mercoledì 31 maggio 2017

Morto l’ex dittatore di Panama Manuel Noriega, “Faccia d’Ananas” mescolava droga e rivoluzione

lastampa.it
mimmo càndito

Aveva 83 anni



È morto a 83 anni Manuel Noriega, presidente e dittatore di Panama dal 1983 al 1989. Era stato operato il 7 marzo per rimuovere un tumore benigno, ma dopo un’emorragia cerebrale era tornato in sala operatoria. Da allora era in coma. È stato per oltre due decenni, nel periodo della guerra fredda, una figura chiave nei rapporti tra l’America centrale e gli Stati Uniti. Condannato a 40 anni di carcere, ha scontato parte della pena negli Stati Uniti ed in Francia. Dal 2011 a Panama.

Con la morte di Manuel Noriega in un carcere di Panama si chiude una storia ormai vecchia, che soltanto gli archivi dei giornali possono ancora tirar via dalla polvere del tempo. Che non è poi una frase di facile retorica mediatica, ma segnala piuttosto che questi anni che son passati da quando lui, -generale, dittatore, agente della Cia, «trafficone» internazionale che mescolava la droga con la rivoluzione-, hanno trasformato profondamente il mondo che fu di Monroe, facendo considerare questo vecchio arnese di ambigue politiche di potenza un marginale sopravvissuto a fronte della spregiudicatezza e della violenza senza controllo che ormai dominano il rapporto tra la droga e il mondo politico, nelle rotte tra il CentroAmerica e gli Stati Uniti.

Noriega, detto poi “Faccia d’ananas”(Cara de Piñas) butterato dal vaiolo, è stato un personaggio centrale nella storia che tra gli anni Settata e i primi Novanta travolse ogni equilibrio, dalla sponda meridionale del Rio Bravo fino alla jungla guerrigliera e alle montagne che segnavano i confini della Colombia e del Venezuela. Alle spalle di questo scenario c’era, naturalmente, la memoria forte della Revolucion di Fidel e del Che, ma soprattutto vi si incastrava il progetto berzneviano di intorbidare la vecchia ordinanza di Monroe (dell’America, tutta, agli americani di Washington) e innestare focos di ribellione fin laggiù, all’Argentina dei Montoneros e dell’Erp e al Cile di Corvalán e del Mir.

Se oggi non si sa più nulla nemmeno di Pinochet e di Allende, e da qualcuno che vorrebbe governarci si confonde perfino il Cile con il Venezuela, figuriamoci quale attenzione si possa dedicare a nomi lontani, come Corvalan e lo stesso Noriega. E però “Cara de piñas” fu il tramite fondamentale della politica americana di destabilizzazione che inquinò le lotte politiche – presto poi lotte rivoluzionarie – che traversarono il continente meridionale, dal “cortile di casa” di Nicaragua, Salvador, Honduras, e Panama, fino alla Terra del fuoco.

Noriega diresse affari e commerci che mescolavano senza pudore la droga e la Cia con le armi di Reagan ai Contras del Nicaragua e con gli Squadroni della morte che a San Salvador ammazzavano il “vescovo santo” Oscar Romero. Fu strumento docile di quelle politiche, fin che non si trasformò in un molesto agente che mostrava troppe pretese sul controllo di traffici che lo scavalcavano lungo latitudini strategiche assai più alte della sua geografia di potere. Con l’invasione di Panama, nel dicembre del ’90, la Cia lo spazzò di brutto, e chiuse una storia che con un processo farsa diede la galera al generale burattino. Che in galera è morto, ieri.