mercoledì 31 maggio 2017

Nozze negate in punto di morte: il Comune di Lecco dovrà risarcire

corriere.it
di Barbara Gerosa

Il caso di Sandro Frara, scomparso nel 2014, e della sua compagna Ginevra Brivio. Oltre 200 mila euro alla promessa sposa. «Uffici immobili davanti a un caso urgente»

Sandro Frara, morto a 54 anni prima del «sì»
Sandro Frara, morto a 54 anni prima del «sì»

«Sandro mi ha insegnato a credere nella giustizia. È stata la sua battaglia, prima che la mia e dei miei figli. Il torto subito è stato talmente grave che non ho esitato un attimo a intraprendere la causa civile e ora che le nostre ragioni sono state riconosciute archivio questa vittoria amarissima e vado avanti con il coraggio che il mio compagno ha dimostrato». Ginevra Brivio ha ricevuto la notizia da pochi minuti e come un fiume in piena racconta le emozioni di una sentenza destinata a fare storia. Il matrimonio negato con il compagno di una vita è costato al Comune di Lecco 240 mila euro.

Risarcimento per la mancata pensione di reversibilità e copertura delle spese legali del primo grado e dell’Appello, ieri giudicato inammissibile dalla Seconda sezione civile del tribunale di Milano.

Sandro Frara, casa a Olgiate Molgora con la compagna Ginevra e i figli adolescenti, è morto a 54 anni nel reparto di terapia intensiva cardiovascolare dell’ospedale di Lecco alle 21 del 7 marzo 2014. Il suo ultimo desiderio era quello di sposare la madre dei sui ragazzi, l’amore di una vita. Si erano conosciuti ventidue anni prima tramite amici e subito era scoccata la scintilla. «Non avevamo mai pensato di suggellare in modo ufficiale la nostra relazione. Non ne sentivamo il bisogno. Però, prima di essere ricoverato mi aveva chiesto di sposarlo. Pensavamo a una cerimonia in municipio, avevamo anche immaginato di domandare a nostro figlio più grande di farci da testimone. Quello che è accaduto poi ha spazzato via tutti i nostri sogni», spiega Ginevra.

Quel dopo è l’intervento al cuore per un problema alla valvola mitrale. L’operazione riesce perfettamente, ma subentrano delle complicazioni che aggravano le condizioni del brianzolo. Lui pensa solo alla promessa: vuole sposare la sua compagna. Il 5 marzo la telefonata all’anagrafe di Lecco con la domanda di celebrare il matrimonio. In poche ore i documenti sono pronti. Il giorno successivo le nozze sembrano essere a un passo. Ma dagli uffici di palazzo Bovara giunge prima la richiesta di un certificato che attesti lo stato di salute del 54enne e, di fronte all’immediata risposta dell’ospedale che documenta la prognosi riservata, quella ulteriore di un’attestazione di pericolo di morte imminente.

Sono le 14.30 del 6 marzo. I sanitari inviano l’ennesimo documento, ma nella notte Sandro Frara viene colpito da emorragia cerebrale. «Il mattino dopo la stessa impiegata dell’anagrafe mi ha detto che ormai era inutile, non era in grado di intendere e volere. E quella sera Sandro è morto. In tre giorni nessuno si è mai fatto vedere o ha mai pensato di venire in ospedale per accertare quali fossero le reali condizioni del mio compagno. Credo che il Comune di Lecco non abbia mai realmente avuto la percezione dell’urgenza, ha trattato la richiesta come se fosse una qualsiasi domanda burocratica», conclude Ginevra.

Nell’ottobre del 2016 il giudice del Tribunale di Lecco Mirko Lombardi ordina l’amministrazione a versare un risarcimento di 214 mila euro. Il Comune chiede la sospensione dell’ordinanza, la domanda viene rigettata. È costretto a pagare, ma confida nell’Appello. Il 19 aprile scorso la discussione sull’inammissibilità. Ora il verdetto. «La corte ha motivato la decisione parlando di un illegittimo atteggiamento del Comune che ha frapposto impedimenti in una situazione di urgenza, snaturando la norma e il suo significato», precisa l’avvocato Raffaella Gianola, fin da subito al fianco della promessa sposa. «La fissità burocratica dell’amministrazione è stata giudicata colpevole — prosegue il legale —. Spiace constatare che chi ha il potere di decidere di fare o non fare, alla fine resti a guardare».

«Rivaluteremo con la nostra avvocatura e il nuovo segretario generale il da farsi», fa sapere il Comune di Lecco che potrebbe ricorrere in Cassazione e intanto ha già dovuto versare gli oltre 200mila euro di risarcimento. «Questi soldi serviranno a fare studiare i miei figli — spiega Ginevra — . Il più grande ha superato il test di Medicina un mese dopo la morte del padre. Sandro lavorava al centro psicosociale di Merate, era un ottimo chitarrista, amava la musica, i suoi figli e me. Le sue ultime parole, accompagnate da un sorriso, sono state: ciao, ci vediamo domani». E quel domani doveva essere il giorno delle nozze. Nella città dei Promessi sposi il matrimonio negato suona come un’amara beffa.