domenica 7 maggio 2017

Il Giro d’Italia è il far west delle tappe: per ogni città un prezzo diverso

repubblica.it
Giuliano Balestreri

Avvicinare il Giro d’Italia al Tour de France. E’ il chiodo fisso di Urbano Cairo da quando ha lanciato la scalata al controllo di Rcs, ma la distanza – per il momento –  è siderale: la Grand Boucle fattura 150 milioni di euro l’anno, la corsa rosa si ferma a 25 milioni, sei volte in meno. “Ne ho parlato molto durante la mia offerta pubblica di acquisto di Rcs perché non mi capacitavo di quanto fosse alta la differenza di fatturato tra il Giro e il Tour” ha ricordato Cairo proprio in un’intervista alla Gazzetta dello Sport (giornale controllato da Rcs, ndr) spiegando come “il fatturato, che arriva dai diritti televisivi italiani e esteri, dalle tappe e dagli sponsor, esprime la tua capacità di fare una competizione sempre più bella. E avere un gap così elevato mi stupiva molto. Dagli Anni 60 in poi, il Giro non è stato da meno del Tour”.


Sestri Levante, Giro d’italia , tappa Rapallo Sestri Levante, nella foto Michael Matthews esulta all arrivo
Giudicare gli aspetti tecnici è piuttosto difficile, ma la differenza negli aspetti economici ed organizzativi è abbastanza chiara. Ed emerge come – ancora una volta – la forza dei francesi sia nella capacità di fare sistema: l’obiettivo del Tour è quello di promuovere il Paese in tutto il mondo e dopo aver creato un’audience enorme ha visto esplodere l’attenzione degli sponsor. Di conseguenza le città francesi sono più che contente di ospitare partenze e arrivi delle tappe: mettono mano al portafogli senza fiatare consapevoli dei ritorni in arrivo. Basti pensare che per le città esiste un listino prezzi ben definito: ospitare la partenza di una tappa costa 65mila euro, l’arrivo 110mila che salgono a 160mila nel caso lo stesso comune volesse essere protagonista di un arrivo e una partenza. Il costo della grande partenza (ovvero la prima tappa), varia da due a dieci milioni di euro: Londra nel 2007 spese 7,5 milioni, ma calcolò un ritorno di oltre 13 milioni.


09/05/2015, Sanremo, Giro d’Italia, tappa San Lorenzo al mare Sanremo, cronometro a squadre , nella foto la squadra Team Katusha
In Italia, invece, è tutto affidato alla contrattazione privata. E la trasparenza è un’eterna sconosciuta: nonostante si tratti di convenzioni firmate con enti pubblici, Rcs Sport non ha voluto comunicare a Business Insider ltalia l’importo dei singoli accordi. D’altra parte la ragione è evidente: a differenza della Francia non c’è una tariffa uguale per tutti, ma gli accordi variano, e parecchio da comune a comune. Insomma non c’è alcun sistema democratico. Per esempio Alghero che ha ospitato la partenza del Giro ha speso 120mila euro finanziati dalla Regione Sardegna a cui si sono aggiunti altri 40mila euro garantiti dalla Fondazione Meta: di fatto l’impatto sulle casse del comune è stato zero, perché la convenzione con Rcs Sport è stata saldata con l’occupazione di spazi comunali.

Poche migliaia di euro le hanno versate anche i comuni di Olbia e Tortolì. Alberobello che ospita un arrivo di tappa ha versato a Rcs 60mila euro come Peschici, Molfetta che ospita una partenza ha pagato 30mila euro, come Montenero Bisaccia. Reggio Emilia, però, per un arrivo e una partenza mette sul piatto 200mila euro euro; Tortona spende 60mila euro; Castellania 20mila e Biella – per l’arrivo al santuario d’Oropa – paga 120mila euro. Tirano ha messo a disposizione del consorzio della Valtellina 10mila euro, Ortisei 27.500, mentre Foligno e Montefalco si sono messe in scia al consorzio del Sagrantino: quanto abbiano investito non è noto. Pordenone spenderà 100mila euro, mentre Milano – sede d’arrivo dell’ultima tappa – non ha ancora deliberato, ma nel 2015 versò a Rcs 441mila euro.


21/05/2016 Passo Gardena / Grodnerjoch, Italia. Giro d’Italia 2016
Nella foto Vincenzo Nibali
Come detto, però, la metà dei ricavi delle corse ciclistiche arriva dai diritti tv: il Tour incassa 25 milioni di euro da France Télévision che si è aggiudicata i diritti fino al 2020 e altri 50 milioni dai network esteri; gli sponsor commerciali contribuiscono con altri 60 milioni (una cifra raddoppiata rispetto al 2000), mentre le amministrazioni comunali spendono 15 milioni di euro. “La struttura è simile anche per il Giro d’Italia” spiega Giovanni Palazzi consigliere delegato di Stage Up che poi aggiunge: “Il problema è che i valori sono molto più bassi, mentre i costi di produzione della corsa si assestano nell’intorno dei 20 milioni di euro. Anche per questo si cerca di partire dall’estero: il via dall’Olanda aveva portato all’organizzazione due milioni di euro in più”. 

Cairo però ha deciso di spingere sull’acceleratore e a inizio anno ha rinnovato l’accordo con la Rai per la trasmissione dei giro per le edizioni 2017 e 2018 spuntando 25 milioni di euro per il biennio: il 50% in più rispetto all’accordo precedente. La Rai, inoltre, aumenterà la copertura dell’evento a 170 ore, mentre la corsa sarà trasmessa attraverso 22 network in 194 Paesi. L’obiettivo di Rcs è chiaro: aumentare l’audience per incrementare i ricavi da sponsor arrivati a circa 10 milioni di euro. Insomma ci vuole pazienza. Nel frattempo, però, non sarà certo facile andare a battere cassa presso le amministrazioni comunali.


Roma, presentazione dei 100 anni del Giro d’Italia, nella foto Antonio Campo Dall’Orto e Urbano Cairo