sabato 8 aprile 2017

Sindaco per un giorno

lastampa.it
mattia feltri

È con convinto entusiasmo che ci si appresta a elogiare Virginia Raggi. Il sindaco di Roma ha deciso di chiudere al traffico tre vie di Roma nel rione Monti, dove in dichiarazione di conflitto d’interessi ammette di abitare lo scrivente. Era un’idea di Ignazio Marino, abbandonata perché gli abitanti si ribellarono all’idea di non parcheggiare sotto casa. Ora ci riprovano e hanno inscenato una manifestazione di piazza dal contenuto inedito: l’isola pedonale favorirebbe il degrado, souvenir di giorno e movida di sera. Appreso che per qualcuno le automobili sono un apprezzabile arredo urbano, Raggi ha risposto con magnifica tempra craxiana: dicono sempre così, poi si abituano e sono tutti contenti. 

Eccole le più appaganti sorprese della democrazia indiretta, in cui il sindaco fa quello che gli pare giusto, e poi ci si rivede alle prossime elezioni. In effetti nulla sarebbe più facile di applicare a questo caso la dottrina della democrazia diretta: a Monti abitano tredicimila persone, si indice un piccolo referendum con consultazione online, secondo rivoluzione appena annunciata dal Campidoglio, uno vale uno, la maggioranza vince. E invece no. Rousseau stavolta non garba, si fa come dice Raggi sulle basi di una tesi stentorea: io so meglio di voi che cosa è meglio per voi. Raggi di ieri l’avrebbe considerato uno scippo di sovranità popolare, Raggi di domani chissà, ma Raggi di oggi fa il sindaco, e quello che ha in testa non vale uno, deve valere per tutti. Di questi tempi sembra un scandalo, invece è la Costituzione.