lunedì 29 maggio 2017

«Dove eravamo rimasti?»: 40 anni fa nasceva Portobello

corriere.it
di Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi

La trasmissione rimanda al suo inventore, il giornalista e conduttore Enzo Tortora, ingiustamente accusato di gravi reati, arrestato, incarcerato e poi, tardivamente, riabilitato. Successi, passione e sofferto riscatto di un uomo rivisti attraverso le pagine dell’Archivio del Corriere



Il 27 maggio del 1977 iniziava la fortunata trasmissione Portobello entrata nella storia della tv, insieme alla terribile vicenda umana del suo conduttore Enzo Tortora, che pochi anni dopo — era il giugno 1983 — veniva arrestato perché sospettato di far parte di un’organizzazione a delinquere legata alla Camorra, dedita allo spaccio di droga. Tortora era innocente, ma lo avevano incastrato le presunte rivelazioni di criminali camorristi. In seguito risultò totalmente estraneo alle accuse, ma i 7 mesi trascorsi in carcere e i 4 anni trascorsi prima che la sua innocenza venisse dimostrata e lui fosse definitivamente assolto, lo avevano segnato.

Il giornalista e conduttore radiofonico sarebbe morto il 18 maggio 1988, ucciso da un tumore. Un anno prima, tornando in televisione dopo l’ingiusta detenzione (il 20 febbraio 1987) aveva detto: «Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo “grazie” a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo.

L’ho detto, e un’altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so, anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi. Sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta». Il Corriere della Sera ripercorre oggi gli anni dei successi e quelli del dolore di Enzo Tortora attraverso gli articoli del suo archivio (nella foto Olycom, Enzo Tortora dà il via alla trasmissione Portobello, accompagnato dalle centraliniste, tra cui si riconoscono Renée Longarini e Paola Ferrari)


Una ventata d’aria fresca in tv
Ancora oggi sono in molti a pensare che Portobello sia stata una delle trasmissioni più all’avanguardia della tv italiana, un format pionieristico da cui hanno preso ispirazione tanti programmi successivi, persino contemporanei, e ai maligni che ne giustificano il successo e la rivalutazione con la terribile vicenda giudiziaria capitata al suo conduttore Enzo Tortora, basterebbe replicare con i dati record di pubblico, arrivati a picchi di 28 milioni di telespettatori. Non a caso uno dei grandi maestri del piccolo schermo come Maurizio Costanzo ha riconosciuto che in Portobello c’era un concentrato raro di idee televisive.

Merito di un professionista capace e arguto come Enzo Tortora, che riusciva a fondere nel programma contenuti alti e popolari, coinvolgendo direttamente - per primo - il pubblico da casa e portando in studio le vicende dell’italiano qualunque come di ospiti illustri. Un’esemplare trasmissione d’intrattenimento, insomma, oltreché una miniera di innovazioni televisive, a cui si rifanno ancora oggi certi quiz come la cosiddetta tv verità, e in generale tanti dei programmi che hanno per protagonista la gente comune.

E qui, forse, sta il vero segreto del successo che per anni ha accompagnato la storica trasmissione Rai, ovvero l’idea di partire dal pubblico, da quel caleidoscopio umano che sta davanti al teleschermo per creare un appuntamento che raccontasse l’Italia, magari con un pizzico di buonismo, giustificato dai tempi bui di allora e dalla voglia di distrazione e leggerezza, come notava Luca Goldoni dalle pagine di Corriere nel 1977: «Trasmissioni come Portobello ci mostrano, in fondo, quella che è ormai definita l’altra Italia.

L’altra Italia siamo un po’ tutti noi che - nonostante le P38, i sequestri, i piani eversivi, le rapine, le evasioni, i conflitti a fuoco, gli attentati alle istituzioni o alle arterie femorali dei giornalisti - riusciamo nella sfera privata a vivere quasi normalmente dannandoci o rilassandoci con le cose di sempre». (nella foto Lapresse, Enzo Tortora con Gigi Marsico e Mario Pogliotti alle prese con i primi esperimenti televisivi nel 1953)

Il boom di Portobello
Da un’idea di Enzo Tortora, di sua sorella Anna e del pubblicitario Angelo Citterio, nasce il mercatino tv dove si offrono e comprano strane invenzioni e rarità da collezionisti, mentre vanno in scena le storie curiose, commoventi e autentiche dell’uomo comune. A far da cornice a questo teatro popolare, il famoso pappagallo verde, una sigla da canticchiare, uno studio naïf e un centralino telefonico in cui esordiscono future stelle come Paola Ferrari, Susanna Messaggio, Federica Panicucci e soprattutto la «soave» Renée Longarini. Al centro le vicende degli italiani di allora, allegre, curiose, commoventi, trattate dall’abile conduttore Enzo Tortora sempre con garbo, rispetto e umanità.

«Il venerdì sera, i collezionisti italiani minori escono allo scoperto. Merito di Portobello, il mercatino televisivo di Enzo Tortora, che presenta, ogni volta, un gruppo omogeneo di ricercatori, più, e non sempre, qualche isolato, la cui passione appare inspiegabile ai milioni di telespettatori. Capostipite di questi «fuori linea», nella prima trasmissione, il farmacista piemontese che raccoglie clisteri del Sei e Settecento (e, tramite le offerte in cabina, ne trovò altri due, uno con supporto reggicandela). (nella foto Olycom, il presentatore durante una puntata di Portobello del 1982)

Tortora, la star «difficile»
Entrato in Rai grazie a un concorso del 1951, Enzo Tortora ha segnato gli albori della neonata televisione italiana con programmi come Primo applauso, Telematch e soprattutto con Campanile Sera, in veste di inviato del conduttore Mike Bongiorno nella provincia italiana. Di lui piace il fare moderato, la buona dose di cultura e l’approccio alla gente, anche se le indiscutibili capacità non impediranno alla Rai di allontanarlo per ben due volte dagli schermi: nel 1966, per aver ospitato un’imitazione irriverente - per allora - di Amintore Fanfani fatta da Alighiero Noschese, e tre anni dopo per aver rilasciato una velenosa - e coraggiosa - intervista al settimanale Oggi, in cui criticava la tv nazionale e il suo monopolio.

Eventi che non intaccano il rapporto col pubblico, affezionato al suo modo originale di fare tv - sua la modernizzazione de La Domenica sportiva - e che non minano la sua passione per il piccolo schermo, tanto da fargli fondare lontano da mamma Rai le due emittenti private Telealtomilanese e Antenna 3. «Il 30 ottobre 1969 un quotidiano del pomeriggio così concludeva l’articolo di prima pagina sul licenziamento in tronco di Enzo Tortora dalla Domenica sportiva e dal Radio Quiz Il gambero: “È certo comunque che la carriera radiotelevisiva di Enzo Tortora è, per il momento, finita”». (nella foto Olycom Tortora con la prima moglie Miranda Fantacci e la figlia Silvia a Forte dei Marmi nel 1969)


  Richiamato a viale Mazzini nel 1977, Tortora si riscatta proponendo il format ideato con la sorella Anna e il pubblicitario Angelo Citterio. L’idea è quella di creare una trasmissione di intrattenimento che coinvolga un largo pubblico attraverso un divertente mercatino - da cui il nome ispirato a quello londinese di Portobello Road - di invenzioni, stranezze e rarità per collezionisti. I protagonisti in studio offrono e acquistano gli oggetti più vari attraverso un centralino telefonico guidato dalla bella Renée Longarini. C’è poi un appuntamento fisso con la creatività italiana e a ogni puntata vengono proposte stravaganti invenzioni - tra le più famose la proposta di spianare il Turchino per eliminare la nebbia in Val Padana - e ci sono rubriche «di servizio», come quella che cerca persone scomparse, o quella che aiuta a trovare l’anima gemella.

A presidiare il tutto il mitico pappagallo Portobello, al centro di una sfida a premi che vedrà vincitrice nel 1982 l’attrice Paola Borboni. L’enorme gradimento del programma stupirà lo stesso Enzo Tortora: «Il successo ottenuto da Portobello, lo dico sinceramente, è una sorpresa anche per me. Certo, due anni fa, quando abbiamo cominciato a lavorare per metterlo in cantiere ci siamo impegnati con tutte le forze. Ce l’abbiamo messa tutta per fare una trasmissione che potesse avere un arco di interesse il più ampio possibile, ma nessuno di noi si sarebbe aspettato che saremmo riusciti addirittura a mobilitare 28 milioni di spettatori. Un primato incredibile».

17 giugno del 1983: l’arresto che sconvolge l’Italia
Enzo Tortora è pronto a firmare il contratto per la nuova edizione del programma, quando i Carabinieri si presentano all’Hotel Plaza di Roma dove alloggia per arrestarlo con l’accusa di traffico di stupefacenti e collusione con la camorra, nel corso di un’operazione che prevede più di 850 ordini di cattura. È solo l’inizio di un vortice giudiziario e soprattutto umano che lo segnerà per sempre, partito dal ritrovamento di un’agenda nella casa di un camorrista, dove è scritto un numero di telefono e il nome «Tortora», che successive perizie calligrafiche riveleranno essere «Tortona». Al debole indizio si aggiungeranno in seguito ben 19 testimonianze, per la maggior parte di pentiti, che tirano in ballo il nome del conduttore collegandolo alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Ci vorranno anni per demolire tutte le accuse, provando che i pentiti hanno mentito soprattutto per riduzioni di pena, ma nulla cancellerà la gogna mediatica che ha accompagnato la vicenda investigativa e processuale, dividendo l’opinione pubblica tra innocentisti - pochi - e colpevolisti. «L’arresto di Tortora conferma quello che chiare indicazioni davano già per sicuro, e cioè che Tortora è un personaggio dalle mille contraddizioni. Ligure, spendaccione, se non proprio generoso, giornalista e quindi osservatore, ma al tempo stesso attore e portato all’esibizione, umorale e tuttavia al servizio del più rigoroso raziocinio, colto (come ama anche ostentare in tv) eppure votato alle opere di facile popolarità, incline a un’affettazione non lontana dall’effeminatezza ma notoriamente amato dalle donne e propenso ad amare le più belle (due mogli e falangi di amiche). Moralista, infine, e ora colpito da un’accusa che fa di colpo traballare ogni sua credibilità morale». (nella foto LaPresse/Archivio Cioni Spinelli Tortora arrestato con l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico, il 17 giugno del 1983)

Un calvario durato quattro anni
A più di un anno dall’arresto, il partito Radicale ottiene di far eleggere Tortora come Eurodeputato al Parlamento di Strasburgo facendolo tornare in libertà, almeno fino al settembre del 1985, quando la condanna a 10 anni di carcere convince il conduttore televisivo a rinunciare all’immunità e tornare agli arresti domiciliari. Soltanto dopo quattro anni di intensa e dolorosa lotta per dimostrare la propria innocenza, il 17 giugno del 1987, arriverà la sentenza che lo scagiona con formula piena: «Io sono un giornalista professionista e non ho mai fatto nessun altro mestiere.

In questo mosaico di vergogne non coincidono le tessere, le contraddizioni si colgono a manciate. Io uomo di mondo, uomo di casinò? Ma se non so nemmeno giocare a carte» - e prosegue - «Sono di origine napoletana, mio padre aveva 18 anni quando andò via da Napoli. Per ragioni economiche, purtroppo. Ed io contro la camorra, contro le associazioni, segrete o palesi, mi sono sempre battuto. Questi signori che vorrebbero infangarmi non li ho mai visti. Sono indignato e amareggiato e li voglio vedere davanti a me, i pazzi e i furbi». (nella foto Olycom, Tortora esce dal carcere per scontare la pena agli arresti domiciliari, 1984)

«La gente orfana di Portobello»
«Conosco tutte le critiche che sono state rivolte a Portobello e al suo ideatore. Aggiungo che, in gran parte, le condivido. L’ostentazione del perbenismo corre sempre sul filo di lama dell’ipocrisia. Né penso che Tortora credesse fino in fondo nel suo malinconico Barnum del venerdì sera. Ma è altrettanto vero che una certa Italia era affascinata. C’era, in questo fascino, una confusa volontà di sereno e di quiete, una rivalsa di nonne e vecchie zie che per un’ora vedevano splendere sotto i riflettori la polvere del loro minimo mondo, il gusto inconscio del feuilleton, la magia dell’oggetto dimenticato intorno al quale si mette in moto la fugace macchina della notorietà» (nella foto Olycom, il commosso ritorno in trasmissione)
«Dove eravamo rimasti?»
Indimenticabile, e non solo per i suoi estimatori, il ritorno sullo schermo del 20 febbraio 1987, quando un emozionato Enzo Tortora si rivolge al pubblico di Portobello pronunciando la famosa frase «Dove eravamo rimasti?», e prosegue con gran compostezza: «Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. Io sono qui per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta».


La morte prima della totale riabilitazione
Un ritorno brevissimo, interrotto per sempre un anno dopo dalla morte per cancro, prima di poter vedere la propria figura interamente riabilitata: «Anche Tortora non è sfuggito alla regola: per essere riabilitato davvero ed avere in restituzione la patente di uomo onesto ha dovuto morire. Non c’è niente da fare: o diavoli o martiri. Peccato che ieri egli non abbia potuto vedere quanta gente c’era la suo funerale,se ne sarebbe andato più convinto che la storia che lo ha ucciso è stata istruttiva. Una folla che valeva più di un’assoluzione, e che ha certificato l’alto indice di partecipazione a un dramma che fino all’ultimo qualcuno ha tentato di svilire e di ridurre a commedia. C’è solo da chiedersi: dov’erano queste persone quando il presentatore fu scarcerato a Bergamo, ma su di lui incombevano ancora i sospetti maligni montati ad arte dai cosiddetti pentiti, e accolti dai giudici napoletani come verità rivelate?». (nella foto Olycom Tortora durante il processo nel 1985)