giovedì 6 aprile 2017

Morte e ricordo: i custodi delle (buone) memorie

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6 APRILE 2017 | di Silvia Morosi e Paolo Rastelli | @MorosiSilvia @paolo_rastelli

Il cimitero americano di Omaha Beach, in Normandia
Il cimitero americano di Omaha Beach, in Normandia

«Togli qualsiasi cosa che non vorresti vedere restituita alla tua famiglia se tu fossi un soldato». Era questo il motto ufficioso dell’unità dell’esercito americano che durante la Seconda Guerra Mondiale aveva il compito di recuperare gli effetti personali dei soldati uccisi. Per farli avere a mogli, madri, figli e padri che in patria aspettavano di ricevere quel minimo conforto che può venire dal toccare gli oggetti di una persona amata che non c’è più. Questa unità era chiamata Effects Bureau, Ufficio effetti, ed era alle dipendenze del Deposito del commissariato di Kansas City.

Migliaia di pacchi – Pochestorie ne ha appreso l’esistenza nel libro Una guerra al tramonto, l’ultimo volume della «Trilogia della liberazione» di Rick Atkinson che lo descrive così:

«Un enorme magazzino al 601 di Hardesty Avenue, appena sotto una grande insenatura del fiume Missouri. Da modesta impresa avviata con una mezza dozzina di impiegati nel febbraio del 1942, si era ampliato fino ad avere oltre mille dipendenti e, nell’agosto del 1945, gestiva 60mila spedizioni al mese, ciascuna contenente gli effetti personali degli americani morti in sei continenti».
Il deposito centrale aveva ovviamente degli omologhi in ogni teatro di operazioni in cui erano impegnati i soldati Usa: qui la descrizione della succursale francese dell’Ufficio effetti, pubblicata sulla Quastermaster Review del settembre-ottobre 1945.

Artiglieri americani si preparano a sparare sulle linee tedesche (Wikipedia)
Artiglieri americani si preparano a sparare sulle linee tedesche (Wikipedia)

Ripulitura – L’Ufficio effetti non aveva solo un compito di recupero delle proprietà dei caduti, ed eventualmente anche di identificazione delle salme (come si può vedere qui, nella riproduzione di un modulo ufficiale compilato per la salma di un soldato sconosciuto ritrovata in Belgio), ma anche quello di «ripulire» in tutti i sensi, reale e figurato, gli oggetti personali. Via le macchie di sangue  dalle uniformi, via la corrosione cadaverica dalle buffetterie, via le giubbe a brandelli che suggerivano immagini di ferite spaventose inferte alla carne dei propri cari. Ma, essendo la natura umana quella che è, via anche le fotografie pornografiche, via le lettere a una fidanzata di guerra che avrebbero potuto rendere ancora più cocente il dolore di una vedova, via i documenti segretati che mai e poi mai dovevano essere visti dal comune cittadino americano.

Spade e fisarmoniche – «Nel corso degli anni – scrive ancora Atkinson – gli ispettori dell’Ufficio effetti avevano trovato tappeti, spade nemiche, una mitragliatrice tedesca, una fisarmonica italiana, un sacchetto da tabacco pieno di diamanti, zanne di tricheco, una testa rinsecchita, una zattera giapponese». Di lavoro, l’Ufficio effetti ne aveva non poco. Solamente dall’Europa sarebbero arrivate 82.357 salme di soldati americani, tanti ma tuttavia solo una frazione dei 270 mila morti in tutti i teatri di operazione. Non furono poche le famiglie che scelsero di lasciare i loro cari a riposare accanto ai commilitoni, come si può intuire visitando  il cimitero americano dietro la spiagga normanna di Omaha. Il rimpatrio di ogni cadavere comportò un costo medio per il governo di 564,50 dollari. In Europa le esumazioni iniziarono nel luglio del 1945:
«Ogni tomba veniva aperta a mano, senza usare macchinari, i resti spruzzati con una miscela da imbalsamazione, di formaldeide, cloruro di alluminio, gesso di Parigi, legno in polvere e argilla. Avvolto in una coperta, ciascun corpo veniva quindi deposto su un cuscino in una cassa di metallo foderata di raso di rayon».

Un soldato addetto al servizio mortuario esamina gli effetti personali di un caduto (Centro di ricerca sanitaria dell'Us Army )
Un soldato addetto al servizio mortuario esamina gli effetti personali di un caduto (Centro di ricerca sanitaria dell’Us Army )

Morale e democrazie – L’esercito americano non era ovviamente l’unico ad avere un Ufficio effetti, la cui esigenza appare ovvia dopo un minimo di riflessione: la guerra di massa comporta uccisioni in massa, che in qualche modo devono essere gestite, soprattutto nei Paesi democratici dove l’appoggio della popolazione è indispensabile allo sforzo bellico. Occuparsi dei caduti, sotto tutti i punti di vista, è essenziale per il morale. E poichè ogni esercito è un’organizzazione altamente burocratica e autoreferenziale, che tende a regolamentare ogni minimo aspetto della vita individuale di chi ne fa parte, è ovvio che anche la morte e il dopo-morte ricevano un’attenzione adeguata.

Adeguamenti nella Raf – Nella Royal Air Force (Raf), l’aviazione britannica, l’equivalente dell’Ufficio effetti era chiamato (alquanto bizzarramente) Commissione di adeguamento. Molti aviatori britannici, soprattutto quelli degli aerei da bombardamento, venivano abbattuti in territorio nemico: ogni giorno la Commissione provvedeva a svuotare gli alloggi degli equipaggi morti per fare posto ai rimpiazzi. Ne scrive Kate Atkinson in Un dio in rovina, un romanzo bellico molto ben documentato dal punto di vista storico e, a parere di chi scrive, davvero strepitoso: non solo sulla Seconda guerra mondiale ma anche sulla vita, la morte, l’amore, la memoria e sulle infinite sliding doors che aspettano ciascuno di noi.

Un bombardiere britannico Halifax si prepara al decollo
Un bombardiere britannico Halifax si prepara al decollo

A pensare è il protagonista del romanzo, Teddy Todd, un pilota del Comando bombardieri della Raf: «Se lui fosse morto, la Commissione di adeguamento – che eufemismo ridicolo – avrebbe mandato qualcuno a prelevare tutta la sua roba, tenendo da parte qualunque oggetto che potesse minimamente turbare una madre o una moglie: fotografie sconce, lettere ad «altre» donne, o preservativi. Teddy non aveva nulla da nascondere, o meglio, non aveva prove tangibili di nessuna sua indiscrezione. Certe volte si domandava che fine facessero quegli oggetti espunti da una mano pietosa. Venivano gettati via) Oppure esisteva, chissà dove, un archivio dei segreti scomodi? Non l’avrebbe mai scoperto».