giovedì 22 giugno 2017

153 Il Bancomat festeggia cinquant'anni: il viaggio delle carte, da Londra a quota 100 milioni in Italia

repubblica.it
di BARBARA ARDU'

Il Bancomat festeggia cinquant'anni: il viaggio delle carte, da Londra a quota 100 milioni in Italia

Buon compleanno Bancomat. Ha cinquant'anni di vita la tesserina magica, forse la prima, che iniziò a gonfiare i nostri portafogli. L'idea, geniale, è attribuita a uno scozzese, John Steperd-Barron, titolare di una tipografia a Enfield Town, sobborgo a Nord di Londra. Stanco di fare la fila in banca e osservando una macchinetta che distribuiva barrette di cioccolato, si domandò se non fosse il caso di mettere su qualcosa di simile che però sputasse non cioccolato, ma banconote. Fu proprio la sua azienda a realizzare il primo Atm (la macchina vera e propria in cui si inserisce la tessera). Perché in reltà oggi è il compleanno dell'Atm che si festeggia.

Il primo venne installato presso la filiare della Barclays Bank di Enfield il 20 giugno del 1967. Un'invenzione rivendicata poi nel tempo da più persone, che entusiasmò i giovani, ma non convinse subito i più anziani, per cui il denaro va maneggiato, contato e poi riposto al sicuro. Ma eravamo ancora alla preistoria. Nell'Atm realizzato dal tipografo andava inserita non una tesserina, ma uno speciale assegno su cui era riportato il numero identificativo del cliente. La plastica e la diffusione del bancomat arrivarono col tempo. E fu la televisione a decretarne il successo. In una cerimonia pubblica la Barclays lanciò il nuovo dispositivo Atm in diretta tv durante un programma televisivo molto seguito: "On the buse", in onda sulla Bbc.

Fu solo negli anni Ottanta, circa quindici anni dopo, che gli Atm sbarcarono in Italia. "Le prime a piazzarle fuori dalle loro agenzie furono alcune Casse di risparmio del Nord, che insieme avevano creato un consorzio - racconta Sergio Moggia, direttore generale del Consorzio bancomat italiano.E fu un successo quasi subito. Nel giro di pochi anni gli sportelli si moltiplicarono, seppure con cautela.

Gli italiani erano e sono ancora legati al contante, nonostante l'Italia sia uno dei Paesi europei con la maggiore concentrazione di Atm e di Pos in Europa". Le grandi banche del tempo, le tre "Bin" pubbliche, ancora in mano all'Iri, arrivarono subito dopo. Intuirono subito la forza degli Atm e ci si buttarono con impegno. Il bancomat era già stato trasformato in agile tessera di plastica e si adattò bene ai portafogli degli italiani, ancor meglio ai porta assegni, che allora gli istituti di credito donavano con nonchalanche ai clienti che aprivano i conti, magari insieme all'agenda della banca, altro gentile dono riservato per lo più solo ai migliori clienti.

Nacque così la Sia, la società che gestiva i bancomat e soprattutto la loro sicurezza. Che ormai sembra a prova di bomba. "Il numero delle frodi - dicono all'Abi - è in continua discesa, tant'è che si aggira ormai sullo 0,0011% delle transazioni". Oggi esiste il circuito nazionale Bancomat. E le tessere nei portafogli degli italiani si sono moltiplicate. Tra carte di debito, credito e prepagate ne circolano ormai 100 milioni, usabili nei 50mila Atm italiani e su 1 milione e 900mila Pos. Ma nonostante questa diffusione l'utilizzo del contanti in Italia è tutt'ora altissimo, ben sopra la media dei Paesi più avanzati.

"Se è pur vero che partì tutto da Londra - aggiunge Sergio Moccia - gli Atm di oggi sono tutt'altra cosa. Si sono evoluti fino a sposare la rete Web, che ha mutato molto lo stato delle cose anche da un punto di vista (diciamo) architettonico. Ora all'interno ci sono indicatori biometrici e digitali. E se i primi Atm erano off-line, oggi sono tutti on-line. Non solo. Agli inizi funzionavano attraverso la banda magnetica, quella che identificava il cliente, oggi vanno con il touch, quel quadratino di silicio inserito nelle tessere e ormai stiamo andando sempre più avanti con il contact less, la carta che si usa senza contatto". Gli Atm sono diventati a tutti gli effetti filiali all'aperto. Su quelle macchinette si fa di tutto. Ma non proprio tutto.

Ci sono molte operazioni per le quali è necessario passare dallo sportello. E lì la fila spesso c'è ancora. Che delusione sarebbe per John Shepherd-Barron, se fosse ancora vivo.