. E fino a oggi il conto ha superato i 150 candidati. Che evidentemente non hanno prestato ascolto agli appelli lanciati da tempo dagli esperti di difesa della privacy. «L’uso delle telecamere per il riconoscimento dei volti», aveva avvertito già a febbraio la delegata della città-Stato di Berlino per la privacy, Maja Smoltczyk, «può distruggere completamente la libertà di muoversi in modo anonimo in pubblico». 

Per il portavoce della sezione berlinese dalla Bundespolizei, Jens Schobranski, invece, l’attentato di dicembre nella capitale tedesca «ha riacceso la discussione su un rafforzamento della videosorveglianza». Nell’area intorno al mercatino di Natale teatro dell’attacco non c’erano infatti telecamere. «La situazione è cambiata rispetto a cinque anni fa, oggi ci sono più persone che dicono: meglio più telecamere, se così si acciuffano più velocemente i responsabili di un crimine», nota Schobranski. Ma perché i volontari decidono di partecipare al test? «In parte perché sono interessati a questa tecnologia, in parte perché considerano giusto testare questa nuova possibilità tecnica e vogliono dare il loro contributo. E poi c’è anche qualcuno attratto dai premi».