sabato 1 aprile 2017

L’attenuante del rompiscatole

corriere.it
di Massimo Gramellini

Un ex tipografo è stato condannato a soli sei anni e tre mesi per l’assassinio della moglie in quanto la vittima era una solenne rompiscatole e la sera prima gli aveva gridato: «Tu non vali niente, qui comando io». Non si tratta di un pesce d’aprile, anche perché nell’era della post-verità le notizie fasulle sguazzano già tutto l’anno e il primo aprile semmai si prendono una pausa. Un giudice — una giudice donna — ha realmente concesso l’attenuante della provocazione a un uxoricida di Gioia del Colle, in provincia di Bari, alla luce delle testimonianze che descrivevano sua moglie come un modello particolarmente efficace di trapano ricaricabile. Persino i figli, in una lettera indirizzata al padre in carcere, oltre a perdonarlo hanno ammesso di comprenderlo.

La vicenda pugliese avrà le sue specificità, ma se passasse il principio che la natura bisbetica del coniuge o del collega configura un’attenuante, in poche ore l’Italia si trasformerebbe nel teatro di una strage. Suscita più di qualche preoccupazione il pensiero che la vita delle persone possa cambiare valore a seconda del loro carattere. Ergastolo quando la vittima è un santo. Se invece è un tipo insolente bastano vent’anni, ma la pena può essere ridotta a dieci in caso di comportamenti sistematicamente acidi. Se poi è un reiterato frullatore, il tariffario penale scende fino a sei anni e qui mi fermo perché sto diventando un po’ troppo indisponente e non vorrei che qualche lettore pensasse di potermi fare fuori gratis.

1 aprile 2017 (modifica il 1 aprile 2017 | 07:12)