domenica 21 maggio 2017

Rifiuti, la sentenza che fa scuola: rom devono risarcire il Comune

ilgiornale.it
Marta Proietti - Sab, 20/05/2017 - 13:04

Due di origine romena e un bosniaco accusati di aver bruciato rifiuti, averli accatastati in discariche abusive o gettati in un laghetto

Due rom di 48 anni e uno appena maggiorenne sono stati condannati a otto mesi di reclusione e a risarcire con 300 mila euro il comune di Milano per contravvenzioni ambientali di discarica abusiva, scarichi di acque reflue senza autorizzazione e deturpazione di bellezze naturali.

Come racconta il Corriere della Sera , i reati sono stati commessi nei due campi rom non autorizzati sull'area di via San Dionigi (parco sud di Milano) dal 2008 fino allo sgombero avvenuto nell'agosto del 2014. I capi famiglia condannati sono due di origine rumena e uno di origine bosniaca. I tre sono accusati di aver smaltito abusivamente i rifiuti, con roghi o nel vicino lago, e per questo condannati a risarcire il comune di Milano che nel processo si è costituito parte civile.

Nel caso di Palazzo Marino, scrive il Tribunale, "la pluriennale accumulazione di rifiuti di diversa natura sia sull'area sia nella fonte sorgiva rende necessarie corpose ed economicamente rilevanti attività di rimozione dei materiali prodromiche alla bonifica e al ripristino dell’area". E se per questi costi allo stato non quantificabili il Tribunale rinvia a una separata causa civile, già ora invece riconosce al Comune una provvisionale di 294.000 euro, pari cioè alla somma che il Comune ha già speso per rimuovere e smaltire i rifiuti speciali pericolosi e i rifiuti ferrosi.

Alla Città Metropolitana, invece, i giudici riconoscono il danno non patrimoniale: non quello ambientale (per il quale l'unico legittimato è lo Stato), ma quello consistente nella lesione dell'immagine dell'ente territoriale competente sulla gestione dei rifiuti nell’area del Parco agricolo Sud Milano.

"Il primo campo abusivo — è la testimonianza in aula della polizia locale riportata dal Corriere — era completamente chiuso e per entrare bisognava chiedere l'accesso a loro, nel secondo venivamo ostacolati e noi stessi non potevamo entrare". "Vari rifiuti - continua il racconto - galleggiavano su quest'acqua che è una sorgiva", mentre in altra parte del terreno "una volta raggiunto un quantitativo enorme di questi rifiuti veniva appiccato il fuoco. E quel fuoco provocava esalazioni che raggiungevano i quartieri Milano, Omero e anche Santa Giulia. Noi intervenivamo con i vigili del fuoco, si spegneva questo incendio, e dopo quindici giorni i residenti chiamavano di nuovo le pattuglie".