mercoledì 3 maggio 2017

I conti delle tre Ong tedesche che si rifiutano di collaborare

ilgiornale.it
Giuseppe De Lorenzo - Mar, 02/05/2017 - 13:56

Tre Ong tedesche rifiutano il confronto: Jugend Rettet, Sea Watch e Sea Eye non saranno ascoltate dalla Commissione parlamentare

"Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". Sembrano queste le parole usate da tre Ong per respingere la convocazione della Commissione Difesa del Senato, che ha indetto audizioni speciali per ottenere delucidazioni in merito alle domande poste in questi giorni dalla politica, dai media e dal pm di Catania, Carmelo Zuccaro: "Ci sono contatti tra Ong e scafisti?"; "Come ottengono i fondi le associazioni?"; e ancora: "Cosa le spinge a investire tanto denaro nelle opere si salvataggio?".

Tra le nove organizzazioni non governative attive nel Mediterraneo, tre di loro hanno deciso di disertare l'invito del Parlamento e mantenere un velo di sospetto sulle loro attività. Si tratta di Jugend Rettet, Sea Watch e Sea Eye. Tutte tedesche, tutte di piccole dimensioni e con molti interrogativi per quanto riguarda i finanziamenti con cui riescono a gestire operazioni in mare da migliaia di euro al giorno.

Jugend Rettet ha sede a Berlino e a fondarla è stato un gruppo di ragazzi che per 100mila euro ha comprato il peschereccio Iuventa. Ogni missione in mare realizzata sotto un vessillo olandese costa circa 40 mila euro al mese e viene finanziata con donazioni private. La loro raccolta fondi funziona bene, visto che da ottobre 2016 ad oggi sulla piattaforma betterplace.org risulta abbiano hanno racimolato 166.232 euro. Online si trova il report annuale del 2015, in cui però vengono dichiarati appena 21.650 euro di entrate e 3.648,93 di uscite. Troppi pochi per giustificare attività SAR in mezzo al Mediterraneo.

La seconda Ong "ribelle" è Sea Eye. Fondata nell'autunno del 2015 da Michael Buschheuer insieme ad un gruppo di familiari e amici, ha sede legale a Regensburg, in Germania, e sul sito sostengono gli bastino 1.000 euro per pagare un’intera giornata alla ricerca di clandestini. "L’organizzazione - si legge sul sito - ha comprato due navi, la Sea-Eye e la Seefuchs – due vecchi pescherecci lunghi 26 metri- e le ha equipaggiate per le missioni di soccorso in mare".

Da aprile è attiva anche l'imbarcazione Seefuchs, un tempo utilizzata per il turismo e ora come traghetto per immigrati. A completare il parco navi c'è Speedy, un piccolo gommone per il primo approccio ai barconi. O meglio, c'era: il 9 settembre del 2016, infatti, Speedy è stato catturato dalla Guardia Costiera libica per aver oltrepassato la linea delle acque territoriali di Tripoli. Online dichiarano di aver già ricevuto 11.979 euro di donazioni, il 48% dell'obiettivo fissato a 25mila.

Sea Watch, invece, nasce nel 2014 quando Harald Höppner e altri quattro imprenditori tedeschi investono circa 70.000€ nell’acquisto di un vecchio peschereccio olandese.Oggi l'Ong può contare su due unità navali (Sea Watch 1, battente bandiera olandese; e Sea Watch 2, con vessillo neozelandese), e a breve dovrebbe essere operativo il Sea Watch Air, un piccolo aereo con cui i nostri dovrebbero riuscire ad ampliare la loro area di salvataggio. Tra i partner compare Watch the Med, un portale telefonico con lo scopo di aiutare chi salpa sui barconi e vuole raggiungere l'Europa.

Tra i fondatori la onlus Habeshia di padre Mussie Zerai, un parroco eritreo che si crede Mosé e ha più volte confermato di aver aiutato i migranti ad approdare in Italia. Sui conti di Sea Watch permane tutt'ora una densa nube di mistero. I rappresentanti rifiutarono già ad aprile l'invito della Camera dei Deputati a presentarsi di fronte alla commissione parlamentare. In una lettera spiegarono le loro motivazioni, sostenendo di non aver ricevuto la convocazione all'ufficio giusto e di non aver ottenuto spiegazioni sul "contenuto e la finalità dell'evento". Non certo il tipo di risposta che ci si attende da chi non ha nulla da nascondere.


Ong, la milionaria finanziata da Soros che porta 33mila migranti in Italia

Regina Catrambone, moglie del milionario Christopher, è la direttrice di Moas, l'Ong più attiva nel recupero migranti nel mediterraneo
  

Giuseppe De Lorenzo - Sab, 22/04/2017 - 11:24


"Siamo un’organizzazione umanitaria. Questa campagna di discredito non ci aiuta". A parlare è Regina Catrambone, direttrice della Ong tra le più attive nel recupero di migranti nel Mediterraneo e finita nell'occhio del ciclone per le "ombre" nella gestione dei salvataggi.



Il "gioiello" di beneficienza di cui è direttrice si chiama Migrant Offshore Aid Station (Moas), una associazione con sede a Malta e che vanta nel suo arsenale due imbarcazioni (Phoenix e Topaz responder), diversi gommoni Rhib e alcuni droni. Una vera e propria flotta per recupero clandestini. A fondare l'associazione sono stati lei e suo marito Christopher, abbracciati nella foto qui sopra. Lui non è un uomo qualunque, ma un modesto milionario americano arricchitosi grazie ad una agenzia di assicurazioni specializzata nelle zone ad alto rischio.

Moas e le accuse di illegalità

Dalle assicurazioni alla filantropia, il passo è stato breve. In fondo aiutare gli stranieri è molto chic. Dopo aver fatto un viaggio a Lampedusa, nel 2013 la coppia d'oro decise di creare Moas e stabilirne la base operativa a Malta (La Valletta), dove i due milionari vivono e fanno affari.

Fino ad oggi, si legge nel sito, Moas ha salvato 33.455 stranieri dalle onde del mare lasciandoli in carico all'Italia. Che ora li ospita, accoglie e sovvenziona. Il fatto è che sulle attività di salvataggio delle Ong ci sono più ombre che luci. Per dirne una, Frontex le ha accusate di essere "colluse con gli scafisti", di caricare i migranti non in acque internazionali ma in mare libico e di accendere grossi fari per attirare i barconi.

Accuse che oggi Regina Catrambone ha provato a respingere con una breve intervista al Corriere. "Tutte le nostre operazioni - dice - si sono sempre svolte sotto il coordinamento della Guardia costiera italiana e nel rispetto delle convenzioni e del diritto internazionale del mare, pertanto nel pieno della legalità". Peccato, però, che più volte le navi delle Ong sono state viste in acque libiche e la Guardia Costiera nega di averlo mai autorizzato. Non solo. Sulle attività di Moas ha messo gli occhi anche la procura di Catania, che sta cercando di capire perché e in che modo queste organizzazioni riescano ad ottenere così tanti soldi da permettersi droni, navi e attrezzature per il salvataggio. "Ben vengano le indagini della magistratura", afferma la Catrambrone, dicendosi pronta a "collaborare".

Finanziamenti "opachi"

Alle domande sui finanziamenti, però, la milionaria non risponde, invitando tutti a guardare internet. "Ci sono tutti i conti pubblicati - dice - Moas è finanziata privatamente. In primo luogo da mio marito e da me. Ma anche e soprattutto da moltissimi donatori che credono in quello che facciamo, nella nostra professionalità e correttezza, e che per questo decidono di contribuire alla nostra missione". E qui casca l'asino. Moas infatti ha ricevuto 500mila euro da Avaaz.org, cioè la comunità riconducibile a Moveon.org, che a sua volta fa capo al "filantropo" milionario George Soros.

Come se non bastasse, Christopher appare anche tra i finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton con la generosa cifra di 416mila euro. Infine, tra i suoi più stretti collaboratori ci sono personaggi del calibro di Ian Ruggier, ex ufficiale maltese famoso per aver represso con la violenza le proteste dei migranti ospitati sull’isola. Prima soffoca le rivolte dei migranti a Malta, poi si pente e li aiuta trasportandoli - guarda caso - in Italia. Come mai Ruggier e la coppia Catrambone non li fa sbarcare a Malta? Forse perché loro non sono disposti ad accettare traghettatori, mentre l'Italia sì.

"Ong colluse con gli scafisti"

Di certo c'è che da quando le navi umanitarie si sono moltiplicate nel Mediterraneo e si sono spinte sempre più vicine alla costa libica, hanno sì aumentato il numero degli interventi (passati da 5% al 50% dei salvataggi totali), ma hanno anche incrementato i numeri dei morti. Perché? Semplice: gli scafisti mettono i disperati su barconi sempre più vecchi con sempre meno carburante, "tanto ci sono le Ong che le recuperano".

Filantropi per Papa Francesco

"Questa campagna di discredito certo non ci aiuta - replica la Catambrone - l’ha detto anche il premier Gentiloni. Siamo un’organizzazione umanitaria". Perché lo fanno? Semplice: "Per rispondere alla chiamata di Papa Francesco da Lampedusa contro la 'globalizzazione dell’indifferenza'". "La mia famiglia e io - conclude la milionaria - ci siamo sentiti costretti ad agire. Non potevo sopportare che così tante persone morissero nello stesso posto dove sono cresciuta e dove in tantissimi vanno per le vacanze". Tanto ci pensano gli italiani a pagare per l'accoglienza.