mercoledì 10 maggio 2017

Ricattò i vertici Mediaset con fotomontaggi Chiesti 4 anni e 9 mesi per Emilio Fede

lastampa.it
manuela messina

L’ex direttore del Tg 4 chiedeva una buonuscita di 820 mila euro invece del licenziamento



La sua lettera di licenziamento era sul tavolo, quando l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede avrebbe provato a ricattare i vertici di Mediaset con alcune foto hot (truccate) che avrebbero dovuto dissuaderli dalla decisione. Rischia 4 anni e nove mesi il giornalista, nel processo milanese, ormai alle battute finali, in cui è accusato di estorsione. Il pm Silvia Perrucci nella sua requisitoria questa mattina ha parlato di «pressioni e minacce» da parte di Fede con cui avrebbe costretto «Crippa, Confalonieri ma anche lo stesso Silvio Berlusconi» a fargli avere «un accordo più vantaggioso con una buonuscita di 820mila euro e un contratto di collaborazione di 3 anni». 

Come anticipato in esclusiva da La Stampa, nel 2012, l’ex direttore avrebbe dato mandato a Gaetano Ferri, ex personal trainer del giornalista (già condannato in abbreviato a tre anni e 10 mesi) e ad altre due persone, di assemblare fotomontaggi falsi e compromettenti che ritraevano il direttore dell’informazione di Mediaset, Mauro Crippa, così come il presidente dell’azienda Fedele Confalonieri. Fotomontaggi che, secondo gli inquirenti, sarebbero dovuti servire per costringere Mediaset a sottoscrivere un accordo transattivo più favorevole al giornalista rispetto alle condizioni del licenziamento. Fede nel processo è anche accusato di violenza privata per alcune minacce nei confronti di Ferri.

Non ci fu neanche l’ombra del ricatto, invece, per la difesa di Fede, durante l’incontro, del 28 marzo 2012, con i capi dell’ufficio legale e del personale di Mediaset Pasquale Straziota e Luigi Motta. «Quel giorno il giornalista– ha sostenuto l’avvocato Raffaella Mario nella sua arringa difensiva – che aveva appena terminato di condurre il suo telegiornale, non si aspettava di essere licenziato. Ecco perché fa ciò che per lui è più naturale: prima chiama Berlusconi, con cui non riesce a parlare, poi telefona al suo avvocato». Solo dopo, continua la difesa, Fede «tira fuori dal cassetto una fotografia e la sventola per pochi secondi. Le sue poche parole sono espressioni ingiuriose che manifestano la sua rabbia nei confronti di Mauro Crippa. Ma in quella condotta non ci fu nulla di minaccioso o di violento». La sentenza potrebbe arrivare il prossimo 15 giugno.