mercoledì 5 aprile 2017

Oltre i confini di maschio e femmina. Negli Usa ora i giovani sono “fluid”

lastampa.it
paolo mastrolilli

Per due millennials su dieci la sessualità è un elemento fluttuante


Uno dei primi atti di Trump è stato annullare il provvedimento con cui Obama aveva garantito protezione ai membri della comunità LGBTQ, ad esempio consentendo loro di andare nei bagni che ritengono più affini alla propria natura

Quando uno chiede a K.C. Clemens, 28 anni di Brooklyn, come si identifica, la risposta è questa: «Sono bianco, di robusta costituzione, finocchio, nonbinary e trans». Rowan invece si descrive come «gender fluid», ossia di genere fluido; Tyler Ford «agender», cioè asessuata; Jacob Tobia «genderqueer», ossia tendente all’omosessualità ma non proprio sicuro; e Marie McGwier «gender non conforming», cioè non conforme alle classificazioni tradizionali del genere. Ecco la prossima rivoluzione sociale degli Usa, che rischia di esplodere con le sue contraddizioni nell’era Trump: il diritto delle persone di scegliere il proprio sesso, e magari cambiarlo a piacimento nel corso della vita.

Il 16 marzo scorso il settimanale Time aveva messo questo fenomeno in copertina, con il titolo «Beyond He ore She: The Changing Meaning of Gender and Sexuality», cioè «oltre lui e lei: come cambia il significato di genere e sessualità». Poco prima, a gennaio, il National Geographic aveva stampato in prima pagina la foto di Avery Jackson, trans di 9 anni a Kansas City. Secondo un sondaggio commissionato dall’organizzazione per i diritti degli omosessuali e trans GLAAD, il 20% dei millennials non si identifica strettamente con un genere. Non solo come maschi o femmine, ma neppure come omosessuali o transgender. Pensano che la sessualità sia un elemento fluttuante della loro personalità, non definitivo e non vincolato alle

caratteristiche fisiche con cui sono nati, e tanto meno a come la società li vede o vuole vederli. Facebook, che col suo miliardo di frequentatori è forse la principale piattaforma globale di connessione tra gli esseri umani, lo ha già capito, e infatti offre circa 60 opzioni diverse per identificare il genere dei propri utenti. Ammesso che vogliano farlo. Sui nostri passaporti, invece, è ancora obbligatorio indicare il sesso maschile o femminile, e uno dei primi atti del presidente Trump è stato annullare il provvedimento con cui il suo predecessore Obama aveva garantito protezione ai membri della comunità LGBTQ, ad esempio consentendo loro di andare nei bagni che ritengono più affini alla propria natura.

La lotta per l’affermazione dei diritti sessuali è antica, e negli Stati Uniti ha vissuto anche momenti violenti, come la storica rivolta allo Stonewall Inn del Greenwich Village nel 1969. La sentenza Obergefell v. Hodges, con cui il 26 giugno 2015 la Corte Suprema ha riconosciuto i matrimoni gay, ha costituito una pietra miliare, ma ormai siamo già oltre. Nel 2014 Time aveva pubblicato un’altra copertina scandalo intitolata «The Transgender Tipping Point», sostenendo che dopo l’accettazione dei gay, l’America era pronta anche alla svolta nei confronti dei suoi cittadini trans, stimati in circa un milione e mezzo di persone.

Obama aveva voluto che alla Casa Bianca si costruisse un bagno aperto a tutti i sessi, come peraltro succede già in tutte le nostre case, e questo voleva essere un segno dei tempi che cambiano. Poi l’8 novembre scorso Donald Trump ha vinto le elezioni, e alcuni analisti democratici hanno attribuito la sconfitta di Hillary Clinton anche al fatto di essere andati troppo avanti sui temi sociali: «Gli americani non sono ancora pronti a condividere i bagni».

La spaccatura è molto profonda. Da una parte ci sono i liberal, che considerano la storia come un progresso lineare e sono certi del punto di approdo, nonostante la battuta d’arresto rappresentata dall’elezione di Trump. Dall’altra ci sono i conservatori, ispirati in larga parte anche dalla dottrina religiosa, secondo cui Dio ha pensato il sesso come uno strumento per la riproduzione, e quindi chiunque lo pratica senza questo scopo, etero, omo, trans, commette un peccato.

I giovani «fluid» però sono oltre simili logiche. Criticano anche i gay e i trans che hanno basato le loro lotte sul diritto di affermare l’omosessualità e il cambio di sesso, perché si tratta comunque di scelte definitive. Sfidano la società con la determinazione a decidere il proprio destino, non sono più isolati grazie ai social, solidarizzano tra loro accettando qualunque scelta degli altri, ma per prevalere dovranno prima sconfiggere chi l’8 novembre ha votato Trump come reazione a questo nuovo mondo.