venerdì 7 aprile 2017

Le fotografie inedite del Terzo Reich negli album nascosti del feldmaresciallo

corriere.it
di Antonio Carioti

Le distruzioni nella campagna di Russia, la parata del 1939 con Hitler, i civili terrorizzati: gli scatti della macchina da guerra nazista contenuti nella collezione privata di Wolfram von Richthofen, alto ufficiale dell a Luftwaffe e cugino del famoso Barone Rosso

Gli album del feldmaresciallo

Gli album del feldmaresciallo

Immagini di morte e distruzione nell’Unione Sovietica del 1941, invasa dal Terzo Reich. Carri armati distrutti. Prigionieri russi umiliati e destinati a una sorte tremenda. Civili terrorizzati. Il piglio marziale di ufficiali tedeschi convinti di appartenere a una razza superiore. Tutto ciò è testimoniato dagli scatti inediti pubblicati dal quotidiano britannico «Daily Mail», che erano contenuti in due album del feldmaresciallo Wolfram von Richthofen, alto ufficiale dell’aeronautica nazista (Luftwaffe) e cugino del famoso asso della Prima guerra mondiale Manfred von Richthofen, il «Barone Rosso». Le foto in parte si riferiscono alla fase iniziale dell’invasione tedesca dell’Urss, cominciata il 22 giugno 1941, in parte riguardano l’esperienza di von Richthofen nella precedente guerra di Spagna (1936-1939). Qui sopra, un carro armato dell’Armata rossa distrutto a Kuznica, centro abitato oggi in territorio polacco, ma all’epoca occupato dai sovietici in seguito alla spartizione della Polonia tra Urss e Terzo Reich avvenuta nel 1939 per via del patto Molotov-Ribbentrop


La Luftwaffe

La Luftwaffe

Nato il 10 ottobre 1895, il giovane aristocratico Wolfram von Richthofen (nella foto) intraprese presto la carriera nell’esercito imperiale tedesco, seguendo le tradizioni famigliari. Ufficiale di cavalleria, durante la Prima guerra mondiale partecipò all’invasione del Belgio, nel 1914, e fu decorato con la Croce di ferro di seconda classe. Passò nel 1917 in aeronautica al fianco di suo cugino Manfred von Richthofen, detto il Barone Rosso dal colore del suo velivolo: era il più valoroso aviatore tedesco dell’epoca, con ben 80 aerei nemici abbattuti. I due volavano insieme sui rispettivi caccia il 21 aprile 1918, quando Manfred fu colpito e morì proprio per aver cercato di proteggere l’inesperto cugino, che era alla sua prima missione, durante un combattimento con velivoli britannici. Wolfram sopravvisse al primo conflitto mondiale e con l’ascesa del nazionalsocialismo andò a ricoprire ruoli sempre più importanti nell’arma aerea del Terzo Reich, la Luftwaffe. Partecipò con un ruolo di primo piano alla guerra di Spagna, in appoggio alle forze franchiste contro la Repubblica, e poi alle principali campagne del secondo conflitto mondiale. Promosso feldmaresciallo nel 1943, si ammalò di cancro al cervello e dovette abbandonare il servizio nel 1944. Il tumore lo uccise in Austria poche settimane dopo la fine delle ostilità, il 12 luglio 1945, mentre era prigioniero degli americani.


I prigionieri sovietici

I prigionieri sovietici

Prigionieri sovietici evacuati da un villaggio dato alle fiamme dai tedeschi. L’aggressione nazista contro l’Urss ebbe inizialmente un notevole successo: le truppe di Adolf Hitler avanzarono in profondità nel territorio invaso, catturando un gran numero di nemici.


Il figlio di Stalin

Il figlio di Stalin

Il prigioniero sovietico ritratto in questa foto è Jakov Džugašvili (1907-1943), figlio di Stalin (il cui nome anagrafico era Iosif Džugašvili) e della sua prima moglie Ekaterina Svanidze, morta di tifo pochi mesi dopo il parto. Jakov, in cattivi rapporti con il padre (poi risposatosi con Nadežda Allilueva), era un ufficiale di artiglieria. Venne catturato dai tedeschi il 7 luglio 1941 e morì nel lager di Sachsenhausen, in circostanze mai chiarite, il 14 aprile 1943. Si dice che Stalin (1879-1953) abbia rifiutato lo scambio tra suo figlio e qualche famoso prigioniero tedesco.


Una distesa di soldati

Una distesa di soldati

Questa immensa distesa di soldati sovietici catturati dai tedeschi dà un’idea delle terribili perdite subite dall’Armata Rossa. Si calcola che i nazisti presero sul fronte orientale un numero di prigionieri tra i 4,5 e i 5 milioni, la maggior parte dei quali, circa 3,3 milioni, perì a causa delle durissime condizioni di detenzione.


Il gattino nello stivale

Il gattino nello stivale

Il gattino che spunta dallo stivale di un militare tedesco è un’immagine tenera che spicca in mezzo a tanta violenza.


I carri armati sovietici distrutti

I carri armati sovietici distrutti

Carri armati sovietici distrutti e incendiati. Sin dai primi giorni dell’offensiva i tedeschi furono sorpresi dall’efficienza dei mezzi corazzati nemici, in particolare i famosi T-34, che superavano per prestazioni i loro Panzer. La scelta compiuta da Stalin di concentrare ogni energia dell’Urss nello sviluppo dell’industria bellica finì per rivelarsi pagante.


Le strade devastate

Le strade devastate

Un altro problema per gli invasori fu lo stato fatiscente delle strade sovietiche, che rallentò l’avanzata delle forze motorizzate tedesche.


Le donne bolsceviche

Le donne bolsceviche

Un gruppo di donne «bolsceviche» fatte prigioniere dai tedeschi. In effetti l’Armata Rossa comprendeva numerose unità femminili.


Verso il lavoro forzato

Verso il lavoro forzato

Colpiscono i volti sorridenti di questi ebrei condotti da tedeschi al lavoro forzato con i vestiti marchiati. I maschi adulti delle comunità israelitiche vennero sfruttati in molti casi per operazioni di sterro, di sgombero delle macerie o di sminamento. Terminato il loro compito, spesso venivano soppressi.


Il comandante Francisco Franco

Il comandante Francisco Franco

Qui facciamo un passo indietro. Siamo in Spagna durante la guerra civile: al centro in primo piano c’è Francisco Franco (1892-1975), comandante delle forze nazionaliste e futuro dittatore; dietro di lui, subito a sinistra, vediamo von Richthofen. L’ufficiale tedesco fu prima capo di stato maggiore e poi comandante della Legione Condor, il corpo di aviazione inviato da Adolf Hitler in appoggio alle truppe franchiste. Da notare sulla destra due appartenenti alle temute unità militari marocchine che combattevano per i nazionalisti spagnoli contro la Repubblica.


Il saluto con Hitler

Il saluto con Hitler

Qui siamo nel 1939 a Berlino: Hitler e von Richthofen si salutano in occasione della parata militare tenuta il 6 giugno per festeggiare la Legione Condor, tornata in Germania dopo la vittoria di Franco nella guerra civile spagnola.


A Berlino, nel 1939

A Berlino, nel 1939

Ancora Hitler e von Richthofen alla parata del 1939 a Berlino. Il cugino del Barone Rosso dirigeva le operazioni aeree della Legione Condor quando nel 1937 i suoi velivoli colpirono la città basca di Guernica, un crimine di guerra del quale il prossimo 26 aprile ricorre l’ottantesimo anniversario. Le bombe tedesche uccisero centinaia di civili e il grande pittore spagnolo Pablo Picasso (1881-1973) prese spunto dalla strage per dipingere il suo famoso capolavoro intitolato appunto «Guernica».


Il palco della parata

Il palco della parata

Il palco della parata di Berlino nel giugno 1939. Von Richthofen venne nominato comandante supremo della Legione Condor nell’ottobre 1938, ma già in precedenza aveva avuto un ruolo di vertice. La guerra di Spagna terminò nel marzo 1939.


Con Hitler e Goering

Con Hitler e Goering

Siamo sempre alla parata berlinese del giugno 1939. Da sinistra in primo piano vediamo Hitler, poi il personaggio sovrappeso con in mano il bastone da maresciallo è Hermann Goering (1893-1946), comandante supremo della Luftwaffe che fu condannato dagli Alleati al processo di Norimberga e morì suicida prima dell’esecuzione. La carriera di von Richthofen (primo da destra in questa foto) trasse senza dubbio vantaggio dal fatto che Goering, gerarca nazista tra i più importanti, fosse stato comandante della sua squadra aerea nell’ultimo periodo della Prima guerra mondiale.


La stretta di mano

La stretta di mano

Von Richthofen stringe la mano a Hitler. Accanto a loro i personaggi più importanti dello stato maggiore tedesco. Dovrebbe trattarsi ancora della parata di Berlino, ma nella didascalia è indicato il nome di Orléans, città della Francia.


In picchiata

In picchiata

Bombardieri in picchiata tedeschi Henschel 123. Von Richthofen contribuì alla progettazione di diversi aerei della Luftwaffe, tra cui i famosi bombardieri Stuka.


La campagna contro l’Urss

La campagna contro l’Urss

Siamo di nuovo in Russia. In primo piano, von Richthofen durante i primi giorni della campagna militare contro l’Urss. Il cugino del Barone Rosso, divenuto generale per i suoi meriti nella guerra di Spagna, partecipò alle invasioni della Polonia e della Francia, poi alla battaglia d’Inghilterra, persa dalla Luftwaffe contro l’aviazione britannica (Royal Air Force), e alla campagna nei Balcani. In Russia fu inizialmente al comando dell’VIII Corpo aereo e poi di una Flotta aerea. Fu nominato feldmaresciallo nel febbraio 1943.


Con Kesserling

Con Kesserling

Von Richthofen (a destra) con il feldmaresciallo Albert Kesselring (1885-1960). I due alti ufficiali dell’aeronautica nazista collaborarono sul fronte russo e poi su quello italiano, dove Kesselring fu a lungo comandante di tutte le forze armate tedesche. Von Richthofen venne trasferito in Italia dalla Russia nel giugno 1943, poi abbandonò il comando della 2ª Flotta aerea per ragioni di salute nell’ottobre 1944.


Il generale Hoth

Il generale Hoth

A sinistra, il generale tedesco Hermann Hoth (1885-1971), comandante di forze corazzate, che fu condannato a 15 anni di carcere per crimini di guerra dopo la fine del conflitto, ma venne poi liberato dopo sei anni.


Col generale Busch

Col generale Busch

Von Richthofen (a sinistra) con il generale Ernst Busch (1885-1945), che fu nominato feldmaresciallo nel gennaio 1943.


«Franchi tiratori»

«Franchi tiratori»

La didascalia definisce questi prigionieri sovietici «franchi tiratori», cioè probabilmente partigiani. Colpiscono i tratti somatici asiatici di molti di loro. Potrebbero forse essere tartari di Crimea, zona dove peraltro von Richthofen cominciò ad operare solo nell’aprile 1942.


In marcia con le mani in alto

In marcia con le mani in alto

Prigionieri sovietici catturati dai tedeschi e costretti a marciare con le mani in alto.


Merkinè.

Merkinè

Una veduta aerea della città di Merkinè, oggi in Lituania, dove il 10 settembre 1941 854 ebrei vennero trucidati dai nazisti e dai collaborazionisti lituani in un boschetto nei pressi del cimitero israelitico. Durante l’invasione dell’Urss centinaia di migliaia di ebrei vennero eliminati nelle esecuzioni di massa compiute dagli Einsatzgruppen (reparti operativi) delle SS, spesso con l’aiuto di elementi ucraini e baltici.


Il paesaggio lunare

Il paesaggio lunare

Una veduta aerea del paesaggio lunare creato dal martellamento dell’artiglieria tra le città russe di Smolensk e Vjazma, che furono teatro di fallite controffensive sovietiche tra luglio e ottobre del 1941. Azioni che costarono all’Armata Rossa perdite immense, ma le consentirono di rallentare l’avanzata nemica e di preparare la vittoriosa difesa di Mosca, tra novembre e dicembre del 1941, che segnò la prima pesante disfatta tedesca nella Seconda guerra mondiale.


La pesca con le bombe a mano

La pesca con le bombe a mano

Ufficiali tedeschi si divertono a pescare usando le tipiche bombe a mano con il manico.


La pesca con le bombe a mano

La pesca con le bombe a mano

Un’altra scena di pesca con le bombe a mano.