venerdì 26 maggio 2017

Un mondo migliore (di Insinna)

lastampa.it
mattia feltri

Quando un uomo è alla gogna, si possono fare due cose: stare con lui, per il semplice motivo che è alla gogna, oppure prenderlo e calci e sputi: in questo secondo caso il grande vantaggio è che l’uomo alla gogna è impossibilitato a difendersi. La seconda ipotesi è sempre la più praticata e stavolta ne ha fatto i conti Flavio Insinna, il conduttore Rai che diffondeva bonomia e buon senso campagnolo e poi è stato registrato mentre inveiva - fuori onda, e senza che lei sentisse - contro una concorrente troppo moscia («nana di m.»), colpevole di rovinargli l’audience. La registrazione è stata diffusa da Striscia la Notizia, che invece in audience ci avrà guadagnato. Che strana la vita: uno sbrocca per l’audience, e finisce col fare del bene all’audience della concorrenza.

Comunque, abbiamo scoperto che siamo tutti migliori di Insinna. Pare di vederla, la giuria popolare di internet (ah, se internet l’avesse avuto Stalin...), i milioni assisi sullo scranno a tastiera, lì tutto il giorno ad aspettare l’imputato di turno e poi emettere la condanna, che non prevede attenuanti generiche. Tutti giudici a cui nessuno, forse, ruberà un’arrabbiatura, una parolaccia, un’espressione di tenore razzista o sessista per cui trasferirli al banco degli imputati. La modernità è anche questo: ci ha armati di randello digitale, e randelliamo. Poi, se capita, fermiamoci a riflettere su un particolare: siccome Insinna aveva messo al macello una concorrente, noi abbiamo messo al macello lui. Si chiama legge del taglione.