mercoledì 10 maggio 2017

L’ultima partita del re delle tre campanelle: “Erano truffe artigianali e spietate, ma è un mondo finito”

lastampa.it
lodovico poletto

Oggi settantenne, si è ritirato: “Con i soldi vinti in strada ho comprato case e locali”


Mimmo ha scelto per la partita gusci di noce «Tanto funzionano bene lo stesso»

L’ultima partita è una scommessa davanti all’ennesimo caffè: «Sotto quale guscio di noce è la pallina?» Chi perde paga il conto. Se per trent’anni hai fatto girare una microscopica sfera di sughero bruciacchiato e masticato, se hai guadagnato carrettate di banconote che neanche sai quantificare, il gioco è impari. E Salvo ride dietro gli occhiali colorati. «Eh caro mio, sapesse quanti gaggi abbiamo spennato». I gaggi sono i polli. E l’ex re del gioco delle tre campanelle, oggi settantenne, si concede qualche attimo di nostalgia. Per un mondo che non c’è più e che gli ha dato da mangiare per una vita. Non che sia finito il pubblico dei creduloni, ma è finito il mondo di queste truffe di strada. Artigianali, certo, ma spietate. 

QUANDO L’HANNO MINACCIATO
Per dire. «Una domenica andiamo a Sale, nell’Alessandrino, a una fiera. Ma i carabinieri ci stavano addosso e la mia squadra ed io avevamo guadagnato appena 15 mila lire a testa. Tornati a Torino abbiamo montato il banchetto davanti alla farmacia Boniscontro. Passa un frate lo chiamo: padre, venga a vedere». Il racconto è lungo. Finisce con il francescano che perde 7 milioni. «Rideva, ma era stravolto. Diceva: tanto sono soldi che mi hanno regalato i miei parenti. Non è grave, non è grave» racconta Salvo. Ci crede? «Ma no: erano le offerte dei fedeli».

Ecco, il re delle campanelle è uno che non si è mai fermato davanti a nulla e nessuno. «Ho preso 400 mila lire al figlio del mio compare di nozze. Ma solo perché non lo avevo riconosciuto, sennò non lo avrei lasciato giocare». Violenza? No, quasi mai quella praticata, talvolta quella ricevuta: «Una sera in via Vigliani uno perde 500 euro. Era furioso: ha tirato fuori la pistola e l’ha messa sul banchetto. “Ridammi i soldi” mi fa». E lei? «Gli ho detto: “Che brutto carattere, non si può neanche scherzare” e poi gli ho restituito tutto». Ma con altri non l’ha fatto mai. Neanche davanti alle lacrime più disperate. O davanti alle proteste. «Gli dicevo: hai visto, ho perso tutto anch’io. Non ho più nulla, hanno vinto quegli altri». Che poi erano i comparti: i pali, i figuranti. 

OPERAIO ALLA FIAT
Trent’anni così sono tanti. E raccontarli tutti sono un viaggio infinito nelle mode e nella società che cambia. «Ad un certo punto si parlava di lira pesante. Io ho pensato, qui se non metto al riparo i miei soldi finisce male. E allora mi sono comprato dei locali commerciali». Ma prima si era già comprato un appartamento, poi una micro pizzeria che ha ingrandito con il tempo. Ha lavorato alla Fiat come operaio «Ma facevo niente. In fabbrica mi riposavo. Il mio vero lavoro era fuori». Nel sottopasso di Porta Nuova. Sotto i portici di via Nizza e quelli di corso Vittorio. Tra le prostitute e i «gargagnani», come si diceva allora, i protettori. Oppure in via Roma, davanti alle gioiellerie: «E se c’eravamo noi anche i ladri se ne stavo alla larga: ognuno aveva il suo spazio». 

LE AUTO I LOCALI
Certo non gli è sempre andata bene. I «papiri» come li chiama lui sono pieni di denunce e arresti. Condanne per gioco d’azzardo: due - tre mesi alla volta. «Per fortuna c’erano le amnistie». Un po’ di galera e poi ancora in strada. Auto grosse: Alfa Romeo, sportive. La piazzola di Fiorenzuola dove la squadra (cinque o sei persone) tirava su anche un milione al giorno, a testa. Specie quando la gente migrava in massa per le ferie. Erano gli anni che un operaio della Fiat guadagnava 350 mila lire al mese. «Una volta mi arrestano a Vercelli, ma me la cavo con una multa. Quando torno in procura per pagare vado dal giudice e gli porto una stecca di sigarette». Era di contrabbando.

INTERNET E L’EURO
Poi il mondo ha iniziato a correre più veloce. L’euro. Internet. I telefonini. Il gioco delle tre campanelle è passato di moda. E Salvo si è ritirato. E ha chiuso con i ristoranti. Salvo, ma se qualcuno protestava che faceva? «Gli mettevo la pallina in mano e gli dicevo: è fatta di mercurio. Te la regalo, vale tre milioni. Così ti rifai un po’». Ma è sughero masticato e bruciato, ci credevano? «Eh, amico mio, i gaggi sono così».