martedì 9 maggio 2017

Ecco quanto ha pagato l’FBI per sbloccare l’iPhone del terrorista San Bernardino

lastampa.it
andrea nepori

La senatrice democratica Dianne Feinstein ha rivelato la somma sborsata dai federali per accedere ai contenuti del dispositivo di Syed Farook, autore della strage nella città californiana nel dicembre 2015



Ad un anno dalla conclusione dello scontro legale tra Apple e l’FBI, la senatrice democratica Dianne Feinstein ha rivelato il prezzo pagato dai federali per sbloccare l’iPhone del terrorista di San Bernardino. 900.000 dollari. Tanto è costato al governo USA il rifiuto di Apple a cooperare con le indagini forensi sull’iPhone 5C di Syed Farook, autore dell’attentato che a dicembre 2015, in California, è costato la vita a 15 persone.

Il Bureau aveva richiesto a Cupertino di realizzare una versione speciale del sistema operativo iOS da installare sul telefono al fine di aggirare il blocco con pin. Un simile strumento, finito nelle mani sbagliate, avrebbe messo a repentaglio la sicurezza di milioni di utenti iPhone. Per questo Apple si era opposta, avviando una procedura legale conclusasi a fine marzo 2016 con il ritiro della richiesta da parte dei federali.

A motivare l’improvviso cambio di strategia dell’FBI era stato l’intervento di un terzo soggetto, la cui identità è ancora riservata, che avrebbe aiutato i federali nelle operazioni di sblocco, senza alcun intervento diretto da parte di Apple. Le indiscrezioni più accreditate suggerivano che la misteriosa “terza parte” fosse la Cellebrite, azienda israeliana che vende soluzioni per lo sblocco dei cellulari alle forze di polizia di tutto il mondo. Altre fonti hanno suggerito che a collaborare coi federali sia stato invece un gruppo di hacker e non una specifica azienda.

Anche la somma versata per l’operazione sarebbe dovuta rimanere segreta, ma la senatrice Feinstein l’ha rivelata, forse inavvertitamente, in uno scambio pubblico con James Comey, durante un’interrogazione del direttore del Bureau che si è tenuta al Senato Usa la settimana scorsa. «Come ho poi saputo successivamente», ha aggiunto la senatrice durante il suo intervento, di fatto giustificando la necessità di spendere l’ingente somma, «c’erano buone ragioni per sbloccare quel dispositivo».

I portavoce della senatrice e l’FBI hanno rifiutato di commentare la rivelazione. L’Associated Press, Vice Media e Gannett (Usa Today) l’anno scorso hanno intentato una causa per costringere l’agenzia a rendere pubblici il costo e il nome degli autori dell’operazione di sblocco del telefono del terrorista di San Bernardino. “La rivelazione di questo tipo di informazioni è l’intento principale del Freedom of Information Act”, si legge nei documenti legali depositati dagli editori, “ovvero permettere al pubblico di giudicare le attività del governo. Come, in questo caso, la decisione di usare fondi pubblici per pagare un’entità esterna in possesso di uno strumento capace di compromettere la sicurezza digitale di milioni di americani”.