mercoledì 12 aprile 2017

Palazzo Madama, nei fossati rivivono le piante dei Savoia

lastampa.it
lorenza castagneri

Torino, un botanico coltiva i semi del XV e XVI secolo


Il giardino del fossato di Palazzo Madama a Torino

È una biblioteca a cielo aperto di specie e di profumi quasi scomparsi, dove non ci sono scaffali, ma aiuole e vasi. In uno sono seminate le carote bianche, un po’ più in là, cresce la belladonna, le cui foglie, nel Rinascimento, erano usate dalle dame di corte per dilatare le pupille, emblema di avvenenza, di qui il suo nome. Sono piante dalla storia antica conservata nel cuore di Torino, nel «Giardino della Principessa» di Palazzo Madama, riaperto nel 2011, da un botanico, Edoardo Santoro, arrivato per fare servizio civile e adesso il custode dei semi antichi. «Alcuni in realtà si trovano ancora da qualche esperto. In Europa - racconta -. Per altri serve una ricerca più approfondita».

È la seconda parte del suo lavoro, forse la più complicata. Non che la prima sia da meno. Anzitutto bisogna capire quali piante inserire nel giardino, in base all’epoca storica dell’edificio in cui si trova. Un’indagine condotta sui resoconti del Clavario, che nel Medioevo amministrava la città, conservati all’Archivio di Stato di Torino e su libri recuperati dalla Fondazione Torino Musei, che gestisce il sito, in Italia, in Francia e in Svizzera. «La mia Bibbia è stata il Trattato dell’agricoltura di Piero de’ Crescenzi», confida Santoro . Qui si vedono solo piante vissute tra ’400 e ’500, quando Palazzo Madama era il castello di Torino, abitato prima dagli Acaja e poi dai Savoia.

Nell’hortus, ci sono erbe con significati simbolici, come la mandragora, la «pianta con la radice antropomorfa», perché il bulbo è simile a un feto umano, che aveva poteri malevoli e piante medicamentose, come le rose Galliche, rosse, ritratte già sugli affreschi di Pompei o le rose Damascene, di epoca Romana, color confetto, profumatissime. «Con i loro petali si producevano marmellate e con le bacche sciroppi ricchi di vitamina C. La funzione ornamentale era secondaria perché fanno soltanto una fioritura, tra aprile e maggio. Al contrario, le rose moderne, arrivate a metà ’800, durano a lungo e quindi hanno iniziato a essere preferite alle prime».

Ma non in questo inedito museo, che si può paragonare solo al giardino medievale della Rocca di Angera, nelle isole Borromee e al Giardino dei Semplici di Perugia. La ricerca di Santoro ha, però, un valore meno scientifico o turistico e più storico. «Vogliamo rimarcare l’importanza del giardino in quanto collegato alla cultura dell’epoca, ornamentale, medicinale e alimentare». Ecco allora che ricompaiono nomi come le castagne di terra ed ecco la pianta di alchemilla, con le sue foglie a ventaglio, al cui centro, ogni mattina, si forma una goccia d’acqua in cui gli alchimisti vedevano una sfera magica.