giovedì 6 aprile 2017

Vietata la «puzza di fritto» nei condomini: un errore secondo chef e pizzaioli

corriere.it
di Carlotta Garancini

Fritto, che buono!

Chi non ama il fritto? Quella magica cottura nell'olio che rende croccante, dorata e super golosa qualsiasi cosa, «anche una ciabatta» come si usa dire? L'unico problemino, non lo neghiamo, è quel non proprio leggero odore che impregna tutta la cucina, a volte addirittura l'intera casa e persino i vestiti che indossiamo. E che, stando alle notizie dell'ultima ora, per alcuni è davvero insostenibile.


Disputa tra condomini

La «puzza di frittura», infatti, è arrivata persino in Cassazione, oggetto di una discussione tra condomini. Questo il fatto: i proprietari di un appartamento sono stati accusati dai vicini di continui fumi, odori e rumori provenienti dalla loro cucina e la questione ha coinvolto i tribunali di giustizia.


La puzza di fritto diventa reato

Come si è conclusa la vicenda? I primi due gradi di giudizio e, in particolare la sentenza finale della Cassazione (14467/017), hanno dichiarato i «frittomani» colpevoli di «molestie olfattive», inquadrate nel reato “getto pericoloso di cose” (articolo 674 del codice penale).


Inutile ricorso

A nulla è servito il ricorso degli imputati che hanno cercato di argomentare come gli odori non rientrassero nella tipologia citata di reato. La Cassazione ha infatti giudicato come superato il limite di tollerabilità delle emissioni olfattive.


Parola agli chef

«Allora dovrebbero bandire anche l'odore del soffritto — scherza Filippo La Mantia del ristorante Filippo La Mantia Oste e cuoco di piazza Risorgimento a Milano — Anche a me, quando rientro a casa, capita di sentire odore di aglio e cipolla sulle scale del condominio, ma cosa posso fare? La cucina è una cosa personale. Capisco che possa dare fastidio, ma per me non è come mettere musica ad alto volume fino a notte fonda».


Caponata, addio? Mai!

«La mia cucina è fatta per il 40% di fritture e nel mio ristorante friggo 9mila kg di melanzane all'anno — continua La Mantia - non potrei mai rinunciare a fare la caponata, ma per questo ho degli impianti di aspirazione e aerazione molto potenti. Quando si fa il fritto in casa, l'ideale sarebbe mettere magari un fornello a induzione sul terrazzino, ma certo non tutti hanno a disposizione uno spazio esterno».


Fritta anche la pizza

Abbiamo interpellato sulla questione anche Ciro Oliva, giovanissimo pizzaiolo della pizzeria Concettina ai Tre Santi di Napoli: «Qui a Napoli non potrebbe mai succedere che qualcuno si lamenti per l'odore, l'amore per la pizza in generale e quello per la pizza fritta rasenta il sacro». E come potremmo dar torto ai napoletani: Ciro fa la pizza fritta con la ricetta della nonna, ma trovando sempre ingredienti nuovi con cui proporla, dalla ricotta alle olive, dalle acciughe alle zeste di limone.


Il consiglio per le fritture casalinghe

«Nel mio ristorante alziamo e abbassiamo continuamente la temperatura dell'olio per non farlo bruciare e lo cambiamo ogni giorno», spiega Oliva, la cui pizza è stata premiata dal Gambero Rosso come la migliore di Napoli. «Il consiglio che posso dare per le fritture a casa è quello di usare un olio con un punto di fumo alto come l'olio di semi di girasole o quello extravergine d'oliva».