mercoledì 26 aprile 2017

Ma la Corea del Nord potrebbe davvero affondare la portaerei Usa?

ilgiornale.it
Franco Iacch - Mar, 25/04/2017 - 12:40

Un attacco missilistico della Corea del Nord avrebbe scarse probabilità di successo, un raid aereo non avrebbe scampo. I sottomarini rappresentano una minaccia reale per la portaerei USS Vinson


“Dove si trova la nostra portaerei più vicina?”.
E’ questa la prima domanda che gli analisti ed i militari americani si pongono ogni volta che scoppia una crisi internazionale. Le portaerei rappresentano un’essenziale piattaforma nello scacchiare geopolitico della proiezione globale americana. Agendo da acque internazionali, gli USA proiettano la propria potenza senza alcun tipo di autorizzazione. Tale principio andrebbe certamente rivisto qualora scoppiasse un conflitto con le superpotenze che hanno specificatamente sviluppato asset carrier killer. Il riferimento al DF-21D cinese o al russo SS-N-19 Shipwreck, ad esempio, non è casuale. Un contesto ipersonico, riscriverà nuovamente la strategia anti-accesso e negazione d’area (si cercano alternative dottrinali alla definizione strategica A2/AD ritenuta ormai superata).
La portaerei USS Carl Vinson CVN-70, qualora scoppiasse un conflitto con la Corea del Nord, potrebbe essere colpita, danneggiata o addirittura affondata?
Negli Stati Uniti si stanno svolgendo svariati wargame per ipotizzare tutti i possibili scenari. Così come abbiamo detto in precedenza, un conflitto con la Corea del Nord è un’opzione abbastanza remota poiché si tramuterebbe in nucleare in pochissimi istanti. Soffermiamoci, però, sulla esclusiva capacità di sopravvivenza del vettore Usa, definito uno “sporco animale” dalla retorica di Pyongyang. Secondo gli analisti americani, la Corea del Nord non riuscirebbe ad affondare la USS Carl Vinson classe Nimitz. Escludiamo volutamente l’opzione nucleare.
Sappiamo che il Gruppo da Battaglia della USS Carl Vinson è rotta verso la penisola coreana. La Vinson è scortata dall’incrociatore lanciamissili classe Ticonderoga USS Lake Champlain CG-57 e dalle cacciatorpediniere classe Arleigh A. Burke USS Wayne E. Meyer DDG-108 e USS Michael Murphy DDG-112 (dedicata al Seal Michael Murphy, Medaglia d’Onore). Due cacciatorpediniere giapponesi classe Atago, la JS Ashigara DDG-178 e la capofila DDG-177 Atago si sono unite al Carrier Battle Group, gruppo da battaglia e supporto a difesa del vettore. Due i sottomarini d’attacco a protezione della Vinson.

Missili antinave: scarsissime possibilità di successo

E’ senza dubbio il modo migliore per affondare una portaerei. Il 15 aprile scorso, durante la maestosa parata per il Giorno del Sole, la più importante festa nazionale della Corea del Nord, Pyongyang ha mostrato una copia del missile Kh-35. Svelato nel 2014, è la copia indigena del missile antinave subsonico russo Zvezda Kh-35U, che equipaggia il sistema di difesa costiera GRAU 3K60 Bal, designato dalla NATO come SSC-6 Sennight. In servizio con le Forze armate russe dal 2008, è in grado di colpire obiettivi situati fino a 120 km di distanza e di lanciare l’intera salva di 32 missili con un intervallo massimo di tre secondi. La salva di 32 missili, schierati su quattro lanciatori collegati in rete, è considerata efficace per distruggere un completo gruppo navale statunitense. I sistemi Bal sono operativi a difesa della Flotta del Baltico, tuttavia la copia nord coreana non è ritenuta alla stregua di quella russa per autonomia e sistemi primari.

Le varianti nordcoreane dello Styx di fattura sovietica sono ritenute alla mercé delle contromisure elettroniche e difensive del Gruppo da Battaglia, sebbene un tale scenario non sia mai stato realmente testato. Il programma KN-17, infine, è ad uno stato embrionale. Il problema principale per tali asset è determinato dal limitato raggio dei radar terrestri. L’episodio della posizione della Vinson orchestrato ad arte ha dimostrato (se mai ce ne fosse bisogno), che il Nord non ha una capacità di identificazione e discriminazione della minaccia esterna che gli assicurerebbe, invece, una rete satellitare. Quest’ultima è ritenuta fuori dalla portata della tecnologia del regime.

Raid aereo: nessuna possibilità di successo

E’ quello più improbabile, poiché l'intera capacità aerea della Corea del Nord non può competere con quella imbarcata sul vettore statunitense e con la schermatura del Gruppo da Battaglia. Anche se una flotta di quaranta velivoli tra quelli ritenuti in grado di alzarsi in volo, si dirigesse contro la Vinson, si tramuterebbe con una certezza quasi assoluta in una missione senza ritorno. Sarebbe certamente rilevata ed ingaggiata dalle squadriglie CAP della Vinson.
Probabilmente nessuno dei MiG-29 e Su-25, le piattaforme più moderne ritenute in grado di volare, ritornerebbe in Corea del Nord. Il loro impiego a supporto delle truppe terrestri, sarebbe ben più utile. Se, infine, uno o più MiG-29/Su-25 riuscissero a superare sia la difesa aerea Aegis che i caccia F/A-18 e lanciare un qualche tipo di sistema d’arma contro la portaerei, non riuscirebbero ad affondare il vettore da centomila tonnellate. Il Pentagono non ritiene reale una minaccia missilistica antinave a causa della tecnologia Air Launched Cruise Missile non ancora sviluppata. Un missile da crociera antinave vola vicino al livello del mare al fine di evitare il rilevamento. Questo profilo di volo rende i missili difficili da intercettare anche per la velocità finale di impatto. Anche se esistessero, non sarebbero paragonabili ai sistemi russi o cinesi.

Sottomarini: esito incerto

I sottomarini sono la nemesi delle portaerei. Portiamo alcuni esempi.
Nel corso della seconda guerra mondiale, non meno di diciassette portaerei furono affondate dai sottomarini, otto da quelli americani. Tuttavia l'episodio storico che viene sempre ricordato non è quello della seconda guerra mondiale, ma della guerra delle Falkland. Questo breve, ma aspro conflitto nei primi anni ‘80, ad esempio, ha poi avuto un impatto fuori misura sullo sviluppo navale della strategia cinese (ancora oggi presente nei testi accademici di riferimento). Quell’episodio dimostrò l’efficacia delle tattiche adottate dal sottomarino nucleare britannico HMS Conqueror che, senza mai essere stato rilevato, riuscì ad affondare l’incrociatore leggero General Belgrano. Ovviamente la Marina argentina non può essere paragonata alla US Navy.
Nel marzo del 2015 emerse per pochissime ore sulla rete un rapporto a cura del Ministero della Difesa francese sulle esercitazioni COMPTUEX 2015 tra il Gruppo di Battaglia della portaerei Theodore Roosevelt ed il sottomarino classe Rubis S-602 Safir. Il resoconto di quelle esercitazioni sono state ritenute scioccanti per il semplice motivo che un solo sottomarino riuscì ad affondare la metà delle navi americane, portaerei compresa. Il rapporto è stato immediatamente dal Ministero della Difesa francese, ma non sfuggì ai media cinesi che analizzarono l’episodio in un approfondimento dal titolo “A Single Nuclear Submarine Sinks Half of an Aircraft Carrier Battle Group”.
“Il Gruppo da Battaglia di una Portaerei è un sistema armonizzato composto da una difesa multilivello ed altamente efficiente. Eppure, il rapporto francese (quindi con un ragionevole grado di credibilità) dimostra le capacità dei sottomarini nucleari nella Modern Warfare navale. A parità di formazione (quindi molto elevata) sono proprio i sistemi d’arma a fare la differenza. I sottomarini nucleari d’attacco classe Rubis, sono tra i più piccoli del mondo. I classe Los Angeles, per fare un confronto, sono grandi tre volte tanto. La potenza navale degli Stati Uniti non ha eguali nel mondo, ma il nostro obiettivo è quello di sfruttare le crepe della loro (non sempre) impenetrabile armatura”.
Ovviamente ci sono altri fattori da considerare. La rilevazione aerea è efficace in alcuni contesti operativi, ma non per tutti. Le enormi dimensioni di un Gruppo da Battaglia USA rappresentano un facile obiettivo anche alle lunghe distanze, mentre i sistemi antisom sono controproducenti in quanto inquinano l’ambiente acustico quando non si affonda il sottomarino al primo colpo.
La Corea del Nord non possiede i sottomarini francesi e non è la Cina, ma è una minaccia da non sottovalutare.
Pyongyang dovrebbe possedere circa 70 sottomarini di diverse dimensioni. Secondo le informazioni ufficiali, la flotta dovrebbe essere composta da venti battelli classe Romeo, quaranta classe Sang-O/II e dieci mini sottomarini classe Yono. Soltanto una manciata sarebbero stati riconvertiti per la tecnologia SLBM. Il Pentagono ritiene operativi 40 sottomarini. Abbiamo già analizzato le caratteristiche dei sottomarini della Corea del Nord, quindi soffermiamoci sul reale successo di un attacco.
Sintetizzando al massimo: i sottomarini della Corea del Nord, ritenuti rumorosi quindi rilevabili, dovrebbero avvicinarsi al vettore, sfuggire alla rete di rilevamento ed attendere in silenzio il momento per lanciare i siluri, 35 miglia al massimo. Da non dimenticare che portaerei e Gruppo da Battaglia sono in costante movimento. Sarebbe opportuno rilevare che nessuna portaerei è stata mai colpita da un siluro moderno.
Conosciamo parzialmente i test sulla USS America, ma nessuno sa come si comporterebbe un vettore classe Nimitz se venisse colpito. In linea teorica, un gruppo di difesa ha il compito di impedire ai sottomarini nemici di assumere una posizione d’attacco entro le schermo utile. Molteplici i sistemi sviluppati per la rilevazione acustica dei sottomarini nemici, ma un attacco a branco (il riferimento alla Rudeltaktik è voluto) rappresenta una minaccia reale contro una qualsiasi formazione di superficie. Sebbene esistano dei sistemi specificatamente progettati per confondere il sistema di guida dei siluri, ancora oggi l’opzione migliore è quella di impedire alle piattaforme nemiche di avvicinarsi abbastanza per lanciare in modo affidabile i siluri.