martedì 11 aprile 2017

Minacce a Napoleone e consorte, preso il corvo ma inviava mail

lastampa.it
laura aguzzi



Per lo meno non l’avrà fatto per invidia di non essere Imperatore. Lui, l’uomo che si permetteva di insultare Napoleone e consorte è finalmente assicurato alla giustizia. No, non quella divina. Anche se il dubbio visto l’arco di tempo trascorso è comprensibile. Parliamo della giustizia di questa Terra, della polizia francese per l’esattezza: già, perché a dire il vero le minacce “disgustose e irripetibili” all’indirizzo di Napoleone e consorte arrivavano via mail. D’accordo, dev’esserci qualcosa che non torna in questa storia... Di cosa diavolo stiamo parlando? 

Giù la maschera, il Napoleone di cui parliamo non è il vero figlio corso di Carlo Maria Buonaparte e Maria Letizia Ramolino, l’imperatore dei francesi dal 1804. Piuttosto è Frank Samson, di professione avvocato, interprete nel 2015 del Bonaparte nella maestosa rievocazione storica nel bicentenario della battaglia di Waterloo. Evento capace di mobilitare oltre settemila comparse e smuovere una folla di pubblico e curiosi. Prima di quell’evento, all’incirca nel febbraio 2014, il signor Samson-Bonaparte era stato oggetto di una serie di mail minacciose e infamanti, inviate da un anonimo e misterioso “corvo”. Forse per l’invidia per il momentaneo ritorno in auge dopo l’Elba? L’indagine lo esclude. 
Insulti, minacce, offese, diretti non solo a Napoleone ma alla stessa imperatrice.

Un fatto increscioso che aveva spinto Samson a mettere una taglia sulla testa del “corvo” (o meglio sulla sua identità) e, meno aristocraticamente, a denunciare il fattaccio alla polizia postale. «Discretamente ma efficacemente la polizia ha fatto il suo lavoro - racconta oggi Samson-Bonaparte sulla sua bacheca Facebook, seguita da appassionati di rievocazioni e curiosi - Abbiamo identificato il corvo!» esulta. 



Non ci è dato sapere di chi si tratti. Quello che è certo però è che non si tratterebbe di qualcuno addentro al mondo delle rievocazioni storiche. Se questo dato rincuora il buon Samson, non più in timore di possibili tradimenti politici, delude i fan sfegatati della dietrologia. Immaginate che bello se fosse stato un suo prossimo generale a tradirlo! Quante storie, quante possibili spiegazioni, sotterfugi... La lezione però l’abbiamo imparata da piccoli: «La Storia non si fa con i se e con i ma». 

Dovremmo dunque accontentarci di immaginare piccole invidie personali sul posto di lavoro e non grandi ideali sul campo di battaglia. Sembra infatti che questo “corvo” fosse in realtà un collega del Bonaparte-Samson. Sia quel che sia, la banalità delle perfidie quotidiane non ci permetterà di dimenticare la grandeur del Bonaparte. Questa volta a Waterloo ha avuto la sua rivincita. Almeno sul corvo.