martedì 11 aprile 2017

Una task force per portare l’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione

lastampa.it
andrea signorelli

I chatbot aggiusteranno la burocrazia italiana? Aperte oggi le candidature per il gruppo di lavoro che si studierà le applicazioni della AI nella macchina amministrativa



Associare i termini intelligenza artificiale e pubblica amministrazione italiana può fare un certo effetto, considerando come la nostra burocrazia non sia solitamente associata, in termini di innovazione ed efficienza, alla Silicon Valley. Quel che è certo, però, è che le potenzialità del machine learning e degli algoritmi informatici – che promettono di trasformare radicalmente una gamma di settori vastissima; dalla medicina al mondo dei trasporti, dal turismo fino all’arte – potrebbero avere un impatto enorme sulla PA, ottimizzando i processi burocratici e migliorando il rapporto tra stato e cittadini.

Proprio per indagare quest’ultimo aspetto, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha aperto oggi le candidature per la creazione di una task force che studi le nuove tecnologie di intelligenza artificiale e come «la loro diffusione possa incidere nella costruzione di un nuovo rapporto tra Stato e cittadini, (...) analizzando le possibilità di semplificazione, informazione e interazione». E, probabilmente, anche per studiare le possibili ricadute in termini occupazionali dell’introduzione della AI nella macchina pubblica (e più in generale nel mondo del lavoro).

I candidati, che hanno tempo fino al 21 aprile per compilare il form che si trova a questo link, avranno non solo il compito di analizzare le applicazioni dell’intelligenza artificiale, ma anche di mappare i centri (universitari e non) che operano in questo settore e studiare i lavori già avviati da amministrazioni centrali e locali internazionali.

In questa fase iniziale, l’attenzione sembra essere rivolta soprattutto alle potenzialità offerte dai chatbot (interfacce intelligenti con le quali si può comunicare in forma testuale o vocale e che sono in grado di comprendere il linguaggio naturale), prendendo ad esempio anche il lavoro di alcune organizzazioni umanitarie che utilizzano questi strumenti per compiti estremamente delicati, come il supporto psicologico ai rifugiati siriani.

È facile immaginare quale potrebbe essere uno degli obiettivi di questo lavoro: la creazione di un’interfaccia testuale in grado di rispondere in qualunque momento, senza code o attese, alle domande dei cittadini e in grado di fornire in tempo reale documenti, file, certificazioni e quant’altro. Oppure «un governo cognitivo», come si legge nel post ufficiale pubblicato su Medium, «che autoapprende e che riesce a delegare all’intelligenza artificiale molte attività che possono essere automatizzate, come raccogliere, analizzare e interpretare i dati; azioni considerate ossessive e alienanti».

Per il momento, però, questo è ancora il futuro: la task force incaricata di portare l’intelligenza artificiale nella PA dovrà prima mettere a punto un piano per sfruttare le tecniche del riconoscimento del linguaggio e tutti gli altri strumenti che possono migliorare la qualità e l’efficienza della pubblica amministrazione. 

Al termine di questa prima fase di lavoro – aperta a tutti coloro i quali hanno esperienza nel settore, a partire da università, enti di ricerca e startup – verrà pubblicato un rapporto per indicare quali linee guida l’Italia dovrà seguire, nel tentativo di stare al passo con amministrazioni che, già da qualche tempo, stanno seguendo molto da vicino il fenomeno dell’intelligenza artificiale.