domenica 9 aprile 2017

Un amore di 85 anni fa racchiuso in 375 lettere salvato quando sembrava destinato al macero

lastampa.it
gianfranco quaglia

Ritrovata nei rifiuti a Lu la fitta corrispondenza di due monferrini degli Anni Trenta. Lui Rino, è un ingegnere del paesino del Monferrato, sempre in giro per il mondo, lei, Emilietta, impiegata novarese, che lavorava a Milano


È l’estate del ’32. Rino viaggia fra Francia, Svizzera, Gran Bretagna. Solo dopo tre mesi dal Lei si passa al Tu, l’ingegnere osa un approccio rivolgendosi alla futura sposa chiamandola «Miulina». Nella foto il giorno delle nozze

Affiora dal passato, anzi da un sacco destinato all’immondizia, una love story che oggi, ai tempi di Facebook, forse non verrebbe degnata di uno sguardo. Ma le 375 lettere di due piemontesi, che negli Anni 30 si erano conosciuti solo per corrispondenza, prima con il rigoroso lei, poi osando il tu, sono una testimonianza d’amore d’altri tempi. Un amore nato e alimentato tra Ginevra, Parigi, Londra, la risaia novarese e le colline del Monferrato.



IL FIENILE-MUSEO
La storia, sul punto di finire al macero assieme a tante altre carabattole da rottamare, è stata salvata da Maria Gabriella Trisoglio di Vignale Monferrato (Alessandria), titolare dell’agriturismo La Pomera, che ha trasformato il fienile della sua azienda in un museo contadino ricco di simboli, attrezzi, abiti, la ricostruzione di una scuola e delle antiche Poste: uno spaccato socio-economico di vita in campagna. E in un angolo quelle lettere che parlano di un amore complicato, coltivato per anni a distanza solo attraverso le missive e poi coronato come in un romanzo di Liala.

I figli di questa coppia, scomparsa da anni, si sono trasferiti all’estero, abbandonando ogni legame con il Monferrato, e quelle lunghe lettere scritte in bella calligrafia erano già state ammucchiate con altro materiale di scarto. Quando Gabriella l’ha saputo si è precipita a Lu, paese poco distante da Vignale dove è cominciata questa storia. Ha recuperato il plico, il vestito da sposa e alcune immagini in bianco e nero che documentano il giorno del matrimonio. La love story è emersa pagina dopo pagina, in quelle righe scritte con il pennino intinto nel calamaio.



LA STORIA
Lui, Rino, è un ingegnere di Lu, apprezzato manager come si direbbe oggi, specializzato a riconvertire e rilanciare aziende tessili in difficoltà. Tanto da essere richiesto in tutta Europa. Viaggia molto, si sposta da una capitale all’altra e un certo punto sente il bisogno di accasarsi. Per la verità è un amico che quasi a sua insaputa gli procura un annuncio su un quotidiano: «Giovane ingegnere, ottima posizione ecc. ecc».

Rispondono in 300, lui vaglia tutte le risposte, una lo colpisce per dolcezza e semplicità: è di Emilietta, impiegata di Novara che ogni mattina sale in treno per andare a lavorare in uno studio legale di Milano. Fra i due s’intreccia una fitta corrispondenza con recapiti che cambiano continuamente all’indirizzo di Rino: Ginevra, Parigi, Londra, Berlino. È l’estate del ’32. Solo dopo tre mesi dal lei si passa al tu, l’ingegnere osa un approccio rivolgendosi alla futura sposa chiamandola «Miulina». Un vezzeggiativo, è il segno di un amore che ormai si è fatto strada. Dopo sei mesi un’altra pagina con un incipit ancora più azzardato: «Miulina, mia adorata tutta d’oro e di diamantini...».



Dopo due anni dalla prima lettera Rino e Miulina si incontrano per la prima volta in Italia e si sposano: l’ingegnere riprende i suoi viaggi e da lì a poco scoppia la guerra, che tuttavia non interrompe la bella abitudine di scriversi.

Maria Gabriella Trisoglio ha catalogato le lettere in un raccoglitore posato su un tavolinetto, accanto l’abito da sposa e l’album fotografico: una nicchia venerata nel museo-fienile. Ai visitatori fa da cicerone e sfogliando le lettere racconta come quella storia nacque, crebbe e si sviluppò sull’onda delle emozioni scritte con parole giuste. Quando Facebook non esisteva e le Poste erano puntuali.