venerdì 26 maggio 2017

Da Enel uno stop alle telefonate-disturbo. Ecco come difendersi

lastampa.it
sandra riccio

Enel ha annunciato di non voler più chiamare al telefono i potenziali nuovi clienti per stipulare contratti di elettricità e gas, a partire dal primo giugno. La decisione campeggia anche sul sito della società dell’energia: «Le famiglie italiane, infatti, non sempre desiderano essere contattate da operatori che propongono nuove offerte e servizi» si legge. Poi viene anche chiarito che: «Da ora in poi i contatti telefonici saranno effettuati soltanto verso coloro che sono già clienti di Enel Energia e che hanno un rapporto consolidato con la società». 

E’ la prima decisione di questo tipo. Ora la speranza è che altre aziende, alcune già multate per le pratiche scorrette, seguano la stessa strada. Il fenomeno delle telefonate-disturbo è in crescita boom. Per il Codacons, negli ultimi cinque anni, le chiamate-selvagge sono più che triplicate. A questa pratica si somma quella altrettanto spiacevole del «porta a porta» che tante volte ha condotto a truffe e a brutte sorprese. 

I consumatori sono da tempo sul piede di guerra. Ora però, un passaggio contenuto nel ddl Concorrenza in esame alla Camera (e dove non dovrebbe subire modifiche) potrebbe aprire ancora di più alle telefonate-disturbo. Il passaggio, infatti, elimina il consenso preventivo alle chiamate promozionali e fa pensare a una nuova ondata di telefonate in arrivo. Per questo nei giorni scorsi è montata la polemica. Antonello Soro, Garante della privacy, si è detto «sconcertato e preoccupato». 
Enel ha giocato di anticipo. «Ora speriamo che anche altre società seguano l’esempio» afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

I consigli dei consumatori
«Al di là del fenomeno più generale del telemarketing aggressivo e delle chiamate moleste per accaparrarsi nuovi clienti, infatti, i contratti di luce e gas sono troppo complicati per poter essere conclusi con una telefonata. Per questo invitiamo i consumatori a non sottoscrivere contratti senza essersi prima adeguatamente documentati» conclude Dona. Ecco di seguito qualche consiglio dell’associazione per difendersi al meglio dalle telefonate-disturbo: 

1) Non date mai il vostro consenso al trattamento dei dati, senza aver letto cosa state firmando.
2) Firmate solo il consenso obbligatorio, quello cioè necessario per fruire del servizio che vi interessa, evitando accuratamente di mettere altre firme (o flaggare caselle) per fini commerciali o per la cessione di dati a terzi che non devono essere obbligatori.
3) E’ nostro diritto sapere dove è stato reperito il nostro numero (cioè il soggetto a cui abbiamo ceduto i dati per usi pubblicitari). Il nostro consenso può essere revocato inviando una raccomanda A/R con la richiesta di cancellazione. Inoltre si può fare una segnalazione al Garante della Privacy o alla Polizia Postale.
4) Iscrivetevi al registro delle opposizioni. E’ gratis. Funziona però solo per i telefoni fissi.
5) Se quando alzate la cornetta, non sentite parlare (chiamate mute), riattaccate. Si tratta, solitamente, di un call center (la chiamata è effettuata da sistemi automatizzati e solo dopo che avete risposto viene passata all’operatore, sempre che ce ne sia uno libero). Nel dubbio, quindi, riattaccate. 
6) Se vi chiamano al telefono per vendervi qualcosa, riattaccate il telefono senza nemmeno salutare. Rispondere educatamente alle domande dell’operatore è rischioso. Potreste ritrovarvi abbonato vostro malgrado.
7) Mai dare i vostri dati al telefono. Mai dare, ad esempio, il Pod della luce o il Pdr del gas che trovate sulla fattura oppure il vostro codice fiscale. Se vi hanno detto che sono i vostri gestori, ma vi chiedono il Pod e Pdr, vi stanno truffando. I nostri venditori questi dati li sanno già e non hanno alcun bisogno di chiederveli.
8) Mai dire “Si” al telefono, perché potrebbero tagliare la registrazione della telefonata e far risultare che avete voluto accettare il contratto.